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Sentenza per falso, il nuovo dirigente del Comune resta

Sentenza per falso, il nuovo dirigente del Comune resta

L'architetto Pinarelli, nuovo dirigente del settore lavori pubblici e patrimonio oltre al servizio edilizia privata e condono a Empoli, non sarà rimosso dall'incarico dopo il caso che riguarda il suo lavoro a Barberino di Mugello

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EMPOLI. L'architetto Paolo Pinarelli, dal 15 febbraio nuovo dirigente del settore lavori pubblici e patrimonio oltre al servizio edilizia privata e condono, servizio urbanistica del Comune di Empoli, è stato condannato a un anno e due mesi per “falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici” nell'ambito di un'inchiesta sull'urbanistica a Barberino di Mugello, Comune per il quale ha prestato servizio come responsabile del settore gestione Territorio dal 2001 al 2009. La sentenza del Tribunale di Firenze, presidente Marco Bouchard, ha assolto, ovvero decretato la prescrizione, per tutti i principali protagonisti della vicenda, ivi compreso Pinarelli. Il dirigente risulta essere condannato solo per il fatto che nella variante urbanistica contestata non era riportata nella cartografia una strada, che in realtà esisteva. Un errore dell'ufficio tecnico, un documento firmato dal responsabile Pinarelli che, una volta emersa l'inesattezza, fu corretto in fase di redazione del nuovo regolamento urbanistico.

La condanna arrivata fa seguito a una dichiarazione di "non luogo a procedere" del giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Firenze per tutte le accuse per tutti gli imputati "perché il fatto non sussiste". Pinarelli, arrivato a Empoli dal Comune di Firenze, dove era funzionario tecnico, dunque può proseguire regolarmente il suo operato al servizio dell'amministrazione comunale di Empoli in quanto il reato contestato non comporta incompatibilità col suo incarico.

«Prendo atto con stupore e con rammarico - spiega lo stesso architetto Pinarelli - di una condanna che non mi aspettavo, essendo stato già prosciolto da ogni attribuzione da parte del giudice per l'udienza preliminare. Il riferimento risale a un atto adottato nel 2008 dal Comune di Barberino. Nella sentenza si parla di falso ideologico a proposito di un errore pubblicamente riconosciuto e al quale è stato posto rimedio a cura del mio stesso ufficio. Nessun elemento emerso dal dibattimento indica che l'errore sia stato compiuto consapevolmente e quindi manca la dimostrazione del dolo necessaria affinché l'errore possa assumere la consistenza di un reato. Proprio per questo il gup aveva ritenuto, nel 2013, di assolvermi perché il fatto non sussiste».

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