Attenzione
«Non si può morire in questo modo nel 2016»
Parla il padre del tredicenne prima vittima della zona: «Dobbiamo fare il massimo per avere gli strumenti giusti»
CERRETO GUIDI. Suo figlio se ne è andato in un sabato mattina di 14 mesi fa, portato via dalla meningite senza nemmeno dare tempo alla famiglia di capire cosa stesse succedendo. Le sue condizioni si erano aggravate poche ore prima, con la paura che non si trattasse di una semplice influenza. Da lì la corsa al pronto soccorso del San Giuseppe con una febbre che sfiorava i 42° gradi e la morte sopraggiunta poche ore dopo, senza nemmeno avere il tempo di trasferire Giovanni Locci all'ospedale pediatrico Meyer di Firenze. Eppure Luigi Locci sta riuscendo - insieme alla moglie Paola - a convivere con questa sofferenza: «All'inizio, quando mi proposero di fare questa associazione, ero molto scettico: poi le cose hanno iniziato ad andare nel verso giusto e sono convinto che sia nostro figlio da lassù a guidarci. Da quando siamo partiti ogni progetto è andato in porto. Non posso dire che non stiamo soffrendo, però dall'alto il Signore ci guida e la nostra fede ci ha salvato». La famiglia di Giovanni Locci è profondamente credente e nella fede ha trovato conforto. A sentire parlare il padre non si percepisce rabbia, quanto piuttosto l'accettazione di una sofferenza - ormai messa in conto - con la quale convivono , traendo forza dagli sforzi che la famiglia continuerà a fare per superare il tremendo lutto. Alla fine Luigi Locci ha voluto lanciare anche un appello:«Giovanni è stato il primo e probabilmente il più sfortunato e forse anche questo era scritto nel disegno che Dio gli aveva riservato. Comunque dobbiamo fare il massimo per dotarci di tutti quegli strumenti che servono ad evitare che nel 2016 si muoia per questa malattia».
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