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Empoli

Azienda distrutta da un rogo

Azienda distrutta da un rogo

I vigili del fuoco non escludono la pista dolosa. Il titolare: ho perso tutto

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MONTELUPO. «Non c’è rimasto più niente». Giacomo Giachi guarda in basso con gli occhi lucidi. È appena uscito da quel che resta del capannone della falegnameria, che aveva fondato poco meno di quattro anni fa, dopo la chiacchierata con gli uomini di polizia giudiziaria dei vigili del fuoco. Un confronto doveroso, quello di ieri mattina, a poche ore dall’incendio che ha letteralmente distrutto l’azienda, trasferitasi in via Maremmana a Montelupo da appena un anno e tre mesi. Fiamme devastanti che hanno mandato in fumo macchinari, legno e mobili che stavano per essere ultimati e consegnati in questi giorni. Danni al momento non quantificabili, dice Giachi, aggiungendo: «Non ci voglio pensare». Anche se, a occhio, si può tranquillamente parlare di vari milioni di euro.

Incertezza sull’ammontare della cifra persa dall’imprenditore, così come sulle cause che hanno scatenato l’inferno nella stradina che sfocia nel verde delle colline. Secondo Giachi si sarebbe trattato di «un corto circuito partito dall’impianto elettrico». Per i vigili del fuoco, invece, «serviranno ulteriori approfondimenti per definire meglio l’origine del rogo. Da una prima ricognizione non sono stati trovati elementi evidenti che possono far pensare a un incendio doloso. Ma si tratta di una ipotesi che, al momento, non viene scartata».

Nei prossimi giorni sapremo di più dell’incendio che l’altra notte ha tenuto impegnate tre squadre di vigili del fuoco, provenienti dai distaccamenti di Empoli, Firenze Ovest e dal comando del capoluogo toscano. In supporto anche un’autobotte da Castelfranco di Sotto e una da 14mila litri da Prato, quest’ultima usata come vero e proprio serbatoio per le operazioni di spegnimento. In tutto, trenta uomini e otto veicoli antincendio. In più presenti anche i carabinieri di Montelupo, oltre ad ambulanze e personale di Misericordia e Pubblica assistenza, anche se non ci sono stati feriti.

Le fiamme, infatti, hanno avvolto i settecento metri quadrati del capannone durante la notte, dopo che l’azienda era stata chiusa dai proprietari alle 20,15 dell’altro giorno. L’allarme è stato dato dalla figlia di una famiglia che abita sopra un altro capannone, adiacente a quello bruciato. «Abbiamo sentito un forte rumore, poi alcuni piccoli scoppi e da quel momento le fiamme hanno cominciato a crescere», racconta la mamma della ragazza che per prima ha chiamato i vigili del fuoco. Era passata la mezzanotte da circa trenta minuti e poco dopo è squillato anche il telefono di Giacomo Giachi. «Ero a letto quando ho ricevuto la telefonata - racconta - non ci volevo credere - Poi sono arrivato qui e non ho potuto fare altro che osservare le fiamme distruggere tutto quello che avevo costruito. Nel mese di ottobre avremmo festeggiato quattro anni di attività».

Prima del trasferimento a Montelupo, la falegnameria Giachi Produce si trovava a Cerbaie. «Dovevamo cambiare - spiega l’imprenditore - perché non avevamo più spazio». Sette i dipendenti per una produzione di mobili rigorosamente artigianale con vendite a privati e aziende di articoli su misura. Un angolo di Made in Italy andato in fumo senza riuscire a salvare nulla, se non gli uffici e un’area adibita a piccolo magazzino. Irriconoscibili le macchine a controllo numerico, le pialle o le scorte di legno e i mobili in produzione. E non c’è stato neppure l’ausilio di un impianto antincendio, visto che l’azienda ne era sprovvista. «La legge dice che per le ditte che utilizzano meno di 50 tonnellate di legno non è obbligatorio avere gli idranti all’interno», sottolinea Giacomo Giachi.

Chissà se non sarebbero stati utili l’altra notte, mentre le fiamme divoravano qualsiasi cosa, lasciando una scena di desolazione, ben visibile ieri mattina, quando il lavoro dei vigili del fuoco è proseguito con le indagini, in mezzo alla distruzione, da parte degli uomini del nucleo batteriologico chimico e radioattivo (Nbcr) di Firenze. Una presenza dovuta e di prassi, in questi casi, che serve a raccogliere ulteriori elementi per capire cosa sia realmente successo.

Con le loro tute bianche e le maschere antigas, i vigili del fuoco sono entrati in quella che fino a venerdì sera era un’azienda in piena attività. E che poche ore dopo è stata travolta da fiamme impietose.

Andreas Quirici

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