Il Tirreno

Empoli

Ciao capitan Ciancino ora indossi la fascia nella squadra del Paradiso

di Francesco Turchi
Ciao capitan Ciancino ora indossi la fascia nella squadra del Paradiso

In migliaia per l’addio al ragazzo morto dopo il calcetto «Sei indimenticabile e anche lassù non ti fermerà nessuno»

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EMPOLI. Ciancino sarà capitano per sempre. Si è portato dietro le sue maglie del cuore, quelle del Santa Maria e dell’Empoli, e giocherà nella squadra del Paradiso. «Perché a Gesù avevano appena squalificato a vita il suo mediano e per sostituirlo ha scelto Samuele, consegnandogli la fascia». Un’immagine dettata dal dolore e dalla speranza, dall’amore e dalla rabbia. Scritta su un pezzo di carta, letta con la voce rotta dal pianto, in un mare di lacrime che bagna una Collegiata troppo piccola per una tragedia così grande.

Empoli si è fermata di fronte a Samuele Cianci, ai suoi vent’anni, per maledire quel malore che se l’è portato via lunedì sera, nel centro sportivo di Monteboro, dove aveva appena giocato una partita di calcetto con gli amici.

Migliaia di bocche chiuse, di abbracci, di occhi smarriti. Ricordi che si intrecciano. Come le foto di Samuele stampate su un maxi-striscione affisso in piazza Farinata degli Uberti, e accompagnate da una frase di Antonello Venditti, per gridare in silenzio al mondo che Samuele ha lasciato un segno indelebile: “Perché lo so dovunque andrai, in ogni istante resterai... indimenticabile”. Un messaggio per lui che non c’è più, e per la sua splendida famiglia. Per babbo Daniele, per mamma Paola e la sorella Valentina. Centinaia di giovani li abbracciano, il parroco di Corniola, don Welars Kalimaze Nzabanita (che ha celebrato il funerale insieme a don Guido Engels), li invita a seguire la strada della Fede, a cercare rifugio in Dio di fronte a una tragedia che ha sconvolto per sempre le loro vite. Come quelli degli amici, che si alternano all’altare per leggere ricordi e poesie che toccano il cuore: «Mi mancheranno il tuo sgambettio, la tua risata contagiosa. Ma sono sicuro che anche lassù non ti fermerà nessuno».

Samuele era questo. Altruismo e grinta in campo, ma anche fuori, nella vita di tutti i giorni. Con i compagni di squadra del Santa Maria, dove aveva giocato fin da bambino. Con i compagni di studi, al Fermi prima e all’Università poi. Con gli amici-tifosi con i quali condivideva la passione per l’Empoli, sui gradini della Maratona. E gli azzurri hanno voluto rendergli omaggio, con una delegazione di dirigenti e calciatori - guidata dal presidente Fabrizio Corsi e da capitan Massimo Maccarone - che ha partecipato al funerale.

E poi, uno dopo l’altro, sono andati dai genitori di “Ciancino”, come lo chiamavano tutti, per abbracciarli. Come hanno fatto altre migliaia di persone in una giornata di lutto per tutto la città, travolta dal dolore. Che ha preso il sopravvento su una giovane donna, che si è sentita male ed è stata subito soccorsa da parenti e amici, mentre in chiesa si rincorrevano i ricordi di Samuele, scanditi dagli applausi. Come quello, scrosciante, che ha accompagnato la lettera letta dalla mamma di un compagno di squadra di Ciancino, scritta virtualmente da decine di mani della “grande famiglia del Santa Maria”, al termine della quale viene accennato quel coro che partiva «quando con la tua grinta riuscivi a gonfiare la rete. E il tuo viso diventava più luminoso di sempre: “Ciancino, Ciancino...”.

Ma stavolta la voce è bloccata dal dolore. Che però non riesce a fermare la nonna di Samuele. Esce dalla Collegiata, guarda le centinaia di persone costrette a restare fuori, e trova la forza per gridare un «grazie a tutti» che viene accolto da un lungo applauso.

Come l’uscita dalla chiesa della bara, portata a spalle dai compagni di squadra di Samuele, tutti con la maglia del Santa Maria, mentre decine di palloncini si alzano in cielo, correndo dietro a Ciancino.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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