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Roberto, fratello-coraggio «Una pena troppo lieve»

Roberto, fratello-coraggio «Una pena troppo lieve»

La rabbia dell’imprenditore che fece scattare le indagini dei carabinieri «Non è finita qui, guardo avanti con fiducia: merita il carcere a vita»

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FUCECCHIO. «Non finisce qui, mi aspettavo il massimo della pena. E continuerò a combattere per Marinella». La condanna di Giacomo Benvenuti non soddisfa pienamente Roberto Bertozzi: «Sono consapevole che con il rito abbreviato è previsto lo sconto di un terzo della pena. Ma mi aspettavo che venisse condannato per omicidio volontario. Tuttavia non è finita e guardo avanti con fiducia».

Nella voce di Roberto, imprenditore sanminiatese, titolare della conceria Mizar di via del Melaccio a Santa Croce sull’Arno (dove in passato aveva lavorato anche Marinella), c’è un mix di rabbia e dolore, sentimenti che lo accompagnano da quella maledetta sera del 30 ottobre 2014, quando - soltanto dopo alcune ore - fu avvertito telefonicamente del decesso di Marinella dallo stesso Benvenuti che, secondo l’accusa, prima di chiedere l’intervento del 118, aveva ripulito la casa per eliminare le tracce dei maltrattamenti.

Quella tremenda immagine del corpo senza vita, pieno di lividi, di sua sorella, gli passa continuamente davanti. Dall’istante in cui se lo ritrovò davanti agli occhi non ha mai creduto alla morte naturale, come invece aveva certificato il primo medico intervenuto insieme all’ambulanza nella villetta di via delle Ceppate a Querce, frazione di Fucecchio.

E la sua tenacia nella ricerca della verità ha fatto scattare l’inchiesta: «Ma diciotto anni di reclusione sono pochi per tutto quello che ha fatto e che è emerso anche durante il processo. La strada è ancora lunga e io non mi arrendo: Marinella non c’è più ma farò di tutto affinché venga fatta giustizia fino in fondo: quell’uomo merita di restare in carcere a vita».

Come del resto aveva chiesto il pm Sandro Cutrignelli (ergastolo con isolamento diurno per omicidio volontario).

Ma il giudice Paola Belsito ha optato per la morte a seguito di maltrattamenti, riconoscendo le aggravanti: per questo tipo di reato, con il rito abbreviato, quella inflitta a Benvenuti si avvicina molto alla pena massima.

Svanita invece l’ipotesi dell’omicidio preterintenzionale, che avrebbe drasticamente ridotto la pena per l’operaio di Santa Croce sull’Arno e che era emersa («gli indizi a carico dell’indagato appaiono gravi pur se allo stato essi parrebbero piuttosto orientare verso la meno grave contestazione di omicidio preterintenzionale») nell’ordinanza con la quale - nell’ottobre scorso, proprio a un anno di distanza dalla morte di Marinella - erano stati concessi gli arresti domiciliari a Benvenuti.

«Ora - spiega l’avvocato Giacomo Ciardelli, legale della famiglia Bertozzi insieme a Valentina Tognocchi - attendiamo che il giudice depositi le motivazioni della sentenza, poi faremo i nostri passi: sicuramente presenteremo ricorso in appello». (f.t.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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