Altri dubbi sul progetto di Colorobbia
Le preoccupazioni di Sel dopo l’analisi del progetto: «Sarebbe il primo inceneritore della zona»
MONTELUPO. C'è grande fermento intorno al progetto presentato da Colorobbia per la costruzione di un impianto per il recupero dei metalli preziosi nella zona industriale di Fibbiana. Dopo le perplessità espresse dal Movimento 5 Stelle questa volta a scendere in campo è Sinistra Ecologia e Libertà che mette nero su bianco le proprie preoccupazioni. «Da una analisi attenta del progetto anche attraverso l'ausilio di esperti del settore, molti sarebbero i punti critici dell'impianto – dicono da Sel – a partire dal fatto che, per le finalità del recupero di materiali, saranno utilizzati ben 4 forni per la "bruciatura" e "fusione" dei rifiuti stessi, in modo poi da poterne recuperare metalli preziosi (ed energia) attraverso alcuni procedimenti di carattere chimico-fisico a valle; contestualmente è prevista la richiesta di autorizzazione per il trattamento di moltissime tipologie di rifiuti speciali pericolosi e non, derivanti dai più disparati processi industriali. Perciò affermiamo che questo impianto proposto da Colorobbia potrebbe essere il primo inceneritore di rifiuti nell'Empolese Valdelsa».
I dubbi sempre secondo Sel riguardano anche le capacità dell'impianto. «Dalla relazione tecnica presentata -spiegano - non è ben chiaro quali siano le capacità massime dell'impianto, ma viene fornito solo un "valore stimato" per il trattamento termico (circa 750 ton/anno), che è rilevante: in base a questi volumi di lavorazione sono state fatte alcune stime relative all'inquinamento prodotto dall'impianto stesso, che, secondo il proponente, sarebbero accettabili. Peccato che da alcuni calcoli è stato possibile desumere una capacità massima del progetto, che risulterebbe ben maggiore di quella stimata, da cui di conseguenza, è presumibile aspettarsi un inquinamento potenziale più rilevante per condizioni di massimo esercizio. Inoltre, anche gli aspetti ambientali che sono stati considerati, non sono sufficientemente esaustivi e rassicuranti. Sarebbe il caso di prevedere un sistema di rilevamento in continuo delle emissioni alla sorgente, in modo da verificare il continuativo rispetto delle condizioni ottimali di processo e dei limiti di emissione».
Per questi motivi Sel Empolese Valdelsa ha deciso di collaborare con il nascente comitato per la Tutela Salute e Ambiente Montelupo per presentare alcune richieste di chiarimento e osservazioni. «Invitiamo tutti i cittadini – aggiungono – ad aderire a questo comitato, e ci rendiamo disponibili, nei prossimi giorni, a fornire delucidazioni, contattando esperti per ulteriori approfondimenti e portandoli nelle sedi opportune. E chiediamo fortemente che questo progetto venga sottoposto a procedura di Via, al fine di valutare se l'impianto sia davvero sostenibile per il nostro territorio».
Alessandro Marmugi
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