Il Tirreno

Empoli

Non bastano i controlli contro l’evasione

di Veronica Potenza
Non bastano i controlli contro l’evasione

Il direttore dell’Agenzia delle entrate spiega la sua ricetta a 200 ragazzi del Pontormo

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EMPOLI. Un tax gap (o perdita di gettito) doppio rispetto all’Europa. Che, però, non si può sconfiggere solo “giocando a guardie e ladri”come ha detto il direttore generale dell’Agenzia delle entrate Rossella Orlandi. Cultura della legalità, controllo sociale, certezza della pena, uso intelligente delle banche dati e impegno per favorire l'adempimento spontaneo pre-contenzioso: questa è la ricetta anti evasione illustrata da Orlandi che ieri mattina ha illustrato i principi del diritto tributario ai circa 200 studenti empolesi che affollavano l'auditorium del liceo Pontormo.

Empolese doc, Orlandi guida da quasi due anni la complessa macchina dell'amministrazione finanziaria italiana. Sotto la sua direzione, nel 2015, i recuperi da evasione fiscale hanno toccato il massimo storico di 14,9 miliardi ma la strada da fare per debellare il fenomeno, come spiegato nel corso dell'incontro, è ancora lunga.

L'incontro è stato organizzato nell'ambito del progetto "Fisco e scuola", frutto di un protocollo d'intesa siglato da Entrate e Miur, che ha portato lo scorso anno ad organizzare oltre 1500 eventi analoghi negli istituti italiani. L'iniziativa si propone di far crescere nei giovani italiani la consapevolezza dei propri diritti e doveri affinché abbiano chiaro che l'assenza di regole non è sinonimo di possibilità di crescita e sviluppo, bensì di minori servizi per tutti e di maggiore pressione fiscale.

Per far questo, il direttore è partita dalle radici del diritto tributario italiano, ovvero dalla Costituzione. «Quelle dell'articolo 53 non sono parole vuote, le dovete avere chiare in testa - ha detto il direttore alla giovane platea - se la Costituzione non avesse stabilito il principio di progressività della tassazione e del dovere di solidarietà, non esisterebbero scuola pubblica e servizi di base universali per tutti».

All'appello mancano circa 91 miliardi di imposte erariali, una somma dietro la quale non ci sono solo imprenditori e reddito d'impresa bensì un fenomeno molto più generalizzato. «Io non credo - ha detto la Orlandi - che questo sia un Paese più votato di altri alla delinquenza ma c'è un problema culturale, di approccio complesso della normativa e di tipologia economica del Paese». Per spiegare i numeri allarmanti dell'evasione nel Bel Paese, il direttore ha menzionato il problema dell'elevata pressione fiscale italiana ma anche la complessità della normativa che fa sì che i contribuenti siano sempre più reticenti a fare il proprio dovere. E ancora, un sistema di economia criminale molto forte che inquina il tessuto sociale e il retaggio della lunga stagione dei condoni che, fino a circa un decennio fa, ha indotto gli italiani a ritenere che fosse facile e conveniente evadere posto che, ogni 4-5 anni, c'era la possibilità di sanare a buon mercato la propria posizione.

«Credo che di condoni non si parlerà più - ha dichiarato la Orlandi - anche perché la comunità economica europea di cui facciamo parte ha dettato regole che lo impediscono, almeno per quanto riguarda i tributi armonizzati, e questo sarà decisivo perché ci sia un cambiamento di approccio». Per la signora del fisco italiano le misure per sconfiggere il fenomeno evasivo passano innanzitutto dalla semplificazione. L'introduzione della cedolare secca si è rivelata una soluzione efficace per ridurre i numeri degli affitti in nero e favorire l'immissione sul mercato degli immobili sfitti. Altro canale importante è poi costituito dalle banche dati, che consentono di lavorare sui grandi numeri, laddove i controlli individuali stentano ad arrivare. Un valido esempio in questo senso è l'operazione relativa alle dichiarazioni Iva. A seguito di una comunicazione massiva inviata nel 2015 ai 67mila contribuenti che non avevano trasmesso il modello, 47.000 soggetti si sono messi in regola consentendo così il recupero di milioni di imposte senza dover far ricorso a complesse e onerose riscossioni coattive.

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