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Operai contro Unicoop: con il cambio d’appalto a rischio 24 posti

Marco Pagli
Larbi Khelenaine e Mor Niang (i primi a sinistra) con altri lavoratori in sciopero (Foto Agenzia Carlo Sestini)
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Larbi Khelenaine e Mor Niang (i primi a sinistra) con altri lavoratori in sciopero (Foto Agenzia Carlo Sestini)

La cooperativa subentrata non ha ancora fornito garanzie. Sciopero e presidio dei lavoratori: «Aprire subito la trattativa». Protesta dei lavoratori della logistica di fronte ai cancelli dello stabilimento Cerealia a Montaione, di proprietà anche della famiglia Tognetti

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MONTAIONE. Fra pochi giorni cambierà l'appalto per il settore logistica nello stabilimento Cerealia di Montaione (azienda che produce pane e pizze, di proprietà della famiglia Tognetti e di Unicoop) e per i 24 lavoratori al momento in servizio ancora non ci sono certezze. O meglio, alcune ci sarebbero anche, ma non sembrano particolarmente positive per loro. Il contratto di Cerealia con la cooperativa Cft, soggetto che finora aveva in gestione il servizio di magazzino, stoccaggio e pulizie, scade alla fine del mese. A subentrare sarà un'altra cooperativa, Servizi toscani, che fa parte del consorzio Multicons. 

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Tuttavia, nonostante due incontri sindacali con la nuova cooperativa, i lavoratori ancora non hanno ricevuto comunicazioni ufficiali. Così hanno proclamato 72 ore di sciopero, che sono cominciate martedì 26 aprile con un presidio di fronte all'azienda e che rischiano di protrarsi ad oltranza se non arriveranno segnali positivi da parte della proprietà e del nuovo soggetto appaltatore. L'obiettivo è quello di aprire una discussione che finora non c'è stata e che dia garanzie agli operai, molti dei quali lavorano nello stabilimento di Montaione da quasi dieci anni. 
 
«Negli ultimi giorni abbiamo avuto due incontri con la cooperativa che si è aggiudicata l'appalto e con il consorzio di cui fa parte - racconta Sergio Luschi, coordinatore Cgil Empolese Valdelsa - il primo il 18 aprile e il secondo il 22. Tuttavia, non abbiamo avuto risposte perché, così ci hanno detto, ancora non hanno le liste dei lavoratori che opereranno nello stabilimento. Quindi, a pochi giorni dal subentro della nuova cooperativa ancora non conosciamo il futuro di questi lavoratori. Di certo sappiamo che, se verranno riconfermati, il loro contratto cambierà con alcune novità sicuramente peggiorative». 
 
Con l'arrivo di Cft, che è stata l'ultima di una serie di cooperative che hanno svolto i servizi in appalto per Cerealia, gli operai avevano potuto beneficiare del contratto del settore merceologistico. «Mentre Servizi toscani applica quello delle cooperative sociali - chiarisce Andrea Gambacciani, segretario Filt Cgil di area vasta - e questo contiene deroghe che peggiorano la situazione. Tanto per citarne una, l'azienda non è tenuta a pagare la propria quota malattia per i dipendenti. Ma non è la sola novità negativa contenuta nello statuto della cooperativa. A questo punto ci chiediamo come sia possibile che un'azienda come Cerealia, che si fregia di fare prodotti di qualità, non utilizzi lo stesso criterio di qualità per i lavoratori o comunque lo pretenda nel momento in cui dà in appalto un servizio ad un soggetto esterno». 
 
Stando a quanto riferiscono gli stessi lavoratori, in queste settimane i contatti con la nuova cooperativa ci sono stati, ma solo a livello individuale. Mentre loro chiedono l'apertura di un tavolo di contrattazione sindacale al quale avanzare le proprie proposte. «Siamo molto preoccupati perché non abbiamo nessun tipo di garanzia - spiegano Mor Niang e Larbi Khelenaine, delegati sindacali che lavorano nello stabilimento - e anzi pare che le nostre condizioni peggioreranno ulteriormente. Chiediamo, perciò, che ci venga illustrato il piano aziendale prima che avvenga il subentro e che vengano discusse in sede di contrattazione le novità che ci saranno, in modo da poter dire la nostra». La storia degli oltre venti operai in appalto del panificio industriale di Montaione, d'altronde, non è stata delle più semplici. «In questi anni le società si sono susseguite e altrettanti sono stati i rinnovi dei nostri contratti - continuano i due delegati - addirittura nel corso del 2014 abbiamo avuto proroghe continue a distanza di due o tre mesi. I rinnovi, ad eccezione degli ultimi mesi in cui avevamo raggiunto condizioni migliori, sono sempre arrivati il giorno stesso della scadenza per prolungare la nostra permanenza. E ora siamo di nuovo sotto ricatto».
 

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