Sicurezza
Fuori dalla casa popolare chi non paga per sei mesi
Oltre 400.000 euro di canoni non pagati nonostante l’affitto medio sia di 100 euro Arriva lo sfratto esecutivo rapido ma Publicasa punta anche sulla mediazione
EMPOLI. Le nuovi armi in mano ai Comuni e a Publicasa contro i morosi si chiamano decadenza e mediazione. La prima è stata introdotta dalla nuova legge regionale sull'edilizia residenziale pubblica e prevede che dopo 6 mesi di mancato pagamento del canone di locazione si possa procedere allo sfratto esecutivo senza bisogno di altri atti. La seconda, invece, è una misura che la società che gestisce il patrimonio immobiliare pubblico nell'Empolese Valdelsa dovrebbe introdurre a breve per riuscire a recuperare i crediti in maniera più veloce e diretta, nel tentativo di prevenire le cause giudiziarie.
La relazione al bilancio di previsione 2016, infatti, ha confermato che il problema della morosità rimane forte. «Per noi questo è un tema prioritario - spiega Lorena Leoncini, direttrice di Publicasa - si tratta di un ostacolo grosso alla gestione del patrimonio residenziale pubblico: i crediti che negli anni si sono sommati sono diventati davvero rilevanti. Per questo stiamo cercando strumenti nuovi per riuscire a ridurre la morosità».
Nell'ultimo anno il monte crediti è stato ridotto di circa 80mila euro, passando dagli oltre 815mila euro mancanti a settembre 2014 ai 735mila che invece erano rimasti insoluti nella stesso periodo del 2015. Tuttavia, il buco rimane grosso e rappresenta un freno per gli investimenti di cui gli oltre 1.500 alloggi pubblici necessiterebbero. «La decadenza dall'assegnazione dell'alloggio è una misura introdotta con la legge regionale - prosegue Leoncini - si tratta della possibilità di procedere allo sfratto dopo sei mesi di mancato pagamento del canone di locazione. Va considerato che in media per gli alloggi degli undici comuni gli assegnatari pagano circa cento euro, una quota tutto sommato bassa. Speriamo che questa novità possa contribuire a ripianare il monte crediti che rimane ad oggi scoperto». L'altra misura al momento allo studio di Publicasa è la mediazione. In sostanza, la società presieduta da Vincenzo Mollica affiderebbe ad un organismo di mediazione territoriale (composto da avvocati e commercialisti) il compito di intervenire nel caso in cui si verificassero dei mancati pagamenti. La mediazione permetterebbe da una parte di poter affrontare l'eventuale debito con un piano di rientro e dall'altra di evitare il tribunale per la causa giudiziaria con un evidente risparmio di tempo e di denaro. Basta vedere il dettaglio della morosità in capo a Publicasa per rendersi conto di quanto pesino le spese legali. Sui 735mila euro totali, infatti, 417mila euro (erano 450mila nel 2014) corrispondono ai canoni non pagati, cioè poco più della metà del totale. Mentre le spese sostenute per portare avanti le cause ammontano a poco meno di 50mila euro. Altra voce rilevante riguarda le spese per i servizi (costi di condominio e utenze) che sono state anticipate dalla società di gestione e che non sono state saldate dagli assegnatari: ammontano a ben 166mila euro (mentre erano 181mila nel 2014). Le indennità di mora, ovvero gli interessi maturati sul debito, si aggirano sui 40mila euro, mentre circa 25mila euro sono i crediti verso i comuni (concessioni provvisorie, occupazione senza titolo da recuperare sul canone di concessione l'anno successivo). Infine un capitolo a parte riguarda gli accertamenti sui redditi, per cui il credito di Publicasa è di oltre 35mila euro. «Ogni anno facciamo degli accertamenti che servono a smascherare le dichiarazioni mendaci - conclude Leoncini - purtroppo questa pratica è diffusa. In base alle irregolarità ricalcoliamo i canoni, ma le procedure sono lunghe. Ora stiamo recuperando i crediti del 2012 e 2013».
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