Il Tirreno

Empoli

Otto empolesi all’estero:«Il nostro futuro non è in Italia». Dove sono i 600 nostri concittadini nel mondo: la mappa interattiva

di Marco Pagli e David Biuzzi
Partendo dall'alto, da sinistra a destra, in senso orario: Valeriano Chiella, Annibale Patella (sopra), Andrea Baronti (sotto), Barbara Raffaelli, Luca Gozzani, Anna Bagnoli, Danilo Polidori, Davide Mazzantini
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Partendo dall'alto, da sinistra a destra, in senso orario: Valeriano Chiella, Annibale Patella (sopra), Andrea Baronti (sotto), Barbara Raffaelli, Luca Gozzani, Anna Bagnoli, Danilo Polidori, Davide Mazzantini

Sono centinaia quelli che hanno lasciato la loro terra. Le storie di alcuni di loro: dallo chef stellato in Brasile, alla chimica in Finlandia

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EMPOLI. C'è un pezzo di Empoli che non appartiene più a Empoli. Non si tratta di confini, non è un fatto di terra e cemento. Sono cuori, cervelli, braccia. Sono carne e anima. È l'altra faccia della migrazione, quella di chi parte. Una faccia che si preferisce non vedere o guardare dal buco della serratura per poi ritrarsi in fretta. Perché la realtà fa male, specie a chi si è ormai abituato a vestire i panni del buono - o meno buono - costretto ad accogliere. Gli empolesi all'estero sono ormai più dell'1% della popolazione, 575 tra "vecchi" e "nuovi" migranti. E si parla solo di quelli stanziali censiti dall'Aire, l'anagrafe degli italiani residenti all'estero. Un elenco di nomi, date, indirizzi che quasi spaventa. Un fenomeno che non è più curiosità, ma fatto sociale. Un contenitore preziosissimo di storie, impastate di coraggio, successo, rinascita, spesso di riscatto nei confronti di una terra - ed è qui che la realtà prorompe e ferisce - che non offre più prospettive. Scoprire queste storie è affascinante, si gira il mondo con gli occhi di giovani e meno giovani che potevano essere, e forse lo sono pure stati, nostri vicini di casa. E sembra di poter allungare le braccia e la mente per abbracciare il globo. Ma senza dimenticare che nel cuore di chi è partito, al netto di tutto, rimane sempre una piccola ferita per ciò che si è lasciato alle spalle. Cominciamo ad entrare in questo universo, in questo balcone sul mondo, in questa Empoli città aperta.

MAPPA INTERATTIVA: dove sono gli empolesi

LA STELLA DI RIO. Si chiama Luca Gozzani, ha 41 anni e abita a Rio de Janeiro. La sua è la storia di una stella, quella che la guida Michelin gli ha assegnato per il suo lavoro al Fasano al Mare. Si tratta del primo chef italiano stellato in Brasile. Qua Gozzani è arrivato ormai dieci anni fa, dopo aver lavorato per un nume tutelare della gastronomia toscana e italiana, l'enoteca Pinchiorri di Firenze. «Nel 2007 io e mia moglie Irene Latini , anche lei empolese - racconta lo chef - abbiamo deciso di intraprendere questa nuova avventura sia per gli sbocchi occupazionali che per formare una famiglia. In Brasile sono nate le nostre due figlie, Lisa e Sofia. Per quanto riguarda il lato professionale, mi sento come un porta bandiera dell'autentica cucina italiana». Tanto che lo scorso anno è arrivata la prestigiosissima stella, che gli è anche valsa la partecipazione ad una puntata di Masterchef Brasile.

PIZZA A NEW ORLEANS. È più movimentata la vicenda che ha portato Valeriano Chiella, 26enne, a sfornare pizze nella patria del jazz. La sua avventura è cominciata nel 2013 per inseguire un amore sbocciato sui lungarni di Firenze. Qui nel 2011 Valeriano ha conosciuto Carlie, che poi è diventata sua moglie. Due anni dopo la decisione di lasciare tutto e seguire la strada del cuore. Tuttavia, gli Stati Uniti hanno riservato non poche difficoltà ad un italiano all'epoca non munito di cittadinanza. «All'inizio è stato veramente difficile andare avanti - dice - sia per la lingua che per il lavoro, ma con un po' di buona volontà e l'aiuto di mia moglie e dei suoi genitori alla fine ce l'ho fatta. Sono dovuto passare da promesse non mantenute da parte dei miei ex datori di lavoro e regole che anche qui in Usa a volte sembrano assurde, ho dovuto cambiare ristorante più volte e spesso arrangiarmi. Tuttavia, la morale della mia favola è che non bisogna mai mollare e credere in se stessi anche se le cose non vanno bene».

SEI CORDE A LONDRA. Davide Mazzantini, 29 anni, è sbarcato nella capitale inglese sei anni fa per coronare il suo sogno di fare il musicista. E lo ha coronato, vivendo della sua musica come chitarrista full time. Nemo profeta in patria, direbbe qualcuno. Ma Davide è fresco reduce di un tour nell'Empolese, nel quale ha riscosso un grande successo. «Londra mi ha accolto e mi ha dato la possibilità di fare quello che volevo - spiega - i meriti vengono riconosciuti e in questi sei anni sono cresciuto come non avrei potuto fare in Italia. Mi sono specializzato in un genere, il blues, che è diventato la mia vita. Questa città la sento mia e devo dire che partire è stata la cosa migliore che potessi fare».

CHIMICA SCANDINAVA. Barbara Raffaelli, 45 anni, abita a Vantaa, a pochi chilometri dalla capitale Helsinki. Qui gli inverni sono lunghi e bui e d'estate il sole quasi non tramonta. Barbara si è trasferita in Finlandia nel 1998 e al momento lavora all'Agenzia europea delle sostanze chimiche, che si occupa della regolamentazione delle sostanze prodotte o importate in Europa. «Mi sono trasferita in Finlandia per stare insieme al mio allora fidanzato e futuro marito - racconta - qui ho iniziato a lavorare e studiare subito, grazie ad una borsa di studio dell'Università di Helsinki. Ho quindi fatto il dottorato in chimica. Dopo una breve interruzione di 3 anni, in cui tutta la famiglia si e' trasferita in Belgio, adesso siamo in pianta stabile qua».

STUDIARE I MIGRANTI. Anna Bagnoli, 49 anni, è ricercatrice in sociologia e si occupa della formazione degli studenti di master e dottorato nella prestigiosissima Università di Cambridge. Il suo campo di studi principale al momento riguarda i giovani italiani che migrano in Inghilterra. Un fenomeno che negli ultimi anni ha visto un'espansione impressionante (l'ultimo dato parla di mezzo milione di italiani in Gran Bretagna) e che si troverà a fare i conti con la Brexit. «Dopo la maturità' scientifica al Pontormo - argomenta - ho lasciato Empoli per l'Inghilterra. Ho fatto tutta la formazione universitaria in Inghilterra, e ho ottenuto il dottorato di ricerca a Cambridge. Oltre all'impegno da ricercatrice sono fellow del Wolfson College di Cambridge, dove lavoro come tutor e come director of studies. Mi occupo di migrazione e identità' e la mia ricerca attuale e' incentrata sui giovani italiani che migrano in Inghilterra. Faccio ricerca con metodi creativi e presi in prestito all'arte, come la fotografia e le altri arti visive».

CONSULENTE DA SPIAGGIA. Annibale Patella, 39 anni, a Empoli ci ha vissuto per 16 anni. Poi nel 2013 la grande scelta di partire con la famiglia per la punta estrema del Messico, in un paradiso naturale immerso nel Pacifico: San Josè del Cabo. Qui, dopo un primo periodo di adattamento, ha avuto modo di continuare la sua attività di consulente informatico. «In Italia avevo un'azienda di consulenza - spiega - ma il lavoro si era fatto frenetico. Era diventato difficile anche vivere: purtroppo il nostro Paese sta affrontando crisi a livello di umore e di contesto sociale, prima ancora che economicamente. Le persone sono negative e non ce la fanno più. Qui è tutto diverso, c'è ancora entusiasmo e speranza e il lavoro è un modo di vivere non il fine ultimo. L'economia è basata sul turismo ».


DA MARMISTA A GOURMET. Danilo Polidori, 52 anni, a Empoli lavorava nel campo del marmo. Poi un bel giorno qualcosa si è rotto e si è fatta largo la consapevolezza che il momento di partire era arrivato. Destinazione Pueblo Viejo, con vista sul mar dei Caraibi. Qui Danilo ha trovato l'amore e ha intrapreso un'attività tutta nuova: produce pizza direttamente nella sua casa e la vende insieme ad altri prodotti tipici italiani. «In Italia non potevo più lavorare - afferma - troppo alta la pressione fiscale e la vita si era fatta impossibile. Così me ne sono andato, senza stare tanto a pensare. Ho trovato un ambiente che sembra la provincia italiana di 40 anni fa. La vita è più semplice, ma anche più ricca e più bella».


DA PONZANO ALLA MALESIA. Sembra una favola, ma non lo è. Andrea Baronti è partito proprio dalla frazione empolese per ritrovarsi a Kuala Lumpur, direttore di vendite di una azienda che opera nel settore del turismo di lusso. « Ho studiato relazioni Internazionali all'Università di Firenze - racconta - ho avuto la fortuna di collaborare con il ministero degli Esteri e con la Nato su vari temi legati alla sicurezza nei Balcani. Poi sono sbarcato al Parlamento europeo nella commissione per il sud est asiatico e grazie a questo incarico ho conosciuto Xhoeda, che poi è diventata mia moglie. Quindi è arrivata l'opportunità della Malesia: siamo partiti senza pensarci due volte. Dopo anni di sacrifici L'Italia mi offriva soltanto internship e promesse, mentre all'estero mi garantivano un contratto vero e stipendio ottimo, quindi essere indipendente. Al momento la situazione si sta facendo critica per le tensioni religiose e politiche e stiamo pensando di trasferirci in Cina. In Italia purtroppo non ci sono le condizioni per tornare, il nostro futuro è in Asia».

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