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La Finanza perquisisce filiale di Banca Etruria
Acquisiti documenti su disposizione della procura di Arezzo
EMPOLI. Militari della guardia di finanza di Firenze hanno perquisito e acquisito materiale cartaceo ed elettronico nella filiale empolese di Banca Etruria. Lo hanno fatto un paio di settimane fa, presentandosi negli uffici di via Cellini su delega della Procura di Arezzo, titolare di quattro dei cinque filoni di indagine ufficialmente aperti sull'istituto di credito aretino e sui suoi ex dirigenti: quelli che riguardano le ipotesi di bancarotta fraudolenta, ostacolo alla vigilanza, false fatturazioni e conflitto d'interessi. A Civitavecchia è invece aperto un fascicolo per truffa e istigazione al suicidio del pensionato Luigino D'Angelo. Nel mirino degli investigatori aretini, in generale, ci sono le attività e le decisioni degli ultimi due consigli di amministrazione della banca, compresa quindi la gestione dell'ex presidente Lorenzo Rosi e dei vice Alfredo Berni e Pierluigi Boschi, padre del ministro renziano Maria Elena. E proprio il padre del ministro delle Riforme, dal maggio 2014 al febbraio 2015 vicepresidente senza deleghe della Popolare, è stato recentemente iscritto sul registro degli indagati insieme agli altri quattrordici componenti dell'ultimo Cda per concorso in bancarotta fraudolenta. Sugli obiettivi d'indagine e sui risultati specifici dell'acquisizione empolese vige invece il più stretto riserbo da parte degli inquirenti.
Non è comunque peregrino ipotizzare che i finanzieri si siano mossi sulla scorta delle numerose denunce ed esposti arrivati e in procinto di arrivare nelle sedi giudiziarie toscane proprio a seguito dello scandalo delle obbligazioni subordinate che, secondo le accuse, sarebbero state 'rifilate' dagli ex vertici della secolare "Banca dell'oro" agli ignari risparmiatori. Gli uomini delle Fiamme Gialle, peraltro, non si sono limitati alla filiale empolese dell'istituto aretino: altre filiali infatti, sempre sul territorio intorno al capoluogo, sono state interessate dalla recente 'visita' dei finanzieri fiorentini. Del resto, la complessa indagine aretina sulla presunta bancarotta fraudolenta degli ex vertici di Banca Etruria, nata dalla 'scoperta' dei finanzieri aretini della buonuscita da 1.2 milioni di euro deliberata dall'ex cda all'ex direttore generale Luca Bronchi (indagato) nel luglio 2014, quando già la banca si trovava di fatto in stato di grave dissesto finanziario, riguarda anche i 15 milioni di euro di consulenze date dalla banca nel biennio 2013-14 e i fidi milionari concessi ad aziende locali 'decotte'. Milioni non più rientrati che sono diventati - a seguito della dichiarazione di insolvenza della vecchia banca ratificata lo scorso febbraio dal Tribunale fallimentare di Arezzo - presunte malversazioni. Ecco perchè la guardia di Finanza di Firenze, coordinata per l'occasione dal pool di magistrati aretini diretti dal procuratore Roberto Rossi, potrebbe essere interessata a capire come e a chi le filiali del territorio fiorentino abbiano concesso fidi e prestiti. Tra i filoni d'indagine più consistenti c'è infatti proprio quello sui prestiti elargiti agli 'amici' su interessamento dei consiglieri di amministrazione della banca, diventati poi crediti deteriorati. Una vicenda su cui ha puntato i fari anche Bankitalia, segnalando 198 posizioni per un totale di 185 milioni di euro e scoprendo decine e decine di fidejussioni inconsistenti.
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