Il Tirreno

Empoli

Maxi centro per settanta disabili, chiesto un confronto coi sindaci

di Emilio Chiorazzo

Una lettera del Comitato “E ora non mi rinchiudere”: «Non siamo contrari ma discutiamone» Intanto l’8 maggio vanno all’asta villa Fucini e villa Cerbaiola. I soldi andranno al nuovo progetto

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EMPOLI. Non ci stanno. Lo comunicano anche con il nome che hanno scelto per il loro comitato, “E ora non mi rinchiudere”. Non si arrendono all’idea che il Comune voglia realizzare un maxi centro per disabili. Settanta posti in una struttura che dovrà nascere al Terrafino. E che dovrà accogliere gli ospiti di Cerbaiola e Villa Fucini, che il Comune ha deciso di mettere sul mercato immobiliare. Una settantina di persone con diverse tipologie di disabilità, ma soprattutto affette da disabilità mentale.

Il percorso del Comune sta andando avanti, di mese in mese. Alla fine dell’anno scorso ci fu l’annuncio. A gennaio c’è stata l’approvazione tecnica del progetto preliminare da parte della giunta. Il mese scorso è stata annunciata la data in cui Villa Fucini - in via XI Febbraio e la Villa di Cerbaiola, nell’omonima località dell’Empolese, finiranno all’asta: saranno battute il prossimo 8 maggio. Prezzo di partenza, 1,8 milioni di euro. Con il ricavato della vendita e con mezzo milione di euro che investe la Regione, dovrà essere costruito il nuovo maxi centro, nella zona di Sant’Anna, una fetta di terra tra l’area industriale del Terrafino e quella artigianale di Carraia.

Nel frattempo anche le associazioni che si occupano dei problemi di chi ha disabilità gravi, si sono mosse. In quattordici, quelle che operano sul territorio, si sono unite sotto un’unica battaglia: contrastare il progetto del Comune. E, soprattutto, lottare contro il «vento di istituzionalizzazione che tira in Toscana». A fine febbraio hanno presentato, con un convegno, un manifesto per sottolineare che «la creazione di questi nuovi istituti sta creando allarme nel mondo delle associazioni».

«La nostra posizione - è quanto emerso dal convegno organizzato dal Comitato promotore –non è preconcetta alla costruzione del centro polivalente da settanta posti a Empoli. Né di una valutazione negativa delle esperienze di altri centri residenziali come Villa Fucini e Cerbaiola. Ma oggi serve valutare se strutture analoghe, sia pure più nuove e più belle rispetto a quelle esistenti, strutturalmente ritenute inadeguate, rispondano ai principi e alle necessità della “vita indipendente” che è un diritto da perseguire».

Secondo quel che è emerso nel convegno che si è tenuto a Empoli a febbraio, «strutture piccole e decentrate nelle città, da utilizzare solo per necessità e per periodi limitati e non per tutta la vita, possono rappresentare una fase intermedia, di passaggio dalla situazione attuale a quella ottimale della “vita indipendente”. Ma se questo si destinano tutte le risorse disponibili, la fase non sarà intermedia ma definitiva». Di queste perplessità, le associazioni vorrebbero parlare con i rappresentanti delle istituzioni. E hanno inviato, una lettera di invito ai sindaci della società della Salute dell’Empolese-Valdelsa e a quelli che fanno parte della stessa istituzione nell’area del Valdarno Inferiore per un incontro in cui le associazioni possono affrontare la questione e trovare una soluzione che soddisfi tutti. Lo stesso invito era stato indirizzato, in passato, anche al presidente della Regione Enrico Rossi ai politici (sono stati invitati anche l’assessore regionale alla sanità, i parlamentari e i senatori del territorio, i rappresentanti dell’Empolese Valdelsa in Regione).

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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