Il Tirreno

Empoli

TRA DIRITTI E DISAGI

Porta a porta, è rischio caos per lo sciopero di due giorni

di Marco Pagli
Rossano Rossi (il secondo da destra) con i delegati della Rsu Carlo Gentilesca, Piero Bartalini e Gabriele Gambone (Foto Agenzia Carlo Sestini)
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Rossano Rossi (il secondo da destra) con i delegati della Rsu Carlo Gentilesca, Piero Bartalini e Gabriele Gambone (Foto Agenzia Carlo Sestini)

I 400 dipendenti di Publiambiente protestano per il mancato rinnovo del contratto. L'11 e 12 luglio decine di migliaia di sacchi e contenitori potrebbero restare su strade e marciapiedi

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EMPOLI. Due giorni di sciopero degli addetti alla raccolta rifiuti. Lunedì 11 e martedì 12 luglio i lavoratori di Publiambiente incroceranno le braccia per il mancato rinnovo del contratto nazionale del settore. Il rischio è quello di un nuovo caos rifiuti per le strade degli undici comuni, dove è in vigore il porta a porta. Lo sciopero di due giorni, infatti, arriva a breve distanza da altre due giornate di mobilitazione (il 30 maggio e il 15 giugno scorsi), quando rimasero fuori dalle porte delle abitazioni migliaia di sacchi.

Peraltro il blocco interesserà nuovamente la principale azienda pubblica dell'igiene ambientale sul territorio. Con 400 dipendenti e diversi stagionali, Publiambiente gestisce circa il 70% del settore della raccolta porta a porta nell'Empolese Valdelsa. «Lo sciopero ovviamente non è contro i cittadini - spiega Rossano Rossi, segretario della Camera del Lavoro di Empoli - e anzi siamo dispiaciuti per i disagi che si creeranno. In questi giorni i lavoratori si sono spesi per informare la popolazione con volantini in cui si spiegano i motivi della nostra iniziativa. Comprendiamo tutto, ma i diritti sul lavoro non possono essere calpestati. Inoltre, abbiamo anche inviato una lettera ai principali sindaci per comunicare lo sciopero e chiedendo il loro impegno per chiudere la trattativa. Gli operatori della raccolta rifiuti svolgono un lavoro duro, per strada e con temperature difficilissime in estate e in inverno. Ma poco o niente viene riconosciuto loro del grande business che sempre di più sono diventati i rifiuti a livello nazionale. La partita vale qualcosa come 11 miliardi di euro, ma la proposta di rinnovo del contratto è di appena 6 euro al mese in busta paga. Questo non è accettabile».

Lo sciopero è promosso da Cgil, Cisl, Uil e Fiadel. E, come detto, segue a stretto giro altre due giornate di mobilitazione. Questa volta, però, saranno due i giorni consecutivi e la preoccupazione principale riguarda i contenitori dei rifiuti organici, viste anche le alte temperature di questi giorni. Il lunedì è previsto, infatti, lo svuotamento dei contenitori marroni a Certaldo, Empoli, Fucecchio, Gambassi, Montaione, Montelupo, Montespertoli e Vinci. Mentre a Capraia e Limite, Cerreto e Castelfiorentino il martedì. Le rivendicazioni dei sindacati, tuttavia, vanno oltre e chiamano in causa la deregolamentazione del settore. «Quella retributiva è solo una delle questioni all'ordine del giorno - attacca Piero Bartalini della Rsu Publiambiente - il nostro è un comparto ricco, ma questa ricchezza troppo spesso non viene investita sui lavoratori. Ad esempio con accorgimenti per ridurre il pericolo di infortuni e di malattie professionali, che sono molto frequenti a causa della pesantezza del lavoro. Ma anche fermando il ricorso spinto alla precarietà oppure regolamentando gli appalti pubblici nei confronti della cooperazione sociale o di aziende private. La sensazione principale che abbiamo è proprio questa, cioè che Utilitalia e Assoambiente (le controparti aziendali, ndc) non vogliamo chiudere il contratto nazionale per decontrattualizzare il settore e aprirlo ulteriormente alle esternalizzazioni». Un problema, quello degli appalti pubblici, al centro dell'azione del sindacato da un anno a questa parte. La Cgil, infatti, sta promuovendo un protocollo che regolamenta le concessioni in appalto da parte degli enti pubblici. «Sui tavoli dei nostri amministratori il protocollo c'è da diversi mesi - prosegue Rossi - ormai le esternalizzazioni sono diventate una pratica molto, fin troppo, diffusa. Servono regole, ma la politica deve battere un colpo».

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