Gioco
«Mai voluto chiudere ma all’azienda serve una ristrutturazione»
Gabriele Brotini spiega il momento critico di Pakerson La produzione rimane a Cerreto, sarà ridotto l’organico
CERRETO GUIDI. «Il Pakerson non chiuderà, Non c’è mai stata questa intenzione. Va affrontata una riorganizzazione aziendale con una riduzione di organico: la causa è la diminuzione del fatturato. Il calo è del 70% in due anni per colpa delle sanzioni alla Russia, nostro mercato di riferimento». A parlare - dopo l'incontro di ieri tra azienda e sindacato - è Gabriele Brotini, esponente della nuova generazione alla guida dello storico calzaturificio Pakerson, sul cui destino nelle ultime settimane si sono stagliati nuvoloni nerissimi. L'annuncio di venerdì della Cgil aveva fatto venire i brividi a decine di dipendenti (e alle loro famiglie), che - nonostante un alto grado di specializzazione - avrebbe incontrato molte difficoltà di ritrovare un impiego nel contesto lavorativo attuale.
La situazione sembra essere migliorata e per i dipendenti (anche se non tutti) si aprono spiragli di luce. Lo spiega lo stesso Brotini: «La situazione non era così negativa sin dall'inizio. Non vogliamo chiudere, vogliamo mantenere il legame con Cerreto Guidi. Sarà prevista una riduzione del personale, che al momento non so quantificare: in ogni caso l'azienda è disponibile a venire incontro in ogni modo ai nostri lavoratori, che sono la nostra forza».
Brotini chiude a ogni ipotesi di delocalizzazione all'estero; voce circolata nell'ambiente nei giorni scorsi: «Abbiamo uno stabilimento in Serbia ma non c'entra niente, perché lì produciamo semi-lavorati e non il prodotto di alta gamma che realizziamo a Cerreto Guidi. Se avessimo voluto delocalizzare lo avremmo fatto anni fa». L'incontro tra direzione aziendale e Filctem Cgil è andato abbastanza bene, come sottolinea la responsabile sindacale Silvia Mozzorecchi in una nota: «Nell'incontro di ieri è stata confermata la volontà aziendale, preavvisata informalmente da un consulente precedentemente all'apertura della mobilità, di mantenere l'attività produttiva nello stabilimento di Cerreto Guidi. Per tale opportunità si erano già espressi favorevolmente alcuni finanziatori. L'avverarsi di questa condizione garantirà la continuità della produzione e permetterà il mantenimento di buona parte della forza lavoro attualmente impiegata. Tale forza lavoro ad oggi - evidenzia l'azienda- non vanta nei confronti di quest'ultima alcun credito retributivo, contributivo o previdenziale. A seguito di quanto sopra e come già comunicato, la Cgil ha revocato lo sciopero. Confidiamo pertanto che la trattativa prosegua nelle sedi competenti e che si possa arrivare ad una positiva e condivisa soluzione della vertenza».
Quindi niente sciopero e tavolo delle trattative aperto per cercare di rintracciare una soluzione quanto più accettabile possibile per i 64 dipendenti del calzaturificio simbolo di Cerreto Guidi. Almeno la metà di loro dovrebbero rimanere, altrimenti il taglio al personale diventerebbe "sanguinoso". Ma l'impatto delle sanzioni alla Russia ha finito per mettere quasi in ginocchio realtà consolidate e prestigiose come il calzaturificio della famiglia Brotini, che vuole resistere a tutti i costi. Anche perchè il Pakerson, come spiega ancora Brotini, non avrebbe mai pensato di trovarsi in queste condizioni: «Nei primi mesi del 2014 avevamo programmato di fare un piano che ci permettesse di triplicare il fatturato. Poi con la crisi sul mercato russo e su quello cinese il fatturato è andato giù e abbiamo provato a resistere finché abbiamo potuto, fin quando ci siamo detti che dovevamo riorganizzarci. E' una situazione che non dipende da noi».
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