Il Tirreno

Empoli

Occupati da famiglie fantasma decine di alloggi popolari

di Marco Pagli
Occupati da famiglie fantasma decine di alloggi popolari

Morosi, nuclei che cambiano residenza o addirittura Paese: vanno via senza comunicarlo a Publicasa Così le case restano vuote per almeno un anno mentre ci sono almeno mille nuclei in attesa

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EMPOLI. Si aggiudicano la casa popolare, ci stanno per un periodo e poi se ne vanno senza avvertire nessuno. Famiglie fantasma che occupano di fatto uno spazio senza utilizzarlo. Nell'Empolese Valdelsa tra i 1.600 alloggi gestiti da Publicasa i casi sono decine e a rimetterci sono le circa mille famiglie in graduatoria che attendono un alloggio di edilizia residenziale pubblica magari da anni. Sì, perché spesso prima di accorgersi che dentro l'appartamento l'assegnatario non ci vive più occorrono settimane, mesi. E poi è necessario accertarsene, con dispendio di risorse e personale. Senza contare che le procedure per ottenere la decadenza e per notificarla richiedono tempo. In pratica, un appartamento sfitto che potrebbe essere nuovamente riassegnato nel giro di un mese, può rimanere inutilmente vuoto per quasi un anno.

L'iter. A scanso di equivoci, accade con famiglie straniere come con famiglie italiane. In diversi casi succede a giovani coppie, che magari si lasciano e tornano a vivere con i genitori. «Il tutto parte con una segnalazione - spiega Lorena Leoncini, direttore di Publicasa - spesso sono i vicini che ci avvertono perché per mesi non vedono più nessuno nell'appartamento accanto. Altre volte siamo noi, come ente gestore, ad accorgersi che c'è qualcosa che non torna. A quel punto si apre la fase dell'accertamento. Si vanno a vedere i consumi nelle forniture di acqua, gas ed elettricità. Inoltre avvertiamo la polizia municipale, che effettua degli appostamenti per verificare se effettivamente l'assegnatario ancora abita lì. Se non è così, dobbiamo inviare raccomandata in cui si spiega che se entro un dato termine l'assegnatario non spiega i motivi dell'assenza si procederà alla richiesta di decadenza. A volte, tramite dei controlli, troviamo la nuova residenza della famiglia e inviamo la notifica lì. Altre non c'è nessun atto che certifichi dove la persona si trovi. E c'è da attendere un mese per la compiuta giacenza della raccomandata».

Il recupero. A dichiarare la decadenza di un assegnatario dall'alloggio tocca all'Unione dei Comuni. Una volta formalizzata la decadenza, l'ente gestore può entrare dentro l'appartamento con la presenza di un pubblico ufficiale. «Nella maggior parte dei casi le famiglie che se ne vanno portano via le chiavi - continua Leoncini - quindi dobbiamo sfondare la porta e cambiare serratura. Ma l'iter non finisce qui, perché poi c'è da gestire tutta la partita dei beni mobili che vengono lasciati dentro la casa: mobilio, oggetti vari, elettrodomestici. Siamo quasi sempre noi ad essere designati come custodi e quindi ci dobbiamo attivare nuovamente per reperire i proprietari e dare loro un tempo dopo il quale il materiale trovato nell'appartamento verrà portato via e distrutto, oppure venduto all'asta. Insomma, se tutto va bene si perdono sette-otto mesi. Ma a volte non bastano per chiudere la pratica e procedere ad una nuova assegnazione».

L'ultimo caso. Si tratta di un alloggio in via Valpusteria a Empoli. L'Unione aveva provveduto a chiedere spiegazioni all'assegnatario nel corso del 2014. E a dicembre dello scorso anno era arrivata la decadenza. Nella determina viene specificato che i sopralluoghi della polizia municipale hanno accertato che l'alloggio non risultava abitato stabilmente e che la raccomandata di diffida non era stata ritirata. Tuttavia, Publicasa non è potuta entrare nell'appartamento prima di alcuni giorni fa. L'ultima determina che autorizza allo sgombero è datata 5 maggio 2016. E ancora l'appartamento non è stato riassegnato. Alla fine dei conti ci sono voluti quasi due anni per poter tornare in possesso della casa, quando bastava una comunicazione da parte della famiglia che se ne andava per poter ridurre, e di molto, i tempi.

Debiti e danni. Spesso dietro alle famiglie fantasma c'è anche una storia di morosità. Affitti non pagati, ma anche utenze condominiali nel caso di autogestioni. Queste ultime devono essere saldate dagli altri condomini che poi non possono recuperare i soldi. Senza contare i danni alle strutture che in molti casi gli addetti di Publicasa trovano una volta entrati dentro gli alloggi rimasti sfitti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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