La protesta
Giovane di Castelfiorentino muore annegato nel lago
Megoro Dosso, 22 anni, partecipava a una gita in canoa sul Garda con gli amici, era cresciuto nel vivaio gialloblù fino a esordire in Eccellenza, poi aveva militato in altre squadre di calcio
CASTELFIORENTINO. Stava facendo un giro in canoa, insieme a un gruppo di amici. In prossimità della spiaggia La Cavalla, ha deciso di lasciare l'imbarcazione sulla quale si trovava con un'altra persona e di raggiungere la costa a nuoto, ma stato inghiottito dall'acqua.
È morto così, a soli ventidue anni, Megoro Dosso, originario della Costa d'Avorio ma di nazionalità italiana. Una tragedia che si è consumata sul lago di Garda e che ha sconvolto la comunità di Castelfiorentino, dove Megoro viveva con la famiglia da anni. E dove aveva frequentato l'istituto superiore Enriques ed era cresciuto anche calcisticamente, facendo tutta la trafila nelle giovanili gialloblù, per poi esordire in Eccellenza. Negli anni successivi aveva vestito - tra le altre - anche la maglia del Montaione.
Ora lavorava come animatore al camping La Rocca Village di Bardolino, in provincia di Verona. Ma quella che doveva essere un'estate di lavoro e divertimento si è trasformata in tragedia mercoledì 6 luglio. L'allarme è scattato immediatamente e sulle sua tracce si sono messi la guardia costiera, il 118 e i vigili del fuoco, che hanno fatto arrivare i sommozzatori di Bologna. Le ricerche sono durate alcune ore, con la speranza di trovarlo vivo che si affievoliva sempre più, fino a quando, dopo le 19, il corpo non è stato ripescato a qualche decina di metri dalla riva, nel territorio di Bardolino. Intanto la Procura ha disposto l'autopsia per stabilire la causa del decesso del ventiduenne, forse colpito da un malore. Poi la salma sarà restituita alla famiglia per il funerale.
Toccanti i messaggi degli amici sui social network. «Non ho parole per esprimere questo immenso dolore - scrive un’amica -. Ti chiedo perdono da parte di questa vita, per tutto ciò che non ti ha permesso di fare, per tutti i sogni nel cassetto che non sei mai riuscito a realizzare, per il tuo sorriso costante e contagioso. Non accetterò mai la tua partenza, perché lo sai anche tu che è solo un viaggio, tornerai a fine estate come promesso, mi chiamerai e staremo delle ore in piedi a raccontarci tutto, a darci dei consigli come sempre. Non parlerò mai di te al passato. Vivi e vivrai eternamente nei nostri cuori. Solo chi viene dimenticato muore veramente».
Messaggi carichi di dolore e lacrime, come quello scritto da un altro ragazzo castellano: «Sei stato un compagno di banco, ma più che un compagno un amico, un amico che è sempre stato disponibile, un amico di cuore. Mi si stringe il cuore a sapere che per le vie di Castello non potrò più salutarti, parlare e ridere come hai sempre fatto, perché a te il sorriso non ti è mai mancato. Mi mancherai tantissimo amico mio».
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