Il Tirreno

Empoli

Muore a 20 anni dopo il calcetto: "Ciao Ciancino, sarai capitano nella squadra del Paradiso" - Video

Francesco Turchi
L'uscita della bara dalla Collegiata (Foto Agenzia Carlo Sestini) e Samuele Cianci
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L'uscita della bara dalla Collegiata (Foto Agenzia Carlo Sestini) e Samuele Cianci

In migliaia per l’addio al ragazzo morto al centro sportivo di Monteboro: «Sei indimenticabile e anche lassù non ti fermerà nessuno». Le maglie di Empoli e Santa Maria sulla bara portata dai compagni di squadra tra applausi e palloncini bianchi

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EMPOLI. Ciancino sarà capitano per sempre. Si è portato dietro le sue maglie del cuore, quelle del Santa Maria e dell’Empoli, e giocherà nella squadra del Paradiso. «Perché a Gesù avevano appena squalificato a vita il suo mediano e per sostituirlo ha scelto Samuele, consegnandogli la fascia». Un’immagine dettata dal dolore e dalla speranza, dall’amore e dalla rabbia. Scritta su un pezzo di carta, letta con la voce rotta dal pianto, in un mare di lacrime che bagna una Collegiata troppo piccola per una tragedia così grande. Empoli si è fermata di fronte a Samuele, ai suoi vent’anni, per maledire quel malore che se l’è portato via lunedì sera, nel centro sportivo di Monteboro, dove aveva appena giocato una partita di calcetto con gli amici. Migliaia di bocche chiuse, di abbracci, di occhi smarriti.

VIDEO L'applauso per Samuele - Il testo prosegue dopo le immagini

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Ricordi che si intrecciano. Come le foto di Samuele stampate su un maxi-striscione affisso in piazza Farinata degli Uberti, e accompagnate da una frase di Antonello Venditti, per gridare in silenzio al mondo che Samuele ha lasciato un segno indelebile: “Perché lo so dovunque andrai, in ogni istante resterai... indimenticabile”. Un messaggio per lui che non c’è più, e per la sua splendida famiglia. Per babbo Daniele, per mamma Paola e la sorella Valentina. Centinaia di giovani li abbracciano, il parroco di Corniola, don Welars Kalimaze Nzabanita (che ha celebrato il funerale insieme a don Guido Engels), li invita a seguire la strada della Fede, a cercare rifugio in Dio di fronte a una tragedia che ha sconvolto per sempre le loro vite. Come quelli degli amici, che si alternano all’altare per leggere ricordi e poesie che toccano il cuore: «Mi mancheranno il tuo sgambettio, la tua risata contagiosa. Ma sono sicuro che anche lassù non ti fermerà nessuno». Samuele era questo. Altruismo e grinta in campo, ma anche fuori, nella vita di tutti i giorni. Con i compagni di squadra del Santa Maria, dove aveva giocato fin da bambino. Con i compagni di studi, al Fermi prima e all’Università poi. Con gli amici-tifosi con i quali condivideva la passione per l’Empoli, sui gradini della Maratona.

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E gli azzurri hanno voluto rendergli omaggio, con una delegazione - guidata dal presidente Fabrizio Corsi e da  capitan Massimo Maccarone - che ha partecipato al funerale. E poi, uno dopo l’altro, sono andati dai genitori di “Ciancino”, come lo chiamavano tutti, per abbracciarli. Come hanno fatto altre migliaia di persone in una giornata di lutto per tutto la città, travolta dal dolore. Che ha preso il sopravvento su una giovane donna, che si è sentita male ed è stata subito soccorsa da parenti e  amici, mentre in chiesa si rincorrevano i ricordi di Samuele, scanditi dagli applausi. Come quello, scrosciante, che ha accompagnato la lettera letta dalla mamma di un compagno di squadra di Cianci, scritta virtualmente da decine di mani della “grande famiglia del Santa Maria”, al termine della quale viene accennato quel coro che partiva «quando con la tua grinta riuscivi a gonfiare la rete. E il tuo viso diventava più luminoso di sempre: “Ciancino, Ciancino...”. Ma stavolta la voce è bloccata dal dolore. Che però non riesce a fermare la nonna di Samuele. Esce dalla Collegiata, guarda le centinaia di persone costrette a restare fuori, e trova la forza per gridare un «grazie a tutti» che viene accolto da un lungo applauso. Come l’uscita dalla chiesa della bara, portata a spalle dai compagni di squadra di Samuele, tutti con la maglia del Santa Maria, mentre decine di palloncini si alzano in cielo, correndo dietro a Ciancino. 

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  • LA LETTERA DI GENITORI, STAFF E COMPAGNI DI SQUADRA DEL SANTA MARIA
Ciao Samu,
 
ci sono vuoti incolmabili, ferite profonde che ci accompagnano tutta la vita, si cicatrizzano, ma il segno resta. Le giornate saranno piene di persone, di impegni, di problemi risolvibili e non, non basta premere sul tasto “cancella” per cancellare veramente tutti i ricordi. Non si capisce più nulla, crediamo solo che sia stata una ingiustizia, e vorremmo gridarlo al mondo intero.
 
Urlando in maniera molto più forte di come quando quelle volte dagli spalti sentivi le nostre grida, ogni qualvolta ricevevi un colpo da un tuo avversario, ma te, da piccolo e grande omino di gomma che eri, incassavi il colpo, ti rialzavi, gli allungavi subito la tua mano e dopo avergli dato una pacca sulla spalla come per dirgli “tranquillo, tutto a posto, sono cose che capitano”, poi con lo sguardo ti rivolgevi verso le tribune per cercare quello di mamma Paola e una volta trovato, alzavi il pollice destro verso l’alto e riprendevi a giocare.
Assumevi lo stesso atteggiamento anche quando i colpi erano più duri e la roccia di Marco Giglio veniva subito in tuo soccorso, ti caricava sulle sue spalle e ti portava fuori dal campo. Purtroppo lui questa volta non c’era, ma in tuo soccorso sono arrivate delle persone fantastiche che hanno fatto il possibile senza però calcolare bene i tempi, perché è arrivato il nostro Signore Gesù prima di loro, gli avevano appena squalificato a vita il suo mediano e per poterlo sostituire e vincere la partita, ecco che è corso da te e proprio come il tuo amico Marco, ti ha caricato sulle sue spalle e ti ha portato fuori. Non negli spogliatoi, ma nel suo bellissimo e meraviglioso campo, consegnandoti la fascia di capitano. 
 
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Ho il ricordo indelebile di quando arrivavi con il tuo borsone, più grande di te ed eri il primo ad arrivare e l’ultimo ad andare via. Ricordo anche quando in quelle giornate calde di agosto iniziavano gli allenamenti, eri sempre carico di vitalità, per te la parola “fine” non esisteva. Anzi, incoraggiavi tutti dicendo “dai ragà, tra poco si finisce”. Che tempi meravigliosi passati insieme a te.
 
A mamma Paola, che per noi era e sarà sempre la nostra presidentessa, babbo Daniele, sempre disponibile per tutti, a loro vogliamo dire “grazie”, per aver insegnato al vostro piccolo-grande uomo ad apprezzare le piccole cose quotidiane per poi dare loro dei grandi valori. Valori di cui te hai fatto subito tesoro e con i quali hai segnato nei nostri cuori dei gol da cineteca. Grazie di nuovo. Un grazie anche ai tuoi nonni, alla tua carissima sorella Valentina, che da oggi in poi sarà la colonna portante della tua fantastica famiglia. Anche se questo è un giorno doloroso per tutti, ma per noi c’è però una cosa che ci rallegra e ci rende orgogliosi: è il sapere di occupare un grande spazio nel tuo cuore insieme alla tua famiglia e alla tua squadra dell’Empoli. Noi siamo l’indimenticabile e fortissima squadra classe 1995 del Santa Maria, dove hai e abbiamo trascorso insieme una parte consistente della nostra vita, diventando sempre più uniti e inseparabili nell’affrontare sia delle amare sconfitte che delle dolcissime e grandissime vittorie. 
 
Questa grande famiglia era ed è così formata: da noi genitori nella parte di calorosi ultrà, dai mister Mauro Falciati e Claudio Rossi, dagli accompagnatori Francesco Misterino, Marchino, il nostro Capitano Samuele Cianci, Lorenzo e Damiano Nunziati, Lorenzo Lazzeri, Matteo Rondelli, Leonardo Rossi, Gaetano D’Auria, Massimiliano Zappia, Davide Parri, Lorenzo Santini, Daniele Tamarro, Alfio Torrisi, Giorgio Ghelfi, Marco Perone, Stefano D’Anzi, Marco Giglio, Giulio Pagliai, Federico Lovisi, Simone Daddi, Lorenzo Venturini, Federico Treviso, Megoro, Luca Bravi, Matteo Peruzzi, Lorenzo Masoni, Francesco Scali, Luca Bagnoli, Daniel Signorelli, Davide Corsini, Stefano Carli.
 
Noi, insieme a tutti i presenti, ti vogliamo salutare nella stessa maniera di quando con la tua grinta riuscivi a gonfiare la rete, e il tuo viso diventava più luminoso di sempre: Ciancino, Ciancino...
 

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di Redazione web