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Stazione di Empoli chiusa la notte disperati a caccia di altri rifugi
Scalo ferroviario off-limits dalle 1.30 alle 4.45, ma il provvedimento non risolve il problema-clochard L’assessore Poggi: «Lavoriamo con servizi sociali e associazioni per una sistemazione d’emergenza»
EMPOLI. Stop a coperte, sacchi a pelo e cartoni. La sala d’attesa non potrà più essere un rifugio per disperati in cerca di un tetto al riparo dal freddo. La stazione di Empoli viene chiusa la notte. Da subito. Una soluzione inevitabile, quanto parziale. Perché se da una parte garantisce il decoro e la sicurezza in un ambiente pubblico, dall’altra non dà una risposta concreta al problema più generale: che fine faranno i clochard? Probabilmente si sposteranno altrove, magari andando ad affollare ancora di più le vecchie fabbriche abbandonate della città, trasformate ormai da tempo in dormitori abusivi ad alta pericolosità (di crolli). Intanto il Comune assicura che sta lavorando per trovare una soluzione all’emergenza.
Il problema. Il caso è esploso in seguito al nostro articolo-denuncia pubblicato domenica scorsa, corredato da una foto, scattata da Samuela Marconcini, consigliere comunale di Fabrica Comune a Empoli. Che, arrivata in stazione all’1.20, si era ritrovata di fronte un’immagine da brividi, capace di calpestare la dignità dei protagonisti e dare uno schiaffo alla città: almeno sette senzatetto avevano trasformato la sala d’attesa nel “rifugio degli ultimi”. Con quello scatto Samuela ha fotografato un’emergenza figlia dell’emarginazione.
Trasferimento. Quei disperati non erano finiti lì dopo aver perso un tetto. Prima dormivano su un treno: avevano trasformato in dormitorio un convoglio che veniva abitualmente “parcheggiato” - per motivi organizzativi - sui binari, tutte le notti. In questo quadro - anche per motivi di sicurezza - si era deciso di non far sostare più il treno alla stazione di Empoli. Un provvedimento giusto ma che, senza altre iniziative a supporto, ha finito semplicemente per spostare (nella sala d’aspetto) il problema. La stessa cosa molto probabilmente accadrà ora con la chiusura della stazione: i clochard spariranno anche da lì, ma solo per trovare riparo altrove.
Off-limits. Intanto però c’è un provvedimento ufficiale. Rfi (Rete ferroviaria italiana) - in seguito al nostro servizio - aveva annunciato che stava valutando la chiusura notturna della sala d’attesa, con la consapevolezza che la stazione, al di là del problema-dormitorio, di notte si trasforma talvolta nella terra di nessuno (gli agenti della polfer, la cui sorveglianza è garantita fino alle ore 19, effettuano servizi straordinari un paio di volte alla settimana). E ieri sono stati affissi i cartelli: «La stazione rimane chiusa dalle ore 1.30 alle ore 4.45. Resta usufruibile l’accesso laterale posto sul lato ovest, direzione Pisa». Dunque nelle tre ore e un quarto in cui non sono previsti treni in arrivo e in partenza, lo scalo ferroviario diventa off-limits.
Il Comune. Provvedimento giusto e legittimo, quello di Rfi. Ma ora le istituzioni devono trovare una soluzione per scongiurare il rischio che accada nuovamente ciò che è successo dopo l’eliminazione del treno in sosta. Ora porteranno sacchi e cartoni da un’altra parte, anche se dovranno fare i conti con un sovraffollamento, a cominciare dall’ex fabbriche Montevivo, Vitrum e Rosselli, tanto per fare alcuni esempi, tra detriti, sporcizia e pezzi pericolanti. L’amministrazione comunale di Empoli - che di recente ha spiegato in consiglio di non avere «un censimento dei senzatetto» (ma si va nell’ordine delle varie decine) - intanto, si sta muovendo per tamponare l’emergenza: «Stiamo lavorando con i servizi sociali per individuare una soluzione - spiega l’assessore Arianna Poggi - e garantire a queste persone un posto dove trascorrere la notte. Tutto questo con il coinvolgimento delle associazioni di volontariato presenti sul territorio». Anche perché al momento l’unica struttura attrezzata è la casa albergo Emmaus, gestita dalla Misericordia di Empoli, che la notte può accogliere al massimo ventiquattro persone.
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