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Empoli

«Morte della vigilessa, causa non certa»

«Morte della vigilessa, causa non certa»

La relazione del perito della Procura sul decesso dell’empolese Sandra Mariani avvenuto un anno fa

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EMPOLI. Sandra Mariani, la vigilessa di 47 anni originaria di Follonica, abitante a Empoli e in servizio a Lastra a Signa, era morta a causa di una «gravissima emorragia cerebrale», verosimilmente ma non sicuramente causata da un’infezione intestinale, riferibile all’ingerimento di liquidi piuttosto che di solidi, iniziata in un momento non precisabile. Si è trattato di «un epifenomeno non prevedibile e dunque non prevenibile» e il comportamento dei sanitari che ebbero in cura la donna non è censurabile.

A quasi un anno dal decesso della donna, avvenuto il 24 agosto dell'anno scorso, il medico legale incaricato dalla Procura, il dottor Marco Di Paolo, ha depositato le conclusioni della perizia. È il caso della cena sospetta alla festa del Pd di Follonica, di quella carne mangiata dalla donna e dai suoi familiari (che pure si erano sentiti male), delle dichiarazioni che avevano provvisoriamente indirizzato le indagini verso la somministrazioni dei pasti e sul decorso ospedaliero; all’epoca era stato iscritto nel registro degli indagati il segretario del Pd di Follonica, Gesuè Ariganello.

L’autopsia non consente a Di Paolo di raggiungere certezze sulla genesi. Il medico legale ripercorre a ritroso l’evento, ricordando che i casi che si configurano come Seu (sindrome uremico-emolitica) causano un deterioramento della funzionalità renale dal quale discendono complicazioni che, purtroppo spesso, possono avere un esito infausto. Per Sandra Mariani - e comunque in tanti altri casi similari - l’identificazione della causa non è possibile. Lo specialista avanza l'ipotesi di un'infezione intestinale provocata da germi produttori di tossine ma precisa che mancano le prove e che la causa potrebbe benissimo essere un'altra. A Di Paolo mancano i riscontri diretti su cibo e bevande consumati, anche perché il decesso avvenne il 24 mentre la cena era stata consumata il 16 agosto. Di Paolo spiega anche che non si può stabilire il momento in cui la probabile infezione era iniziata: potrebbe risalire a periodi precedenti, anche di molto rispetto alla comparsa dei sintomi. E il veicolo potrebbe essere stato anche un cibo liquido, non solo uno solido.

Di stabilire un nesso tra il cibo ingerito alla sagra e la morte il medico non se la sente: non ci sono basi scientifiche. Di Paolo risponde poi anche a quella parte del quesito che chiedeva di far luce sul percorso sanitario di Sandra Mariani. Secondo l’esperto dell'Università di Pisa, i sanitari che la ebbero in cura attuarono le terapie opportune, agendo sul sintomo. Ma anche se avessero isolato il batterio causa della malattia, non avrebbero dovuto tenere un comportamento diverso: le terapie furono corrette. La Procura deve adesso decidere come portare avanti l'azione penale. È facile pensare che comunque una richiesta di archiviazione potrebbe incontrare l'opposizione dei familiari di Sandra, che potrebbero chiedere al giudice di valutare l'opportunità di far eseguire altri accertamenti.

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di Redazione Pisa