Attenzione
La droga era nascosta in un divano
Arrestato un uomo di 42 anni che riforniva gli spacciatori nel bosco delle Cerbaie
EMPOLI. Una chiave. E un biglietto che, a prima vista, sembrava una ricevuta per l’avvenuto pagamento di un affitto. Due oggetti, quasi insignificanti, tra i tanti che sono stati trovati addosso a Ahmed Zouhair, un cittadino del Marocco, di 42 anni, da alcuni giorni sotto osservazione perché era ritenuto uno dei fornitori di droga degli spacciatori che agiscono all’interno del vasto bosco delle Cerbaie, tra Fucecchio e Castelfranco, tra le province di Firenze e di Pisa. Due oggetti, la chiave e il foglietto, che invece, hanno permesso ai carabinieri del nucleo operativo della Compagnia di Empoli, di mettere a segno un importante arresto. Di dare colpo - non certo definitivo, ma duro - al traffico di stupefacenti della nostra zona. Zouhair è finito in carcere, arrestato, per il reato di spaccio. In casa aveva (nascosti all’interno di un divano), oltre due chili e duecento grammi di hashish.
L’uomo era finito nel mirino dei carabinieri, perché era stato visto addentrarsi nelle Cerbaie con un’auto. E compiere tragitti sospetti. I controlli sul veicolo, però, non hanno dato subito i frutti sperati: l’intestatario dell’autovettura non corrispondeva al conducente. Ma intanto, quelle verifiche, hanno permesso di risalire a chi si trovava alla guida dell’auto vista più volte entrare nelle impervie stradine del bosco, soprattutto nel versante pisano. «Non è stato facile – spiegano il comandante della Compagnia Giorgio Guerrini e il comandante del nucleo radiomobile di Empoli, Giovanni Palermo – Ma intanto, acquisita l’identità di chi era alla guida, abbiamo cominciato a comprenderne gli spostamenti e il ruolo. Questo ci è servito per capire che Ahmed Zouhair riforniva a domicilio i piccoli spacciatori della zona, compiendo frequenti viaggi, durante i quali, probabilmente, trasportava piccoli quantitativi di droga, per evitare grossi problemi nel caso fosse stato fermato per eventuali controlli, dalle forze dell’ordine».
Il cittadino marocchino viene descritto come un personaggio con precedenti per reati legati al traffico di stupefacenti. E quindi esperto anche nell’atteggiamento da avere per non incorrere in problemi. «Mentre noi - proseguono Guerrini e Palermo - volevamo agire con la consapevolezza di trovare grossi quantitativi di droga. E, soprattutto, sapevamo che non avremmo potuto farlo nel bosco. Sarebbe stato troppo rischioso e anche difficile».
Dunque c’era da capire dove l’uomo avrebbe potuto tenere i quantitativi più corposi di hashis. «Ma anche in questo caso le difficoltà non sono mancate - spiegano i carabinieri - perché l’uomo risultava residente tra Pontedera e Ponsacco. Sapevamo che poi frequentava anche un casale abbandonato della Valdera e un’altra abitazione a Castelfranco».
È a questo punto, quella chiave e quel foglietto, sono apparsi agli investigatori, come la possibile svolta. C’era da capire solo dove si trovava quella casa. «Abbiamo deciso di seguire l’uomo per cercare di capire quando e dove andava a prelevare l’hashih da portare agli spacciatori nel bosco – spiegano i militari – e mercoledì sera, abbiamo seguito l’uomo che era andato in un locale pubblico, nelle vicinanze della stazione ferroviaria di San Romano, frequentato da stranieri, per seguire la partita di Coppa dei Campioni della Juventus. Ma a metà partita l’uomo s’è allontanato rapidamente. E a questo punto siamo intervenuti noi».
I militari hanno accompagnato l’uomo davanti alla porta della casa e con quella chiave hanno provato ad aprirla. «S’è aperta e abbiamo potuto perquisire a fondo l’alloggio – racconta il comandante della Compagnia dei carabinieri di Empoli – i miei militari sono stati bravi a scoprire il nascondiglio della droga».
Era nell’imbottitura di un divano. All’interno i carabinieri hanno trovato alcuni panetti di hashish, già divisi in diverse dimensioni, confezionati nel cellophane o addirittura in palloncini colorati, per evitare il contatto con l’esterno. In tutto due chili e duecento grammi. Che sono stati sequestrati insieme con alcuni telefoni cellulari che l’uomo utilizzava per tenere i contati, raccogliere ordinativi e concordare la consegna. Un unico mistero: né nell’abitazione, né addosso all’uomo finito in manette sono stati trovati soldi, come possibili proventi dello spaccio.
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