Il Tirreno

Empoli

Sequestrata area di un’ex fornace cinque indagati dopo la frana

Sequestrata area di un’ex fornace cinque indagati dopo la frana

Sono un geologo, i vecchi e i nuovi proprietari del terreno dove ora è stato realizzato un panificio La procura indaga per capire che tipi di rifiuti vi siano stati depositati e se è stata fatta la bonifica

3 MINUTI DI LETTURA





CASTELFIORENTINO. Cinque indagati dalla procura della Repubblica di Firenze per una frana avvenuta in un’area che in passato era servita per lo stoccaggio di rifiuti di lavorazione. Siamo alla ex fornace P.l.p. industria laterizi in via Niccoli, a San Matteo. Sono un geologo, gli ex proprietari dell’azienda chiusa da anni e alcuni degli attuali proprietari dell’area dove ora sono stati costruiti un panificio e un mulino con Unicoop e Newcopan. L’area della frana è stata messa sotto sequestro ieri mattina dal Corpo forestale. E sono state fatte perquisizioni anche alla società Castelnuovese, che è una delle attuali proprietarie dell’area e la società più importante coinvolta nelle perquisizioni della procura di Arezzo per la vicenda di Banca Etruria.

La frana è avvenuta tra il 15 e il 16 febbraio, uno smottamento che si riversò sulla strada, su via Bersellini. Intervennero i vigili del fuoco e i tecnici dell’Arpat perché la frana aveva interessato una zona di accumulo di rifiuti della precedente attività industriale, tra l’altro sottoposta a messa in sicurezza permanente. La ex P.l.p., dismessa dal 1999, produceva laterizi. Già nel 2013 erano stati rilevate irregolarità nella bonifica in corso. A febbraio sono stati segnalati diversi scivolamenti di terreno anche in un’altra parte del perimetro del cumulo di rifiuti che comunque non hanno interessato corsi d’acqua. Il principale smottamento ha interessato una porzione di terre armate lunga circa 40 metri e profonda circa 10 metri fino a coinvolgere via Bersellini. A tutela della sicurezza, era intervenuto il Comune che con ordinanza ha emesso varie prescrizioni alla proprietà, alla ditta esecutrice della bonifica ambientale, ai progettisti e direttori dei lavori tra cui l’immediata rimozione del terreno di frana e la verifica della funzionalità della rete di scolo delle acque. La bonifica del lotto e la messa in sicurezza permanente del cumulo di rifiuti era stata certificata dall’Unione dei Comuni con un atto del 2014 . Il 16 febbraio c’era stata anche un’ispezione del Corpo forestale: in relazione alla certificazione dell’Unione avrebbe accertato che non erano stati posti in essere gli interventi di monitoraggio e manutenzione dell’area. Sempre in base ai loro accertamenti, tra le cause della frana viene messa l'inadeguata realizzazione di una rete di smaltimento delle acque. Da qui sono state indagate dal pm Luigi Boccolini le cinque persone per aver cagionato la frana di metà febbraio; per non aver provveduto a bonificare l’area della ex fornace e per aver falsamente attestato o fatto attestare che la bonifica era avvenuta . La procura ha disposto il sequestro perchè è intenzionata a disporre indagini tecniche sull'area e a verificare se vi siano stati depositati dei rifiuti e di che tipo. E per controllare se ci sia stato rispetto o meno dei provvedimenti delle autorità locali che chiedevano di effettuare una valida bonifica ambientale.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web