Il Tirreno

Empoli

Tre pagine di dubbi dell’Asl sul nuovo impianto Colorobbia

di Alessandro Marmugi
Tre pagine di dubbi dell’Asl sul nuovo impianto Colorobbia

Il documento è stato inviato alla Regione per chiedere la valutazione di impatto ambientale L’azienda vuol vedere chiaro «sulla ricaduta degli agenti inquinanti e sui rischi della bruciatura»

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MONTELUPO. Mentre si attende il pronunciamento della Regione Toscana, che dovrà decidere se far partire la procedura di Via (Valutazione di impatto ambientale), il progetto Colorobbia continua a far discutere i residenti di Montelupo e non solo. Nei giorni scorsi sia il comitato dei cittadini appena nato che Legambiente hanno presentato, proprio alla Regione, le osservazioni per chiedere che il progetto fosse sottoposto a valutazione d’impatto ambientale. A queste osservazioni c’è da aggiungere anche il parere tecnico dell’Asl Toscana Centro che in data 16 giugno ha inviato come da prassi alla posta certificata della Regione un documento di tre pagine nel quale si elencano rischi e dubbi sulla costruzione del nuovo impianto: impatto ambientale elevato, dati non precisi sulle Pm 10 e mancanza di documentazioni riguardo ad un bilancio sulla sostenibilità ambientale. Colorobbia vuole costruire un impianto per il recupero dei metalli preziosi dagli scarti della propria, un impianto che tra le varie attività al suo interno avrà anche quella della bruciatura di rifiuti e dello stoccaggio di rifiuti. Attività che hanno messo in allarme i cittadini per le possibili ricadute che la nuova struttura potrebbe avere a livello d’inquinamento ambientale sul territorio di Montelupo. Anche la Asl Centro vuole vederci chiaro. Nel mirino dell’azienda sanitaria, come si legge nel documento pubblicato su Facebook dal Comitato Tutela Salute e Ambiente Montelupo, lo studio delle ricadute sulle varie matrici ambientali che risulta, secondo l’Asl, non adeguato. Secondo l’azienda sanitaria, infatti, non è chiaro perché Colorobbia nel suo progetto per quanto riguarda la qualità dell’aria utilizzi dati risalenti all’anno 2010 per misurare il volume delle Pm 10, le polveri sottili. «Se si vuole fare riferimento a dati più precisi – spiega l’azienda sanitaria – occorre risalire al 2006-2007 e quando nel territorio di Montelupo erano presenti due centraline». In quell’anno la media annuale di polveri registrata nell’aria urbana è stata di 39 microgrammi al metro cubo valore nettamente superiore al limite di 20 stabilito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. «Nel 2009 -prosegue l’Asl- i valori registrato dalla stazione di via Asia mostravano una media annuale intorno ai 37 microgrammi». Dati che sempre secondo la Asl hanno causato diversi effetti sanitari in termini di ospedalizzazione e mortalità. Oggi per misurare l’inquinamento si utilizzano i dati delle centraline di Santa Croce sull’Arno e Capannori dove i limiti di Pm 10 posti dall’Oms sono leggermente diminuiti fino ad arrivare però al 2015 in cui la concentrazione di polveri sottili è aumentata fino a superare cinque volte i livelli stabiliti. L’altro dubbio riguarda la ricaduta degli agenti inquinanti. «Dal rapporto preliminare ambientale – spiega l’Asl – si evince che il modello di ricaduta elaborato mostra un incremento di esposizione pari al 5% di alcuni recettori residenti nel raggio di un chilometro e pari all’1% fino a distanze molto significative come ad esempio il centro di Empoli». «In termini di morbosità e mortalità – aggiunge l’Asl – questi incrementi sono significativi sia come valori medi annuali che come valori puntuali». In più si sottolineano anche i rischi derivati dalla bruciatura di certi tipi di materiali.

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