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Empoli

Manette obbligatorie E con la nuova legge rischia fino a 12 anni

di Massimo Mugnaini
Manette obbligatorie E con la nuova legge rischia fino a 12 anni

Droga nelle urine dell’automobilista ma saranno decisivi gli esami del sangue per capire quando l’ha assunta

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VINCI. Esattamente sei anni fa – il 2 giugno 2010 – moriva in un incidente stradale a Firenze un ragazzo di 17 anni, Lorenzo Guarnieri, studente modello al liceo scientifico, calciatore e pallavolista per hobby. Lorenzo viaggiava col suo scooter sul viale delle Cascine a Firenze, quando una moto con a bordo due persone ubriache e drogate invase la corsia opposta e si scontrò frontalmente col ragazzo, uccidendolo. I genitori di Lorenzo, Stefano e Stefania, iniziarono una battaglia contro le morti sulla strada causate dall’alcol, dando vita all’associazione Guarnieri onlus. La loro richiesta di introduzione del reato di omicidio stradale, con tanto di raccolta firme, fu accolta con entusiasmo dall’allora sindaco fiorentino Matteo Renzi che lo scorso marzo, da premier, l’ha resa legge. Ed è proprio sulla base di questa nuova legge ‘promossa’ dalla tragedia fiorentina di Lorenzo che martedì notte i carabinieri hanno stretto le manette ai polsi di Federico Maccanti, 29 anni, di Cerreto Guidi. Maccanti, negativo all’alcol test, è infatti risultato positivo alla cocaina, stando all’esame delle urine. E tanto è bastato, ai militari, per arrestarlo e portarlo nel carcere fiorentino di Sollicciano; nella tarda serata di ieri gli sono stati concessi i domiciliari in attesa dell’udienza di convalida del gip. Accusato di omicidio stradale, il 29enne è stato sottoposto anche agli esami del sangue, i cui risultati sono attesi nei prossimi giorni. Se infatti è stata rilevata cocaina nelle urine, non è certo che lo stupefacente fosse ‘in circolo’ quando Hu, il giovane operaio cinese, è stato falciato dalla sua Audi Tt. E soltanto gli esami ematici potranno confermarlo o meno. Quel che è certo è che se Maccanti avesse ucciso Hu tre mesi fa, sarebbe stato ‘solo’ denunciato per omicidio colposo e non sarebbe stato necessariamente portato in carcere. Invece, con la legge sull’omicidio stradale entrata in vigore lo scorso 23 marzo, molto è cambiato. Considerato adesso un reato autonomo, è stato graduato su tre varianti: resta la pena già prevista (da 2 a 7 anni) per l’ipotesi base, quando la morte è causata per violazione del codice della strada. La seconda variante prevede da 8 a 12 anni di carcere per chi provoca la morte di una persona ed è sotto effetto di droghe o in stato di ebbrezza grave (tasso alcolemico oltre 1.5 grammi per litro). La terza fattispecie contempla la reclusione da 5 a 10 anni se l’omicida si trova in stato di ebbrezza più lieve (oltre 0,8 grammi per litro) o ha causato l’incidente dopo condotte pericolose (eccesso di velocità, guida contromano, sorpassi, inversioni).

Maccanti ricadrebbe nella seconda variante, la più grave. La nuova legge stabilisce anche che per l’omicidio stradale è sempre consentito l’arresto in flagranza di reato. In presenza delle aggravanti (alcol e/o droga come appunto nel caso di Sovigliana) l’arresto diventa obbligatorio. Un’altra novità è rappresentata dall’arresto consentito in flagranza di reato anche nel caso in cui il responsabile dell’incidente si sia fermato ed abbia prestato soccorso. Esattamente il caso di Maccanti. Se fosse scappato, per lui sarebbe anche scattato l’aumento di pena da un terzo fino a due terzi. D’altronde, la pena è diminuita fino alla metà quando l’incidente è avvenuto con il concorso di colpa della vittima o di terze persone. E il fatto che fianco al corpo di Hu siano state trovate le cuffie del cellulare - riferibili secondo i carabinieri proprio alla vittima - potrebbe portare qualche beneficio all’investitore. Di certo, chi oggi uccide sulla strada non può più far leva sulla prescrizione: la nuova legge ne ha raddoppiato i tempi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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