La manifestazione
Fuori dai progetti migliori
Il nostro territorio senza i fondi per il Sistema di protezione
L'Empolese Valdelsa è uno dei pochi territori della Toscana che non ha attivo un progetto di accoglienza Sprar. Si tratta di un sistema di secondo livello che garantisce servizi e standard più alti rispetto ai progetti di accoglienza straordinaria di natura prefettizia.
Alcuni mesi fa il ministero dell'Interno lanciò un bando per la creazione di Sprar (che significa Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) in territori dove non fossero presenti.
L'Unione dei Comuni Empolese Valdelsa presentò un progetto che però non venne ammesso al finanziamento da parte del ministero. Il progetto, infatti, ricevette una bocciatura piuttosto netta. In base alle graduatorie si posizionò al 207° posto su 221 presentati, con un punteggio di 43,8.
L'ultimo progetto che venne finanziato dal ministero si aggiudicò 66 punti. Il bando per la creazione di uno Sprar era stato lanciato proprio dal ministero dell'Interno alla fine dello scorso anno ed in tutto sono stati stanziati oltre 85 milioni di euro per il biennio 2016/2017, finanziando 174 progetti.
In sostanza, lo Sprar rappresenta un diverso sistema di gestione dei richiedenti asilo e rifugiati. Intanto, i finanziamenti sono stanziati tramite bando ed è prevista un'organizzazione dei servizi ben più strutturata.
Una garanzia maggiore sia per rifugiati e richiedenti asilo, sia per i territori. Dopo il bando del ministero, l'Unione dei Comuni (in quanto ente gestore delle politiche sociali in forma associata) aveva aperto una gara rivolta a soggetti abilitati a prestare questo tipo di servizio per la presentazione di un progetto.
L'importo era stato fissato in poco meno di 1 milione e 300mila euro per due anni. Venne creata un'associazione temporanea di impresa formata da Coeso (soggetto capofila), Oxfam e Misericordie, che ha inoltrato la proposta al ministero proprio attraverso l'Unione.
Il progetto dell'associazione temporanea prevedeva l'inserimento di 50 rifugiati (il massimo consentito) per lo stesso importo fissato dal bando dell'Unione. Erano state indicate strutture apposite per l'accoglienza materiale e individuato personale qualificato che avrebbe dovuto svolgere attività di mediazione linguistica, orientamento, accesso ai servizi e formazione, oltre all'inserimento lavorativo, abitativo, sociale e psicologico. La speranza delle associazioni è che venga aperto un nuovo bando a cui partecipare per portare finalmente un progetto Sprar nel circondario.
(m.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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