Sicurezza
«Un mastro pasticciere, ci ha trasmesso il mestiere»
Pieraccioni commosso boccia il parroco: «Così si allontanano i giovani dalla Chiesa» Marco Masini: «Legame che va oltre le luci dei riflettori». Paci: «Ci ha scoperti lui»
MONTESPERTOLI. Sono arrivati in tantissimi a salutare per l’ultima volta il loro “babbo”. Questa volta però niente risate, ma solo un grande freddo in fondo al cuore. Già perché Giorgio Ariani è stato un po’ il papà di un’intera generazione di comici toscani che hanno lavorato al suo fianco e che da lui hanno imparato l’arte del mestiere.
Ed ecco che nella piccola chiesa di Sant’Andrea a Montespertoli si sono radunati alla spicciolata i big del cinema, della tv ma anche della musica.
Tutti insieme per rendere omaggio a uno tra i primi artisti che ad esportare la toscanità. Da Leonardo Pieraccioni ad Alessandro Paci e poi Marco Masini, Niki Giustini, Graziano Salvadori, Gianfranco Monti. E molti altri ancora. Come in un grande spettacolo, l’ultimo grande spettacolo di Giorgio Ariani. Qualcuno ha avuto il piacere di lavorare con lui altri lo avevano soltanto incrociato, ma tutti ne conservano un ricordo indimenticabile.
A partire da Leonardo Pieraccioni che spende parole dolci. «Era un uomo di una generosità enorme – racconta il regista toscano – era il nostro “mastro pasticciere”. Di solito i mastri pasticcieri fanno fatica a rivelare gli ingredienti per fare un buon bignè, lui invece ci aveva trasmesso tanto. Andare in giro insieme a lui era una sorta di carnevale, lui andava un po’ a rompere le scatole a tutti e tutti gli volevano bene. Il mondo dello spettacolo lo ha dimenticato? Lo spettacolo è cronaca – ribatte Pieraccioni - quello che conta invece è la vita, quella di tutti i giorni. E lui ha avuto il merito di privilegiare la vita rispetto alla cronaca».
Un pizzico di amarezza invece sulla decisione del sacerdote di abbandonare la chiesa sulle prime note de “La prima cosa bella”: «Ha sbagliato – aggiunge il regista – e questo fa capire perché talvolta i giovani si allontanano dalla Chiesa. Si trattava solo di una canzone dolce e commuovente».
Insieme a lui c’è anche l’amico Marco Masini che racconta il suo rapporto con Ariani, nato illuminato dalle luci del palco. «Giorgio l’ho conosciuto prima di fare il mio mestiere – ricorda il cantautore fiorentino - aveva un grande affetto per me e mio padre già dagli anni Ottanta prima che iniziasse il mio percorso musicale. È stato un affetto sincero che è andato oltre ogni tipo di ogni legame professionale un ricordo dolce e vero. Professionalmente ci incrociavamo nei vari locali quando io suonavo e lui veniva a fare le sue gag. Il prete? Purtroppo in questo paese ci sono ancora atteggiamenti retrogradi. Ma io ho grande fiducia nel futuro».
Qualcuno grazie ad Ariani ha trasformato un divertimento in una professione. Come Massimo Ceccherini e Alessandro Paci. «Della mia carriera devo tanto a Giorgio – racconta Paci – è stato lui il talent scout che ha scoperto me e Massimo. Ci vide a fare uno spettacolo al Poggetto (Firenze) e da quel momento è iniziata la nostra carriera».
Lo spettacolo forse lo aveva un po’ dimenticato ma non la gente, come spiega il conduttore radiofonico Gianfranco Monti. «Abbandonato? Forse alcuni personaggi del mondo spettacolo, non la gente. Era sempre sorridente, buffo, simpatico. Gli voglio bene – aggiunge - e ne parlo al presente perché persone come Giorgio restano vive in tutti noi».
Ma anche le istituzioni lo hanno voluto celebrare in questo caso nella figura di Eugenio Giani, presidente del consiglio regionale. «In lui c’era toscanità, era uno di noi. La sua tenerezza e la sua dolcezza dopo che magari faceva la battuta impenitente, quante volte l’ho potuta commentare con lui. Il mio ricordo è quello di un uomo che ha saputo esprimere con il cuore quella che è l’anima, l’identità, l’espressione di allegria e di ironia che può venire dalla nostra terra».
Con una risata era riuscito a far superare ai tifosi le rivalità. Lui sostenitore della Fiorentina era anche un grande amico dell’Empoli e i primi ad arrivare a Montespertoli sono stati proprio i rappresentanti del tifo azzurro.
Il presidente dell’Unione Club Azzurri di oggi Athos Bagnoli e l’ex presidente Paolo Laschetti. Con Giorgio avevano passato momenti indimenticabili in tv a metà degli anni Ottanta vincendo il campionato dei tifosi. «Era una persona speciale – ricordano – quanto ci ha fatto ridere».
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