La protesta
Nessuna traccia di sangue sugli abiti dei minorenni
EMPOLI. Nessuna traccia di sangue sugli abiti dei tre minorenni. È quanto è stato ribadito in aula ieri mattina all’udienza del processo davanti al tribunale dei minorenni di Firenze nei confronti...
EMPOLI. Nessuna traccia di sangue sugli abiti dei tre minorenni. È quanto è stato ribadito in aula ieri mattina all’udienza del processo davanti al tribunale dei minorenni di Firenze nei confronti dei tre giovani (due originari dell’Empolese e una di un paese vicino a Firenze) che sono accusati di omicidio e tentato omicidio per l’aggressione ai carabinieri Antonio Santarelli, poi deceduto, e Domenico Marino, avvenuta a Sorano (Grosseto) il 25 aprile 2011.
Nei mesi scorsi aveva testimoniato anche Matteo Gorelli, il 23enne di Cerreto Guidi, all’epoca dei fatti unico maggiorenne, che era con i tre ragazzi e già condannato per omicidio volontario del delitto avvenuto il giorno di Pasquetta di 5 anni fa: «Ho fatto tutto da solo, gli altri non c’entrano niente», aveva detto Gorelli.
Ieri mattina invece sono stati sentiti il consulente del pm e quello di parte, il dottor Giorgio Portera, biologo forense dell’Università di Milano, che ha ripercorso tutti gli esiti degli accertamenti effettuati dal Ris di Parma, che hanno escluso il contatto tra i carabinieri e i ragazzi: non sono state trovate tracce biologiche dei carabinieri addosso ai ragazzi né al contrario tracce dei giovani sui carabinieri.
Dall’analisi delle impronte digitali risulta poi che i tre non toccarono il materiale in dotazione ai carabinieri come la torcia che venne usata per l’aggressione.
Anche lo stesso Marino, quando nei mesi scorsi è stato chiamato a testimoniare, ha raccontato che i tre giovani rimasero dentro l’auto durante il controllo in cui Matteo Gorelli venne sottoposto all’alcoltest. Secondo i legali difensori dei tre imputati (minori all’epoca dei fatti), avvocati Alberto Corsinovi, Sandro Guerra e Elena Benucci, l’aggressione fu improvvisa e durò pochi secondi. E i ragazzi non avrebbero potuto fermare Gorelli. Che, tra l’altro, fin da subito si è assunto tutta la responsabilità del gesto. La prossima udienza è fissata per il 19 aprile.
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