Il Tirreno

Empoli

Arriva la Banca di Cambiano Spa

di Marco Pagli
Arriva la Banca di Cambiano Spa

L’annuncio di Regini: «Subito il confronto con i soci Cabel ma siamo pronti a muoverci anche da soli»

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CASTELFIORENTINO. La strada è tracciata, la Banca di Cambiano diventerà Spa. A dire il vero, che la direzione intrapresa dalla banca con sede a Castelfiorentino sarebbe stata questa, era già nell'aria. Lo avevano fatto capire i vertici in questi mesi. Ma adesso arriva il sigillo del presidente Paolo Regini, che ieri mattina a margine di un convegno a Firenze ha confermato: «Abbiamo deciso, vogliamo proseguire l'idea di fare una Spa». La dichiarazione di intenti arriva a stretto giro dall'approvazione di un emendamento che riduce da 120 a 60 giorni il termine per presentare istanza di uscita dal nascituro soggetto aggregatore dei crediti cooperativi, ovvero avvalersi della cosiddetta way-out: l'operazione dovrà essere completata entro metà di giugno. «Noi siamo tra le banche che hanno le caratteristiche per non aderire al nuovo gruppo bancario istituito dalla riforma - spiega Paolo Regini - e intendiamo percorrere questa strada. Stiamo avviando il procedimento per arrivare ad una società per azioni. Ovviamente per arrivare a ciò saranno necessari alcuni passaggi e ancora non sono stati definiti tutti i dettagli, ma la nostra volontà è questa. Intanto, c'è bisogno di una delibera del consiglio di amministrazione, che si riunirà in questi giorni. Quindi faremo un'assemblea dei soci. E a quel punto potremo presentare l'istanza di uscita alla Banca d'Italia».

L'istanza dovrà essere corredata di documentazione a supporto, tra cui un piano industriale dell'attività della nuova spa banca, in modo tale che la Banca d'Italia possa valutare la sostenibilità del business della nuova realtà bancaria. I dettagli da inserire nella documentazione, però, non dipendono tutti dalla Banca di Cambiano, dal momento che la mossa dell'istituto di Castelfiorentino avrà delle ripercussioni anche sulle altre realtà più piccole (quelle, cioè, che non raggiungono i fatidici 200 milioni di euro di patrimonio) che stanno dentro al gruppo Cabel. «Partiamo dal presupposto che noi siamo pronti a fare questa operazione anche da soli - continua Regini - abbiamo la possibilità e la solidità per farlo. Tuttavia, c'è una discussione aperta all'interno del gruppo perché anche altri soggetti più piccoli, a questo punto, potrebbero decidere di aggregarsi a noi e rimanere fuori dalla holding». Ma arriviamo alle possibili modalità attraverso le quali esercitare il diritto a sganciarsi dalla riforma. Come conferma lo stesso presidente, il veicolo principale potrebbe essere Banca Agci, istituto emiliano che fa parte del network Cabel e che è già una Spa. «Ci siamo dentro come soci e hanno già mostrato la loro disponibilità»", ha chiosato Regini. L'idea sarebbe quella di affidare l'attività bancaria alla Spa comprando le loro quote e procedendo ad una ricapitalizzazione. Ciò, però, senza smantellare la cooperativa che rimarrebbe attiva. Una formula, questa, che garantirebbe il mantenimento delle agevolazioni sull'attività mutualistica, ovvero quella che non riguarda le operazioni bancarie.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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