Sicurezza
Benvenuti condannato a 18 anni
La sentenza: Marinella Bertozzi è stata uccisa dalle botte del marito
FUCECCHIO. Diciotto anni di reclusione. Il giudice Paola Belsito ha condannato Giacomo Benvenuti, 41 anni, di Santa Croce sull'Arno, accusato di aver ucciso a forza di botte la moglie Marinella Bertozzi, 50 anni, originaria di San Miniato, nella villetta di via delle Ceppate a Querce di Fucecchio. Per lui (assente in aula), inizialmente accusato di omicidio volontario aggravato, il reato è stato riqualificato in morte in conseguenza di maltrattamenti. La sentenza è arrivata ieri mattina in tribunale a Firenze a conclusione del processo con rito abbreviato. Il pm Sandro Cutrignelli aveva chiesto l'ergastolo e l'isolamento. Il decesso della donna in un primo momento era stato catalogato come morte naturale. Solo la denuncia del fratello, Roberto Bertozzi, portò all’apertura di un fascicolo e all'autopsia, durante la quale i medici rilevarono anche contusioni al cranio e al collo dovute a un possibile tentativo di strangolamento, e al torace, oltre a fratture delle costole: per l'accusa l'uomo l'avrebbe percossa "con immane violenza" con calci, pugni e probabilmente anche con corpi contundenti, causandole fratture ed emorragie interne. E tanti sarebbero stati i calli ossei trovati, segno di percosse e colpi ricevuti nel tempo. Sempre secondo gli inquirenti l'uomo per anni avrebbe "sottomesso" Marinella, anche prima di sposarla (il 6 dicembre 2013, a Rosignano), facendole perdere ogni margine di libera autodeterminazione, riducendola in uno stato di totale soggezione. Quando morì era sotto effetto di alcol e tranquillanti, in cui si era rifugiata per sopportare i soprusi del marito che duravano da anni.
Il giallo. A chiamare il 118, il 30 ottobre 2014, intorno alle 20.30, era stato lo stesso Benvenuti. Ai sanitari aveva riferito di aver trovato, al ritorno da lavoro, la moglie ubriaca e di averli chiamati quando la donna aveva lo sguardo assente e sembrava non rispondere più alle domande. I soccorsi immediati furono inutili. Il medico del 118 constatò il decesso «per cause naturali». Ma - poche ore più tardi - l’arrivo in casa di Roberto Bertozzi, 53 anni, titolare della conceria Mizar di Santa Croce sull’Arno e fratello di Marinella, portò alla svolta: «La trovai nuda sul letto, era completamente distrutta, dentro e fuori, piena di lividi, irriconoscibile». Avverte i carabinieri, arriva un altro medico. Scattano l’inchiesta e i sigilli alla villetta, viene disposta l’autopsia.
I sospetti. Quelli familiari e amici sono tutti rivolti verso Benvenuti. E c’è un gesto che lo dimostra in modo inequivocabile. Il 14 novembre 2014 c’è il funerale di Marinella, nella chiesa di Querce. Dopo la funzione funebre, mentre la salma viene sepolta, qualcuno prende il mazzo di fiori deposto dal marito sulla bara e lo getta tra i rifiuti. Lui se ne accorge quando esce e tira dritto, restando in silenzio. Intanto Roberto Bertozzi, che tante volte aveva provato a convincere Marinella a lasciare il marito, chiede giustizia: «Voglio la verità sulla morte di mia sorella».
La svolta. Un mese più tardi cominciano i guai per Benvenuti che viene indagato per omicidio aggravato e maltrattamenti in famiglia. Il 4 marzo scattano le manette per l’operaio, dipendente di una conceria di Santa Croce sull’Arno. Il procuratore capo di Firenze, Giuseppe Creazzo, definisce la morte di Marinella «un massacro».
Il calvario. Spunta anche un audio, consegnato da Roberto agli inquirenti. Quaranta minuti di botte, urla, minacce. Marinella - accusata dal marito di tramare alle sue spalle insieme al fratello e di non occuparsi adeguatamente della casa - aveva avuto il coraggio di registrare uno “dei trattamenti speciali” a cui la sottoponeva il marito. Aveva nascosto un registratore e documentato il suo dramma quotidiano. Quel cd avrebbe dovuto essere il passaporto per la salvezza che poi non ha usato: doveva finire a un’associazione che aiuta le donne vittime di violenze, ma poi Marinella ci aveva ripensato. Un audio agghiacciante. «Ti picchio, ti tronco tutta, ti spacco» le urla il marito. In sottofondo si sentono i colpi sordi degli schiaffi e dei pugni. Poi ancora, «Alzati… Con me devi essere una gazzella… Ho detto che ti ammazzavo…Ti spacco il muso. Alzati. Non la fare la stupida di chiudere gli occhi». Fino a quando li ha chiusi per sempre.
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