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Empoli

Soldi dai genitori per il cartellino del baby-cestista: scatta la squalifica

Soldi dai genitori per il cartellino del baby-cestista: scatta la squalifica

Pagano cinquemila euro per portare il loro figlio tredicenne a giocare in un’altra squadra poi denunciano l’episodio alla procura federale: stop di quattro mesi per il presidente dell’Use

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EMPOLI. Cinquemila euro per il cartellino di un baby-cestista di 13 anni che vuole andare a giocare in un'altra società. I genitori accettano la proposta, pagano la cifra alla società - con la quale sottoscrivono una scrittura privata - e poi presentano un esposto alla procura federale e il presidente dell’Use basket, Corrado Quaglierini viene squalificato per quattro mesi.

Il provvedimento è contenuto in un comunicato ufficiale della Federazione italiana pallacanestro, che ripercorre anche tutte le tappe della vicenda. Che è iniziata lo scorso 25 novembre, quando i genitori del ragazzino, presentarono un esposto lamentando «la violazione dei principi di lealtà e correttezza sportiva, avendo subordinato la cessione dei diritti sportivi del figlio ad altra società dietro versamento di un corrispettivo di 5.000 euro». L'accordo - sancito con quattro erogazioni liberali - era arrivato - si legge nel comunicato - «a seguito di laboriose trattative».

All'udienza del 13 maggio scorso, il rappresentante della Procura federale aveva chiesto l'inibizione di 5 mesi per Quaglierini. «Le società concorrono direttamente nella formazione e crescita dell'atleta ma anche nel più generale sviluppo dell’attività sportiva. Il complesso compito viene svolto quotidianamente da migliaia di sodalizi la cui attività, lungi dal costituire una fonte di reddito o essere sostentata unicamente dalle quote versate per la pratica dell'attività giovanile, nella maggior parte dei casi si fonda sul volontariato e sulla passione sportiva di chi la coordina e dirige».

Tuttavia «il riconoscimento di tale funzione non può consentire speculazioni economiche, soprattutto a danno di atleti minorenni, né determinare uno squilibrio di rapporti tra club più facoltosi a danno dei sodalizi più poveri, né tantomeno provocare fenomeni di abbandono o di interruzione dell'attività sportiva da parte di un giovane atleta».

Il tribunale federale rileva anche che «può apparire non condivisibile la scelta dei genitori, di sottoscrivere coscientemente un presunto accordo di liberalità che invece dissimulava la cessione del vincolo sportivo, quasi concorrendo alla violazione disciplinari, e solo successivamente presentare un esposto alla procura federale», tuttavia tale decisione non può escludere dalla responsabilità l’Us Empolese: «Valutato il quadro complessivo della vicenda, la delicatezza della questione trattata, nonché il comportamento processuale assunto dall'incolpato - si legge nel provvedimento - si reputano prevalenti le circostanze attenuanti, al fine dell'applicazione di una diminuzione della sanzione richiesta». Respinta, invece, la domanda - avanzata dai genitori - di restituzione dei soldi, «in quando gli interessi economici dei soggetti non sono rilevanti in questa sede». La società biancorossa fa sapere che ricorrerà in appello contro la squalifica di Quaglierini.

Francesco Turchi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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