Il Tirreno

Empoli

Unioni civili, tra i primi a dire sì due empolesi

Lucia Aterini
Da destra Marco Valori e Roberto Bonfanti al Firenze Pride (foto da Facebook)
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Da destra Marco Valori e Roberto Bonfanti al Firenze Pride (foto da Facebook)

Cerimonia a Firenze, in Palazzo Vecchio, per Marco e Roberto

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EMPOLI. La tentazione l’hanno avuta tante volte: quella di prendere e presentarsi di fronte a un sindaco di qualche parte del mondo (alcade o borgmester che fosse stato), per realizzare il sogno di diventare una coppia per tutti. Ma poi questo passo dava a entrambi una sensazione di fuga e hanno preferito aspettare perché avevano bisogno di poter godere di diritti qui, nel loro paese, nella loro città,dove vivono e lavorano. E così hanno fatto. E l’8 settembre saranno i primi a mettere in pratica la legge sulle unioni civili (o legge Cirinnà dal nome della senatrice che l’ha firmata). Loro sono Marco Valori, 38 anni, di San Miniato, e Roberto Bonfanti, 55 anni, di Empoli che si presenteranno nella sala Rossa del Comune di Firenze di fronte al sindaco Dario Nardella perché ora sono residenti nel capoluogo. Saranno i primi a mettere le loro firme sul registro dedicato per cui ancora mancano i decreti attuativi ministeriali. Un’assenza formale che, come è stato assicurato alla coppia, non impedirà la celebrazione dell’unione.

Un giorno che Marco e Roberto vivranno da una parte con leggerezza, in quanto ad abiti e cerimonia, ma che, allo stesso tempo, rappresenterà il coronamento di un diritto valido per loro e per decine e decine di altre coppie. «Certo - spiega Marco che ha un’attività nel settore informatico e lavora anche per l’Asl a Empoli - questa legge rappresenta solo un primo passo ma che ci permette di metterci la faccia anche per chi ancora non ha il coraggio di farlo e si nasconde».«Manca la parte relativa alle adozioni - aggiunge Roberto, anche lui imprenditore nel campo della cosmesi - ma noi non siamo oltranzisti e pretendiamo tutto e subito. Intanto prendiamo questo che permette un passo avanti per tutti con la speranza che per il resto non siano necessari altri trenta anni».

Diritti e assenza di pregiudizi, questi sono i punti che tornano di più nelle frasi di Marco e Roberto, entrambi con un passato di attività sia in politica (Marco che è stato segretario di Sel) che nell’associazionismo (Roberto con l’Arcigay e ancora Marco con Oxfam). Il loro percorso di coppia è partito nel 2011 quando si sono iscritti nel registro delle unioni civili di Palazzo Vecchio, un atto simbolico perché di fatto la presenza in quel documento non significava poter avere diritti. «In questi anni, comunque - spiegano Marco e Roberto - non abbiamo subito discriminazioni. Siamo stati fortunati, diciamo, non abbiamo avuto difficoltà importanti o problemi relativi a ricoveri in ospedale». Se non alcune di poco rilievo come quella di dover pagare per undici anni (da quando vivono insieme) due canoni di abbonamento Rai, come se fossero due single. «Ora la nostra presenza in sala Rossa a Firenze - concludono - rappresenterà il riconoscimento della nostra unione e un progresso per tutti in un momento in cui, invece, in quanto a diritti stiamo tornando indietro».
 

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