Il Tirreno

Empoli

la protesta per pozzale

Sul carcere intervenga il ministro

A chiederlo la Cisl dopo l’«incomprensibile scelta di chiuderlo»

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EMPOLI. Il coro dei no alla chiusura del carcere di Pozzale continua ad alzare la sua voce anche se ormai ieri le ultime detenute hanno lasciato l’istituto.

Il sindacato Fns Cisl ha inviato una lettera al ministro Orlando. «A parte l’incomprensibile scelta di chiudere una esperienza positiva nel panorama nazionale penitenziario, che ha lasciato sconcertati anche enti locali e le molte associazioni di volontariato che da anni portano avanti progetti utili al reinserimento sociale delle giovani donne detenute assegnate ad Empoli - hanno scritto al ministro - preme al sindacato chiarire le tutele che serve realizzare non solo per i circa 40 appartenenti al corpo in servizio ad Empoli, ma anche alle altre decine di colleghi che a Montelupo, con provvedimenti urgenti conseguenti a quelli di Empoli, vedranno de localizzato il lavoro in nuove sedi penitenziarie della Repubblica».

A esprimere il suo rammarico è anche l’associazione La Costruenda. «La nostra associazione è entrata per la prima volta nel settembre del 2015 all'interno del carcere. Appena siamo venuti a conoscenza dell'intenzione della direzione della casa circondariale di rimettere in funzione l'azienda agricola esistente all'interno, ma abbandonata da tempo, ci siamo subito dati da fare - spiegano - All'inizio abbiamo ripulito tutto il perimetro dell'istituto da rampicanti, poi abbiamo riattivato la serra, il pollaio e tutte le piante di olivi e da frutta. Il tutto sempre a fianco delle detenute che hanno lavorato con noi in ogni fase. Insieme abbiamo riportato l'ambiente a essere un giardino e un orto, e da mesi sia in serra che all'aperto si è prodotto frutta, ortaggi, uova. In tutti questi mesi abbiamo potuto constatare che sono state sempre pronte a imparare, impegnarsi e lavorare insieme a noi. Ora noi ci chiediamo: se questo istituto era una eccellenza a livello nazionale perché chiuderlo? »

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