Sicurezza
Carboni non si pente «Certo che lo rifarei è parte dello show»
Il fantino di Torre un anno fa impedì la partenza alla rivale: «Non siamo all’ippodromo ma 5 anni di squalifica sono troppi»
FUCECCHIO. «Lo rifarei? Sì e lo farei ancora meglio». A parlare è Giosuè Carboni, il fantino che nel Palio dell'anno scorso - montato da Torre - non fece nemmeno partire il rivale di Massarella Giuseppe Zedde, diventando l'assoluto protagonista di quell'edizione. Carboni si è beccato cinque anni di squalifica per quell'azione ma è riuscito nel suo intento e cioè non far nemmeno partire Massarella, che col cavallo Rijhaid aveva due marce in più rispetto alle altre contrade.
Carboni ne parla tranquillamente e dimostra di essersi messo alle spalle un qualcosa che - come racconta - fa parte del suo lavoro: «Sapevo che avrei dovuto fare un Palio del genere e allora ho puntato ad andare in finale per trovare la rivale. Lì sapevo cosa fare, sono stato tranquillo, non ho alzato la frusta e ho fatto ciò che dovevo. Purtroppo se Rijhaid avesse messo la testa avanti non avrei mai potuto riprenderlo, per cui potevo agire solo al canape. Certo mi dispiace aver preso cinque anni squalifica, ero consapevole che sarei stato sanzionato ma cinque anni mi sembrano troppi. Pensavo che con 2/3 anni me la sarei cavata». Carboni quindi respinge le critiche che gli sono piovute addosso da quel giorno, tra chi dice che ha passato il limite e chi lo "giustifica" precisando che anche questo fa parte dello show paliesco. Perché i killeraggi - un termine che al fantino sardo non piace - ci sono sempre stati: «Capisco che subire un'azione del genere possa far arrabbiare ma se si proibisce tutto allora mettiamo le gabbie e facciamo le corse regolari ma non sarebbe più Palio. Ho visto danneggiamenti molto più palesi e decisi del mio: io credo di essermi mosso in maniera elegante, non ho preso il fantino e non l'ho tirato giù di peso». Tuttavia - e forse non poteva essere diversamente - il rapporto con la "vittima" Giuseppe Zedde detto "Gingillo" si è incrinato da quel giorno, tanto che quando alle corse di primavera si sono trovati accanto per alcuni momenti si è respirata aria di secondo round: «I rapporti sono cambiati con Giuseppe Zedde, ora sono più freddi. Difficilmente in futuro potremo fare un Palio assieme, anche se nel nostro lavoro non si può mai sapere».
Ma perché Carboni ha accettato il compito che gli aveva affidato Torre? «Ho subito detto sì, anche perché a Fucecchio - dopo il debutto del 2011 - nessuno mi aveva più preso in considerazione, per cui mi sono detto che quella poteva essere un'occasione per dimostrare di saper fare tutto, anche se io non voglio fare il "killer", io voglio vincere. Abbiamo fatto un grande lavoro con la contrada, con quel cavallo forse avremmo potuto addirittura pensare di fare qualcosa in più, se non ci fosse stato Rijhaid, che era troppo superiore rispetto agli altri. Io, una volta entrato in finale, già sapevo che ce l'avrei fatta, per cui ero tranquillo».
Carboni non potrà ovviamente correre la prossima settimana, però potrebbe presentarsi a Fucecchio, magari ospitato dalla contrada che lo aveva ingaggiato l'anno scorso e che lo accolse come un "eroe" nel post Palio, perché Massarella era super favorita. Non è la prima volta che i "killer" entrano in scena a Fucecchio: nel 2006 Massimo Columbu (Cappiano) prese per le briglie il cavallo della rivale Ferruzza, decretandone l'eliminazione in batteria; l'anno dopo, invece, fu il turno di Porta Raimonda che con Franco Casu fece in modo di non far partire i "cugini" di Porta Bernarda, i quali avevano un cavallo per vincere. Senza dimenticare che nel 1985 - quando ancora vigevano le regole da ippodromo - Borgonovo si vide revocare un Palio già vinto per aver danneggiato sia Samo che Botteghe durante la corsa. Il cencio fu consegnato proprio alla seconda classificata Botteghe, dando vita alla prima e unica rivalità nata in pista tra le quattro esistenti a Fucecchio. Questo a dimostrare che vicende come quella che ha visto Carboni protagonista faranno sempre parte del Palio, che lo si voglia o no.
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