Il Tirreno

Empoli

Chiude il carcere all'avanguardia

Il carcere di Pozzale durante uno spettacolo delle detenute (foto d'archivio)
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Il carcere di Pozzale durante uno spettacolo delle detenute (foto d'archivio)

A Empoli, dopo 19 anni, la struttura viene convertita in una struttura per i malati dell'Opg di Montelupo

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EMPOLI. Per poco è stato sfiorato il ventennale, 19 anni di donne che sono uscite completamente da percorsi di droga (soprattutto) e che si sono potute reinserire in circuiti di normalità. Nelle loro famiglie e con percorsi professionali di grande rispetto. Ora il carcere di Pozzale, aperto l’8 marzo 1997, è stato chiuso. E con la sua cancellazione muore definitivamente l’idea, il sogno che ci stava dietro, la custodia attenuata. Quella che ha permesso questi recuperi importanti, un progetto che ha plasmato fin da subito tutta la città e le amministrazioni comunali che si sono seguite negli anni.

Al suo posto arriverà una Rems, una residenza che, secondo il nuovo modello regionale, ospiterà i malati dell’Opg di Montelupo ancora aperto nonostante dovesse essere chiuso da anni. La struttura che era stata individuata a Volterra non basta e dunque l’assessorato all sanità ha deciso di pescare a Empoli. Le detenute del Pozzale, 15 al momento, andranno a Sollicciano.Si conclude così un’esperienza unica in Italia, che aveva ottenuto grandi risultati ma che negli ultimi anni aveva subito una battuta d’arresto (e che aveva visto la struttura chiusa per un anno). Nel 2010 erano rimaste due le detenute. Da qui l’idea di “buttarsi” in una nuova sperimentazione all’avanguardia, con i trans. Progetto poi stoppato dal ministero con lo spostamento nella frazione empolese delle detenute del Don Bosco di Pisa. Una virata che, comunque, non aveva cancellato quello spirito di integrazione e solidarietà tra detenute e città. Mantenendo la fiammella originaria. Ieri, poi, l’ufficialità dello stop.

Negative le reazioni a questa decisione. «La chiusura del carcere femminile del Pozzale apre una grande ferita nella nostra comunità - commenta a caldo la sindaca Brenda Barnini - Fin dall'inizio del mandato amministrativo mi sono adoperata più volte per rappresentare alle istituzioni regionali e ministeriali la qualità e l'importanza della relazione che si era instaurata tra il cosiddetto 'carcerino' e la nostra città. Grazie alla direzione del dottor Puja tante e rinnovate sono state le iniziative che hanno portato le ragazze ospiti ad entrare in contatto con la società empolese e altrettante le occasioni in cui i cittadini sono potuti entrare dentro. In particolare i progetti realizzati in collaborazione con Giallo Mare Minimal Teatro e le scuole superiori, così come i laboratori di scrittura e le occasioni di incontro estive dentro al giardino dietro le mura. Tutte iniziative volte a ridurre la distanza tra dentro e fuori e a mettere in moto percorsi virtuosi di scambio di esperienze e di punti di vista. Le valutazioni meramente economiche sul costo dell'organizzazione e sui pochi numeri di persone ospitate non vanno certo nella direzione dell'umanizzazione della pena e dell'effettivo valore riabilitativo della stessa. Seguiremo con attenzione il percorso preoccupandoci sia del destino personale delle ragazze ospiti sia della riconversione dell'immobile in Rems.

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