Il Tirreno

Empoli

le nostre favelas

Mangiano e dormono nell’albergo dei fantasmi tra rifiuti, crolli e amianto

di Francesco Turchi
Un “posto letto” all’interno dei locali dell’ex Sve a Santa Maria (Fotoservizio Agenzia Carlo Sestini)
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Un “posto letto” all’interno dei locali dell’ex Sve a Santa Maria (Fotoservizio Agenzia Carlo Sestini)

L’ex vetreria Sve a Empoli doveva ospitare un hotel a quattro stelle ma il progetto è naufragato e ora è un covo per disperati. L’imprenditore Bulgarella decise di mollare il progetto nel 2009 dopo tre anni di inutile attesa: da allora l’area è abbandonata

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EMPOLI. Nel destino della vecchia vetreria abbandonata c’era un albergo. A quattro stelle, che avrebbe garantito cinquanta assunzioni grazie a un investimento di 22 milioni di euro. Il progetto è naufragato, perché le esigenze imprenditoriali si sono scontrate con i tempi (e i percorsi ) della burocrazia. Così quella struttura è rimasta una cattedrale del degrado con vista sul centro commerciale e a due passi dalla Fi-Pi-Li. Alla fine è diventata anche un “albergo”. Ma la reception, le 140 camere, il ristorante, il centro benessere e la sala convegni sono rimasti nel libro dei sogni, fatto di progetti e rendering. Qui si dorme per terra, si cucina su fornelli di fortuna, in un ambiente impregnato dall’odore di fumo, residuo dei fuochi accesi durante l’inverno per riscaldarsi. Ci sono cicche ovunque, cataste di bottiglie vuote, yogurt scaduti, gusci di uova, spazzolini, resti di cibo. In un mare di amianto. È l’albergo degli ultimi, dove si può alloggiare gratuitamente in cambio di tanto coraggio. Quello che serve per entrarci, ma anche per restarci, in mezzo ai rifiuti, ai crolli, ai resti di una produzione interrotta dieci anni fa. E gli scaffali sono diventati improbabili guardaroba.

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Ex Vetreria Sve, quartiere Santa Maria. Ecco un altro rifugio per disperati, in una città che conta meno di 50.000 abitanti ma che sul piano del degrado sociale ormai fa concorrenza a realtà di ben altre dimensioni, con decine di persone, talvolta famiglie intere, che vivono ai margini. Fantasmi che vagano tra vecchie fabbriche (Vitrum in centro, Montevivo a Ponzano, Rosselli a Pontorme) e parchi (a cominciare dal Mariambini, nel cuore della città), in mezzo allo sporco e ai topi, con il rischio di morire sotto le macerie senza che nessuno se ne renda conto: una morte “invisibile”, come del resto è la loro vita. Spesso per condizione, talvolta per scelta, come ha precisato di recente anche la sindaca di Empoli, Brenda Barnini: «Le associazioni lavorano 365 giorni all’anno per fornire aiuto, riparo, generi di prima necessità. Ma ognuno è libero di decidere del suo destino e se ci sono persone che preferiscono non essere aiutate e trovare spazi per vivere in questi luoghi abbandonati possiamo fare ben poco, se non cercare di tutelare la loro sicurezza». Però immagini come quelle che arrivano dall’ex Sve restano uno schiaffo per la città. Perché in quella vecchia vetreria, come altrove, si rifugiano decine di persone, bambini compresi.

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Eppure il destino di quell’area di 20.000 metri quadrati doveva essere ben diverso. Nel 2006, pochi mesi dopo lo stop alla produzione della vetreria, il costruttore e imprenditore nel settore alberghiero Andrea Bulgarella - attraverso l’azienda Empoli Touring - firmò il compromesso da 3,7 milioni per l’acquisto del terreno, per poi presentare il progetto per la realizzazione di un hotel in una posizione strategica sul piano logistico. Per andare avanti con l’edificazione serviva una variante, trattandosi di un’area “agricola periurbana”.

L’iter si mette faticosamente in moto, ma il progetto è complesso e il percorso è tortuoso. Tre anni più tardi Bulgarella rinuncia, sbattendo la porta: «Sono stufo. I tempi del Comune sono diversi da quelli nostri e non c'è stata la possibilità di dialogare. Di conseguenza investirò da altre parti». E quell’area, rimasta in mano alla vecchia proprietà, è tuttora classificata come “periurbana”.

L’anno scorso un gruppo di architetti ha realizzato per l’Anci il progetto “Rigenerazione urbana”, una ricognizione delle aree degradate con ipotesi di riqualificazione. Per la ex Sve, anche in questo caso, è stato ipotizzato un futuro da struttura ricettiva e il Comune sarebbe anche pronto a fare quella variante - tuttora necessaria - che fu tra le cause del naufragio dell’operazione di Bulgarella.

Ma prima di tutto occorre qualcuno che presenti un progetto che vada in questa direzione. Serviranno tanti milioni (di euro) e anni (di attesa ed eventuali lavori). Nel frattempo, probabilmente, resterà l’albergo degli invisibili.

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