Sicurezza
S. Verdiana, fine chiusura mai
Dopo tre anni esatti nessuna prospettiva concreta di riaprire la parte più nuova
CASTELFIORENTINO. Dalle colline intorno a Castelfiorentino quella palazzina la noti subito. Un edificio imponente e moderno, un gigante di pietra e cemento che svetta su tutta la città, un esempio di modernità. Ma è solo apparenza. Perché quella struttura imponente e maestosa, quella che tutti chiamano "la parte nuova" dell'ospedale Santa Verdiana è in realtà un gigante di cartapesta. Un palazzo fragile che secondo i tecnici Asl sarebbe potuto cadere da un momento all'altro. Oggi al suo interno non c'è più niente, anche l'ultimo reparto, quello di radiologia, è stato spostato nella parte più vecchia del nosocomio il 22 dicembre scorso. E in attesa di trovare i soldi per rimetterlo a posto, il colosso della Valdelsa, resta lì, fermo immobile in attesa che qualcuno dica quale sarà il suo futuro.
Proprio oggi sono passati 3 anni esatti dall’annuncio della chiusura e oggi quella palazzina non è altro che un ospedale fantasma. Da modello a simbolo negativo. La palazzina è stata realizzata 40 anni fa, nel 1976, per ampliare la struttura già esistente del Santa Verdiana che risale addirittura al 1893. Quattro piani in cemento armato per soddisfare le esigenze dei malati, ma nessuno sapeva che il vero malato era proprio quel colosso. Nel 2008 la Regione ha varato un piano di riorganizzazione riducendo l'operatività della struttura che avrebbe così accolto due reparti di medicina e i servizi diagnostici. Per ristrutturare la palazzina sono stati spesi quasi un milione e mezzo di euro, con i lavori terminati nel 2010. Macchinari all'avanguardia, pareti intonacate e imbiancate, porte e finestre nuove di zecca. Tutto molto bello, tutta un'illusione. Ogni novità era stata studiano nel dettaglio ma ci si era scordati di un particolare fondamentale: di effettuare le necessarie verifiche sismiche.
Verifiche che una volate effettuate hanno dato un esito agghiacciante: il cemento con cui la struttura è stata realizzata è di pessima qualità e il rischio è che l'edificio crolli su se stesso. Problemi di sismicità e stabilità: la palazzina è pericolante Nella primavera 2013 così è iniziato lo sgombero totale della struttura, uno dopo l'altro sono stati trasferiti tutti i reparti e i servizi. L'ultima ad alzare bandiera bianca è stata radiologia che ha lasciato ufficialmente il piano terra della palazzina lo scorso 22 dicembre. Oggi il gigante di cartapesta dorme adagiato sulla collina. Porte e finestre sono tutte stangate e chiuse a chiave per evitare che qualcuno in cerca di un tetto dove dormire entri all'interno per rifugiarsi. All'entrata qualche cartello sbiadito racconta del trasferimento dei reparti, mentre le scale e le tettoie iniziano a ricoprirsi d'erba a causa dell'incuria. All'interno resta poco o niente, qualche sedia abbandonata, ferri da stiro e vecchi telefoni che oramai non servono più. L'intonaco inizia a cadere dalle pareti, i primi segni di cedimento forse del colosso che chiede aiuto. Ma il paradosso più grande è vedere una palazzina costruita negli anni Settanta e ristrutturata nel 2010 che sta morendo. E a fianco il vecchissimo ospedale realizzato nel lontano 1893 che continua ad essere operativo ad accogliere i malati e a garantire i servizi minimi. E così è un continuo via vai di persone che passano a fianco alla palazzina abbandonata e la guardano con aria sconsolata. Tutto quel ben di dio oggi non serve più a niente. Nel 2013 dopo lo sgombero e il trasferimento di molti reparti, come medicina di continuità e lungodegenza, al San Giuseppe di Empoli, l’allora assessore regionale alla sanità, Luigi Marroni, promise un piano quinquennale da 13,5 milioni di euro per consolidare la struttura e renderla di nuovo agibile. Da allora sono passati 3 anni e tra rimpalli di responsabilità e rinvii niente è cambiato. Alcuni macchinari sono stati accatastati in altre stanze per non gravare sulla struttura e per evitare che si possano danneggiare e saranno utilizzati in altri presidi del territorio. Sono stati spesi già 430mila euro per interventi urgenti, ma questi certo non bastano. Le cifre necessarie sono molto più consistenti. Il problema è che i soldi necessari per intervenire, secondo la Regione, sono vincolati dal patto di stabilità e si cercano nuove strade. L’unica certezza è che oggi il blocco A del Santa Verdiana ha spento tre candeline dalla data della chiusura. E nel frattempo si sono spente anche le speranze dei cittadini di riavere per intero il loro ospedale.
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