Sicurezza
«Voglio giustizia, dategli l’ergastolo»
Lo sfogo-appello del fratello di Marinella in vista della sentenza su Benvenuti
FUCECCHIO. «Ora mi aspetto soltanto che gli diano l’ergastolo». Roberto Bertozzi chiede giustizia, come fa, del resto, da un anno e mezzo. Da quella maledetta sera del 30 novembre 2014 quando sua sorella Marinella, 50 anni, originaria di San Miniato, fu massacrata nella sua casa di Querce. L’altro ieri Roberto era in aula per assistere all’udienza-fiume al termine della quale il pm Cutrignelli ha chiesto l’ergastolo (con isolamento diurno) per l’operaio di Santa Croce sull’Arno Giacomo Benvenuti, marito di Marinella, accusato di averla uccisa. «Sono state sei ore durissime», racconta Roberto. Che - per l’ennesima volta - ha dovuto riascoltare la registrazione in cui sua sorella viene picchiata dal marito, piange, si dispera. Una prova considerata illegittima dall’avvocato di Benvenuti, Francesco Stefani «perché è stata realizzata grazie a una cimice messa da un investigatore incaricato di accertamenti dal fratello della vittima». Parole che fanno infuriare Roberto, deciso a portare avanti la sua battaglia: «Nessuno mi può restituire Marinella, ma voglio giustizia», continua a ripetere da quando - quella notte del 30 ottobre 2014 - vide come era ridotto il corpo di sua sorella. In aula Bertozzi e Benvenuti non si sono parlati, ma i loro sguardi si sono inevitabilmente incrociati, più volte: «Spero soltanto che il gup Paola Belsito, accolga la richiesta del pm: quell’uomo merita di restare in carcere a vita». Il 29 aprile è prevista una nuova udienza, che si concluderà o con la sentenza o con la disposizione di nuovi accertamenti probatori - come ha chiesto il legale di Benvenuti - per il Dna che è stato trovato sotto le unghie della donna e che corrisponde a profili ancora sconosciuti, oltre che sul fazzoletto con le tracce di sangue che non erano di Benvenuti. La sera del 30 ottobre a chiamare il 118 fu proprio Benvenuti che però, secondo l’accusa, avrebbe prima ripulito la casa. Il personale sanitario non si accorse immediatamente che la donna era deceduta per le percosse. E aveva classificato il decesso come naturale. Poi Roberto Bertozzi bloccò il funerale e presentò una denuncia. I risultati dei periti evidenziarono come Marinella era morta per shock emorragico dovuto a lesioni addominali che hanno interessato vari organi. Secondo l’accusa, il marito l’avrebbe percossa "con immane violenza" con calci, pugni e probabilmente anche con corpi contundenti, causandole fratture ed emorragie interne. I medici rilevarono anche contusioni al cranio e al collo dovute a un possibile tentativo di strangolamento, e al torace, oltre a fratture delle costole.
Francesco Turchi
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