Il Tirreno

Empoli

L’impianto brucerà rifiuti comitato vuole chiarimenti

di Alessandro Marmugi
L’impianto brucerà rifiuti comitato vuole chiarimenti

Presentate alla Regione una serie di osservazioni sul progetto di Colorobbia Nel mirino materiali trattati, capacità e stime sull’inquinamento atmosferico

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MONTELUPO. Hanno presentato le osservazioni ieri sera, poche ore prima della scadenza del tempo limite. Ma il comitato “Tutela salute e ambiente Montelupo” ce l’ha fatta e ha consegnato alla Regione Toscana i documenti per chiedere di assoggettare a procedura di Via (Valutazione di impatto ambientale) il progetto di Colorobbia. L’azienda vuole costruire nella zona industriale Pratelle a Fibbiana un impianto per il recupero di metalli preziosi attraverso la lavorazione di scarti e rifiuti.

Un progetto presentato a due anni di distanza da quello per creare un impianto a biomasse, che ha messo in allarme i residenti. E così anche questa volta è nato un comitato, costituitosi pochi giorni fa. “Tutela salute e ambiente Montelupo”, questo il nome con l’obiettivo di tutelare l’aria, il territorio e l’ambiente nella città della ceramica. Il presidente e portavoce è l’avvocato Alessandro Carboncini che già era stato alla giuda del comitato contro l’impianto a Biomasse. «Non siamo contro nessuna azienda e non abbiamo pregiudizi di nessun genere ma ci teniamo alla nostra salute e anche in questo caso vogliamo vederci chiaro». Già perché a quanto pare ci sono dei punti del progetto presentato da Colorobbia che secondo i cittadini non quadrano e che la Regione avrebbe il dovere di approfondire. Sono diversi gli aspetti sottoposti alla lente di ingrandimento nelle osservazioni presentate dal comitato all’ente.

Il primo riguarda il mancato collegamento dei materiali trattati nell’impianto con le finalità d’impresa. Secondo il comitato infatti il progetto prevede un impianto finalizzato alla fusione e alla bruciatura di rifiuti speciali pericolosi e non finalizzato al recupero di metalli preziosi. Ma l’azienda ha richiesto l’autorizzazione all’utilizzo di centinaia di materiali, tra questi plastiche, gomme, coloranti, sostanze organiche, batterie ed accumulatori. La seconda osservazione riguarda la capacità massima dell’impianto. Il progetto prevede la bruciatura di 678 tonnellate all’anno di rifiuti ma secondo il comitato l’azienda non riporta nelle carte qual è la capacità massima dell’impianto che secondo una stima potrebbe arrivare fino a 2.486 tonnellate all’anno. Non sussisterebbero dunque sufficienti garanzie che l’impatto inquinante sia quello indicato nel progetto. La terza osservazione invece riguarda la non attendibilità dei risultati del modello di calcolo del modello diffusionale.

Secondo il comitato infatti nel progetto si stima l’impatto ambientale dell’impianto sul territorio attraverso uno specifico software con la finalità di determinare gli effetti delle emissioni sull’area. Ma nel modello diffusionale atmosferico proposto non si tiene conto delle condizioni peggiori, ovvero delle cosiddette “calme di vento”.

In più le altre preoccupazioni derivano dalla mancanza di centraline nel circondario per il monitoraggio dell’area e dall’attività di stoccaggio dei rifiuti pericolosi, al 95% liquidi e da conferire poi a terzi autorizzati che è 14 volte superiore, come quantità di rifiuti a quella del recupero. Il comitato ha chiesto di assoggettare il progetto a procedura di Via e di Vis. Il termine per presentare la domanda scadeva proprio questa mattina.

La Regione adesso potrà chiedere integrazioni oppure emettere il parere definitivo entro 90 giorni dal 9 maggio (dall’avvio del procedimento con pubblicazione sul sito del progetto).

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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