La manifestazione
Disabili, stop al casermone
Cittadella dell’handicap: la Regione boccia la struttura e chiede un nuovo piano
EMPOLI. Giusto vendere le ville, che ormai non sono più funzionali, perché è vero che serve una riorganizzazione dei servizi per disabili. Ma quel “casermone” da 78 posti proprio non va giù alla Regione. Almeno con quelle caratteristiche architettoniche. Serve un altro piano (sempre finanziato dalle alinazioni), condiviso tra enti e associazioni, per garantire ai disabili una soluzione che sia più personalizzata possibile. Che sia una specie di “cittadella” concentrata in un unico terreno o si opti per la soluzione “diffusa” con varie strutture sparse sul territorio, si vedrà in seguito. Se ne parlerà intorno a un unico tavolo, attraverso un confronto. Esattamente quello che è mancato finora. E ieri è arrivata la riprova, con una giornata di caos, scatenato da un comunicato dell’associazione Autismo Toscana, che parlava di “progetto accantonato” al quale il sindaco Brenda Barnini ha risposto piccata: «Inutile e scorretta strumentalizzazione». In mezzo l’assessore regionale Stefania Saccardi, che fa chiarezza: «L’operazione si farà ma il progetto architettonico (tutt’altro che secondario, ndr), non va bene».
Il piano. La vicenda si trascina ormai da due anni. Già la precedente giunta, sul finire del mandato, aveva inserito in extremis Villa Cerbaiola nel piano delle alienazioni, per poi fare dietrofront in seguito alla sollevazione delle associazioni. Ma un anno dopo l’operazione torna di moda e a novembre 2015 il consiglio comunale di Empoli dà l’ok al piano da 3,8 milioni di euro messo a punto dall’Asl 11 su richiesta dei sindaci: l’operazione sarà finanziata attraverso la vendita della Villa Cerbaiola (centro diurno da 50 posti), valutata 2,3 milioni di euro dall’agenzia del Demanio e di Villa Fucini (centro notturno) di via XI Febbraio (sul mercato a 980.000 euro). In più il Comune potrà contare su un contributo della Regione da mezzo milione di euro. Con questi soldi sarà costruito un centro polivalente per un massimo di 78 persone (con diverse tipologie di disabilità, ma soprattutto affette da disabilità mentale), nella zona di Sant’Anna, tra il Terrafino e Carraia, su un terreno di 12.000 metri quadrati donato dalla famiglia Artini. Previsti nel progetto (forse non definitivo, ma sicuramente ampiamente condiviso tra sindaci e Asl), un plesso da 20 posti residenziali con centro diurno aggregato di ulteriori 10 posti dedicati all’autismo. Un ulteriore plesso, separato, dedicato alla "nuova Cerbaiola" costituita da due moduli da 20 persone ciascuno. Laboratori e spazi comuni a disposizione delle due strutture.
Rivolta. Le associazioni che si occupano dei problemi della disabilità nell’Empolese Valdelsa e nel Valdarno si uniscono in un comitato per contrastare quel progetto che prevede la realizzazione di una struttura periferica, con la presenza contemporanea di uno spazio residenziale e di spazi per il diurno: «La progettazione e la realizzazione di questi istituti sta creando grande allarme nel mondo associativo e in una comunità desiderosa di non tornare indietro verso tempi bui. Vogliamo promuovere l’abbandono dell’assistenza in grandi strutture residenziali a lunga permanenza, a favore di un sistema di assistenza e sostegno basato sulla famiglia e sulla comunità».
Summit. Il comitato chiede un incontro con Asl, Regione e Comune. E lo ottiene. Si tiene il 18 maggio, ma soltanto ieri se ne sono conosciuti i contenuti. Tutta “colpa” (o merito, dipende dai punti di vista), di un comunicato stampa di Autismo Toscana, con allegato un verbale - non ufficiale e non firmato - della riunione (stilato dal coordinamento Dipoi), nel quale si ripercorrono brevemente gli interventi, per poi concludere che «l’assessore Saccardi decide, di comune accordo con Paolo Morello Marchese (dg dell’Asl Toscana Centro, dove nel frattempo, rispetto all’inizio della vicenda, è confluita l’ex Azienda empolese, ndr), e con gli altri, di accantonare il progetto del Centro polivalente per la disabilità e l’autismo».
Il caso. Ecco, su questo “accantonare”, scoppia il putiferio. Perché a una prima lettura sembra che la Regione blocchi l’intera operazione. E non, come invece sottolineerà più tardi Saccardi (articolo in basso), «soltanto l’aspetto architettonico». Basta questa scintilla a far riesplodere le polemiche. Il sindaco s’infuria e attacca le associazioni, che esultano in silenzio per quello che considerano comunque un successo.
Futuro. Ora l’assessore ha il compito arduo di far sedere (nuovamente) tutti intorno allo stesso tavolo, per arrivare a un progetto condiviso. Che non sia un “casermone” - come lei stessa ha sottolineato - ma che prevede il superamento di due strutture «obsolete», con un piano «innovativo»: «Dobbiamo ripartire, tutti insieme - si legge nel verbale della discordia - dalla valutazione funzionale dei disabili, per realizzare per ciascuno un progetto che rappresenti la persona in relazione al suo mondo attraverso l'individuazione o la progettazione delle attività o del lavoro che svolgerà anche nel terreno donato». Sarà istituito un tavolo ad hoc. Che forse, per evitare un nuovo caos e vista la rilevanza dell’argomento, dovrebbe concludersi con un comunicato condiviso. Sarebbe già un primo passo.
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