Il dolore
«Vogliamo la verità sulla morte in Arno»
La famiglia del Cicciaio chiede chiarimenti sulla sparizione
LIMITE. Un cielo grigio e una leggera pioggia hanno avvolto Limite per tutta la giornata. Una giornata cupa, carica di tristezza e malinconia. Quasi come se le nuvole avessero saputo che in quel paese, ieri, non si poteva essere felici. Già, perché Limite ha perso uno dei suoi simboli, una delle persone più amate. Dopo settimane di attesa le speranze sono state riposte in un cassetto e lo sconforto ha preso il sopravvento. Pierluigi Bellucci non c'è più, l'esame del Dna non ha lasciato spazio a dubbi. Era suo quel corpo ritrovato sulla spiaggia del Gombo lo scorso 8 maggio. Una notizia che ha sconvolto tutti, che ha riempito di dolore e di rabbia gli amici, i conoscenti e soprattutto i familiari. Che attraverso qualche frase hanno raccontato al mondo tutta la loro disperazione ma anche la loro forza di volontà e la determinazione nel voler conoscere come e perché Pierluigi è morto. «Avevamo a lungo sperato che il corpo ritrovato a San Rossore non fosse quello di Pierluigi - dicono i familiari - ma purtroppo non è così. Il cadavere ritrovato l'8 maggio scorso a San Rossore è il suo. Adesso è sicuramente il momento del dolore ma non ci fermiamo, torneremo a cercare la verità, vogliamo sapere come e perché Pierluigi è finito in quel fiume». Sì, perché tutti vogliono sapere che cosa sia successo davvero al Cicciaio in quella tragica notte del 18 marzo. Lo chiede la famiglia ma lo chiede un paese intero.
Un paese che sin dal primo giorno in cui si erano perse le sue tracce si è dato da fare per cercarlo, per trovare qualche indizio, che è sceso in piazza per conoscere la verità , per tenere viva l'attenzione sul suo caso, per non lasciare che la sua assenza passasse inosservata. Perché il fatto che non ci fosse a Limite si sentiva e come. E si sente tutt'oggi. La casa del popolo non è più la stessa. Le pareti del bar parlano ancora di lui con foto, immagini e fotomontaggi che lo ritraggono. Perché era la vera anima del paese. Le sue imprese, i suoi racconti, la sua allegria, il suo modo di vivere così libero e genuino hanno contagiato centinaia di persone. Quelle stesse persone che in queste settimane hanno dato la loro testimonianze di affetto ai fratelli, alla madre Edda, al figlio, alla compagna Sandra. Giovani, anziani, bambini tutti abbracciati intorno ai cari di quell'uomo che qualcuno considerava per certi versi il "sindaco" del paese. Estroverso e ribelle, ma generoso e sempre pronto ad aiutare gli altri.
E l'abbraccio della gente non è mancato nemmeno in queste ore dopo che si è venuti a conoscenza della tragica notizia. Sul gruppo Facebook che era stato creato per raccogliere segnalazioni e coordinare le ricerche sono centinaia i messaggi di cordoglio che sono arrivati. Dai conpaesani ma anche da chi lo aveva solo incrociato o chi aveva avuto modo di conoscerlo all'Isola d'Elba dove aveva vissuto per alcuni anni. «Era il limitese per eccellenza - scrive Luca Batistoni - e io mi porterò con me i mille racconti limitesi che il “Ciccia” ci narrava 30 anni fa, nelle notti passate ai canottieri». Già, tanti gli aneddoti come quelli che ricorda Daniele Antonini. «Lo ricordo quando incurante delle regole stradali sfrecciava con la moto come staffetta ciclistica davanti a " Ringo " vigile urbano...O quando sul palo insaponato della cuccagna a sbalzo sull'Arno riusciva ad andare più avanti di tutti. Questo è Pierluigi: la sua solarità , quel suo modo di affrontare le cose con quella leggerezza che hanno solo i grandi». Momenti belli ed emozionanti tra divertimento e risate. «Limite senza di te è un paese triste - scrive Bruno Nardini - ci mancheranno le tue battute e le tue risate e la tua voglia di scherzare. Tu sarai sempre in mezzo a noi e ti ricorderemo sempre. Adesso lassú nel cielo farai sorridere anche gli angeli. Ciao grande Ciccia». C'è chi posta le foto di una rosa rossa per commemorarlo e chi una vecchia immagine di Pierluigi quando era giovane. Con una camicia a righe bianca e nera e un bicchiere in mano. Ricordi di una vacanza in crociera nelle isole greche trenta anni fa. «Pierluigi a questa foto era particolarmente legato - scrive Francesco Rofi - Io lo voglio ricordare così. Riposa in pace amico mio e amico di tutti». Si perché tutti lo conoscevano e gli volevano bene. E adesso c'è solo un grande vuoto, in attesa dell'ultimo grande saluto.
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