Il Tirreno

Empoli

Allarme nube scattato con sei ore di ritardo

di Francesco Turchi
Allarme nube scattato con sei ore di ritardo

Incendio alla Zignago, stop alla paura ma proseguono i controlli

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EMPOLI. L’allarme è rientrato nel giro di poche ore, grazie anche alla pioggia. Il “chiudetevi in casa” di giovedì sera alle 21, si è trasformato in un “lavate bene frutta e verdura prima di mangiarla” di ieri mattina. Le indagini proseguono, così come i campionamenti, per fare luce su cause e conseguenze del rogo che ha mandato in fumo 2.000 pancali pieni di contenitori di vetro all’interno di un deposito della Zignago, nella zona industriale del Terrafino, con una persona finita al pronto soccorso per un lieve malore a seguito di esposizione al fumo. Ma intanto è polemica sulla tempistica con cui la cittadinanza è stata avvertita della possibile presenza di fumi tossici (poi fortunatamente scongiurata) nell’aria. Perché l’intervento dei vigili del fuoco (che hanno lavorato ininterrottamente fino a ieri mattina alle 7.30), è iniziato alle 15 di giovedì. E la nube di fumo per un fenomeno di inversione termica non si è dispersa nell'aria ed è rimasta ad altezza uomo. Si è diffusa rapidamente interessando le aree circostanti all’azienda tra Terrafino e Sovigliana. Ma il comunicato dell’Asl Toscana Centro, è stato diffuso ben più tardi, intorno alle 21. E peraltro non era neanche dei più tranquillizzanti: «I servizi di igiene pubblica dell’Asl raccomandano alla popolazione, per motivi precauzionali, di restare in casa, chiudendo porte e finestre. Tale misura deve essere osservata fino a quando il fumo non si sarà completamente diradato. Si sospetta la dispersione di sostanze tossiche e sono in corso accertamenti da parte dei servizi dell’Asl che sta collaborando con protezione civile, Arpat e vigili del fuoco».

L’azienda sanitaria sottolinea di essersi attivata non appena è stata avvertita dell’incendio in corso. Ma intanto non sono mancate le proteste dei cittadini: «E se quella nube fosse realmente stata tossica, in quanti ne avrebbero pagato le conseguenze?».

Almeno in questo caso c’è stato un difetto di comunicazione tra i soggetti coinvolti. Un “corto circuito” fortunatamente senza conseguenze.

Nella giornata di ieri, annunciando che la situazione era tornata alla normalità, l’Asl ha precisato «che sono in corso ulteriori valutazioni, sui materiali bruciati (legno e rivestimenti a base di polistirene e polietilene). A scopo puramente precauzionale, la popolazione è comunque invitata a consumare frutta e verdura coltivata nella zona interessata dalla nube, solo dopo averla sottoposta ad accurato lavaggio. Sono in corso ulteriori verifiche da parte di Arpat, anche mediante modelli diffusionali, e la Asl, pur non ravvisando pericoli, procederà comunque a campionamenti per valutare ogni eventuale possibile contaminazione. Nei prossimi giorni saranno fornite ulteriori informazioni».

L’Agenzia regionale per la protezione ambientale ha poi spiegato che «l'emissione derivata dal rogo, è quella tipica della combustione del legno e delle plastiche non clorurate e gli inquinanti principali caratteristici che possono risultarne sono: particolato, sostanze organiche incombuste, monossido di carbonio, ossidi di azoto, tracce di idrocarburi policiclici aromatici. Non erano presenti manufatti contenenti amianto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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