La manifestazione
Scattano i controlli dei Comuni nelle strutture
Un protocollo con la prefettura che intanto annuncia nuovi arrivi: «Basta fare gli spettatori»
EMPOLI. «I migranti dovrebbero essere ospitati in piccole strutture, vicine ai centri: soltanto così i centri di accoglienza sono gestibili e mettono in sicurezza gli ospiti e i residenti. Non ha senso realizzarli in zone isolate, lontane dai servizi». Come per esempio è avvenuto negli uffici della fabbrica di laterizi abbandonata in località Farfalla, in via Ormicello a Casenuove (anche se Barnini non la cita direttamente), dove sono stati sistemati venti profughi (sugli oltre cinquecento che si trovano attualmente nell’Empolese Valdelsa).
Intanto però i sindaci dell’Unione un primo risultato l’hanno ottenuto. L’intera gestione dell’accoglienza non viaggerà esclusivamente sull’asse Prefettura-associazioni-privati (con questi ultimi che mettono a disposizione le case), ma coinvolgerà anche i Comuni, grazie a un protocollo che è stato approvato in giunto martedì scorso. «I migranti arriveranno ancora, non potrebbe essere altrimenti visti i continui sbarchi: non sono io a dirlo, ma il ministro e tutti i prefetti. I Comuni dell'Unione si sono fatti sentire, abbiamo chiesto maggior coinvolgimento su questo argomento, rispetto alla situazione che ci vedeva solo meri spettatori. Vorremmo sapere quando, dove e come avvengono gli arrivi, ma anche come vengono gestiti i migranti e conoscere le varie problematiche che possono emergere. Con questo documento ci viene data la possibilità di effettuare controlli costanti nelle strutture». Per verificare cibo, vestiti, condizioni igieniche, ma anche per assicurarsi che venga insegnata la lingua italiana agli ospiti. E c’è un altro aspetto, che Barnini ritiene fondamentale: «Deve essere garantita l’assistenza legale supportata dalla mediazione culturale, per creare un rapporto di fiducia nel lungo periodo - talvolta anche due anni - che trascorre da quando presentano la richiesta di asilo e il giorno in cui la domanda viene esaminata dall’apposita commissione. Dobbiamo convincerli a raccontare le loro vere storie, affinché le richieste abbiano più possibilità di essere accolte: solo così potranno raggiungere anche altri Paesi, che è il vero obiettivo di molti di loro».
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