Il dolore
Da imprenditori a trafficanti di droga mancati
Condannati in sette dopo che il primo carico dalla Colombia arrivò nel porto sbagliato
CERRETO GUIDI. Trafficanti che hanno fallito ancor prima di iniziare il nuovo business, un tentativo assai illegale di fare soldi tramite una modalità di finanziamento piuttosto singolare. Racimolando gli ultimi risparmi, ovvero investendo circa ciascuno 20 mila euro, hanno infatti cercato di gettarsi nel commercio degli stupefacenti. Come? Importando dalla Colombia tramite i cartelli dei narcos 54 chili di cocaina purissima, per un valore stimato in oltre 10 milioni di euro, da riversare sulle piazze di spaccio della Toscana. Protagonisti del 'colpo fallito', un gruppo di imprenditori di Santa Croce , Fucecchio e Altopascio, quasi tutti incensurati, piegati dalla crisi e desiderosi di rinverdire i fasti di un tempo. Il progetto è finito malissimo: prima il carico di droga è arrivato nel porto sbagliato, quello di Genova anziché quello di Livorno. Poi è arrivato il nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Pisa che seguendo il carico di 'polvere bianca' lo ha prima intercettato e poi sostituito con un carico di ben meno remunerative banane e quindi ha arrestato dodici persone tra trafficanti, faccendieri e appunto imprenditori toscani. Infine il processo, in due tronconi. Uno, a Pisa, è ancora in corso. Vi sono quattro imputati in attesa di giudizio. L'altro, a Firenze perchè l'indagine è stata coordinata dal pm della Dda del capoluogo toscano Angela Pietroiusti, si è appena concluso. Con condanne pesanti, perchè ai sette imputati – uno, trafficante colombiano, si è visto stralciare la posizione perchè si è reso latitante – è stata riconosciuta l'associazione a delinquere finalizzata al traffico internazione di droga. In abbreviato, peraltro, cioè garantendo un terzo di sconto della pena in caso di condanna. Ed è esattamente il caso che si è verificato. Così, il gup fiorentino Dolores Limongi ha condannato Carlo Scotto, portuale nato a Rosignano Marittimo e residente a Livorno, 73 anni, a 6 anni di reclusione (solo per l’importazione della coca) . Donato Mecca, imprenditore edile di Altopascio (Lucca) si è beccato 7 anni; 7 anni e 4 mesi ciascuno sono stati comminati a Mirko Vasoli, di Sarzana, 45 anni, residente ad Aulla e a Enzo Pascoletti, grossetano di 55 anni residente a Fucecchio (Firenze). Per Michele Belcari, ritenuto il capo e promotore dell'associazione, nato a Pisa 56 anni fa e residente a Cerreto, la pena più elevata: 14 anni e 6 mesi. I fratelli Ferdinando e Gianfranco Scremin, 54 e 55 anni, padovani e ritenuti vicini alla cosidetta 'Mala del Brenta', sono infine stati condannati a 7 e 8 anni. Hanno scelto il dibattimento in aula (attualmente in corso) Marco Bigeschi, procacciatore di affari di Fucecchio, 53 anni; Silvano Mossenta, 65 anni, di San Miniato, titolare di un import-export; Leonardo Cresti, 42 anni, di Santa Croce sull'Arno, autotrasportatore, accusato di mettere a disposizione per le riunioni della banda il magazzino della sua Cargo Service e Jeorge Cardena Bermudez, colombiano, 51 anni. C'è anche un retroscena nella vicenda finita davanti ai giudici pisani e fiorentini: i 'canali' colombiani che avrebbe dovuto rifornire la 'banda delle concerie' sarebbero gli stessi di quelli che provocarono la terribile fine del broker di droga pratese Giuseppe Raucci, 'giustiziato' dai trafficanti lo scorso dicembre e lasciato cadavere in un'auto alla Ginestra. E proprio seguendo il filo dei 'canali' utilizzati dagli imprenditori del conciario, gli inquirenti avrebbero ricostruito le dinamiche che portarono alla morte di Raucci.
Massimo Mugnaini
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