Il Tirreno

Empoli

«Più diritti e merito tornare è un’utopia»

di Marco Pagli
«Più diritti e merito tornare è un’utopia»

Le storie di chi ha mollato tutto per cercare fortuna altrove C’è chi studia il mare delle Hawaii e chi fa il regista in Svezia

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EMPOLI. Gli empolesi all'estero sono ormai una realtà. Rappresentano oltre l'1% della popolazione della città: quelli stanziali censiti dall'Anagrafe degli italiani residenti all'estero sono 575. Sono sparsi in tutto il mondo e hanno da raccontare storie bellissime. Alcune ve le abbiamo raccontate nei giorni scorsi, ora continuiamo con la seconda puntata del viaggio.

Oceanografo alla Hawaii. Non avrebbe potuto chiedere di meglio che ritrovarsi a fare ricerca in mezzo al Pacifico. Giacomo Giorli, 35 anni, è ricercatore all'Hawaiian Institute of Marine Biology. È arrivato ad Honolulu nel 2009, dopo la laurea in Scienze naturali, nell'ambito di una borsa di studio Fulbright. «Mi occupo di registrare i suoni subacquei per capire la distribuzione di animali, navi e sonar e di studiare gli effetti dell'inquinamento acustico sui grandi animali marini».

«Qua, al di là dell’aspetto lavorativo che in Italia non sarebbe stato possibile - continua - ho trovato una mentalità più aperta, un maggiore dinamismo e il riconoscimento che la ricerca è fondamentale per far crescere un Paese». E scherza: «Senza dimenticare che qui vado a lavoro in pantaloncini e ciabatte».

Geologo in mezzo alle banche.Guido Mori, 36 anni, lavora in Lussemburgo come geologo dal 2009. La sua è la storia di un amante dei viaggi che scorrazza tra stage e volontariato per mezza Europa e poi a 30 anni "suonati" coglie la sua grande opportunità. Un curriculum inviato in Lussemburgo e un solo colloquio gli aprono le porte del lavoro.

«Da 7 anni sto lavorando come geologo in un grande studio di ingegneria - dice - il lavoro mi piace e gli stipendi sono alti. Mi stupisce sempre il grande rispetto dei capi e partners nei miei confronti. Non esistono ore di straordinario non pagate o altre corvées. Ma non mancano aspetti negativi come il clima e la gente molto chiusa. Questo alla lunga diventa pesante e sento il richiamo del Sud. Spero fra qualche anno di poter tornare in Italia».

Informatico Apple a Londra. Federico Cappelli, 32 anni, è un informatico e fa applicazioni per Iphone. Attualmente lavora per JustEat, app che permette di ordinare cibo a domicilio da un elenco di ristoranti. L'azienda ha sede a Londra e opera in 15 Paesi. Ma prima di questo impiego Federico Cappelli ha lavorato in altre aziende londinesi. «Il primo contatto con l'estero è stato via Skype - racconta - così ho svolto il colloquio iniziale con un azienda. Mi chiesero di indicare una cifra per lo stipendio, io non sparai troppo in alto. Loro mi contattarono dopo poche ore, dicendomi che ero assunto ma non potevano arrivare a quanto chiesto.

E sapete perché? Lo stipendio che io credevo sarebbe stato mensile, loro lo consideravano settimanale. La paga, insomma, era più che buona. Poi però ho voluto fare altre esperienze in piccole startup: in 15 giorni ho fatto 5 colloqui e ricevuto altrettante offerte. È qualcosa d’impensabile per l'Italia e questo fa davvero male».

Google del vino in Nuova Zelanda. Giacomo Panicacci, 32 anni, è un enologo che per due anni ha girato per le cantine della California, del Cile e della Francia. Poi il destino lo ha portato all'altro capo del mondo, in Nuova Zelanda. Dopo un primo periodo da cantiniere Giacomo ha cominciato a lavorare per Wine-Searcher, un motore di ricerca considerato il Google del vino con 21 milioni di pagine visitate al mese.

«Sono diventato wine team manager e account manager per l'Italia - dice - mi occupo di selezione e gestione di un gruppo di esperti internazionali di vino, del loro training e della gestione delle recensioni fornitici dai critici di vino internazionali». Insomma, dalla patria del vino reale a quella del vino virtuale. «La Nuova Zelanda è un paese che consiglio- continua - rispettoso dell'ambiente e delle persone. Gli abitanti amano la vita all'aria aperta. Questa esperienza mi ha fatto maturare molto, ma il problema della distanza c’è. Chissà che in futuro non possa tornare in Italia».

Ciak dalla Svezia. La tradizione del cinema svedese certo non è quella italiana. Ma dove non arriva la storia, arrivano le opportunità di lavoro. Alessandro Stigliano, 24 anni, ha sempre avuto un sogno, quello di fare il regista. Ma in Italia gli spazi sono ridotti e allora spunta l'idea di riabbracciare il Paese di origine della madre, la Svezia. Il trasferimento è avvenuto nel 2012.

«Ho partecipato alle selezioni per la scuola di produzione cinematografica - racconta - nel frattempo avevo trovato lavoro in un azienda di impianti di ventilazione con un contratto a tempo indeterminato. Quando ho saputo di essere stato ammesso alla scuola ho lasciato il lavoro e ho intrapreso il percorso di studi. Qui chi lavora ha più diritti, c’è meno evasione fiscale e un senso civico più alto». Nel frattempo ha prodotto il suo primo corto, uscito nel giugno scorso, e afferma: «In Italia tornerei, ma solo per girare film».

Lo stile di Londra. Stefania Paci, 35 anni, è un’artista dell’acconciatura e del trucco. Vive e lavora nella capitale inglese ormai da tredici anni. «Per una parrucchiera Londra è il centro del mondo», dice. Lavora da freelance per saloni, servizi fotografici ed eventi, come ad esempio il Music british award e la London fashion week.

«È tutto più semplice qua - continua - sono una partita Iva e non ho bisogno di un commercialista. Le tasse sono più basse. E poi le persone stesse sono positive, per i giovani ci sono opportunità. In Italia non si può dire lo stesso purtroppo. E infatti negli ultimi 2-3 anni ho osservato un vero e proprio esodo di ragazzi italiani qua, dai 20 ai 35 anni. Spero che la Brexit, contro la quale ho votato, non pregiudichi l'apertura e l'integrazione di Londra».

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