Il Tirreno

Empoli

I ribelli di Giorgio per l’amore

di Francesco Turchi
I ribelli di Giorgio per l’amore

Il prete vieta una canzone alla figlia ma la gente in chiesa la intona in coro

4 MINUTI DI LETTURA





MONTESPERTOLI. Applausi, accompagnati da lacrime e sorrisi. Un pubblico speciale, fatto di tanti amici. Parole che vanno dritte al cuore. Le bandiere dell’Empoli e della Fiorentina sulla bara, accanto alle sue foto. Parole d’amore, frasi tutt’altro che banali. Stavolta sono gli altri a regalargli uno spettacolo. Sobrio ma pieno di calore. Per un uomo che ha regalato risate, lasciando un grande insegnamento, come racconta dall’altare un amico, che fa parte dei “Figli del deserto”, l’associazione internazionale dei fans di Laurel e Hardy (Stanlio e Ollio): «Chi ha il dono di far ridere gli altri - diceva Giorgio - non muore mai nel cuore di chi l’ha conosciuto». Ma c’è pure la nota stonata. Arriva proprio sul finale, quando il rito religioso si è appena concluso. La figlia Tiziana si avvicina all’altare mentre il parroco, don Roberto Bartolini, se ne va: «Voglio fare una cosa. Avevo chiesto il permesso al parroco, ma mi ha detto di no. Me ne assumo la responsabilità e lo faccio lo stesso».

Avvicina il cellulare al microfono e fa ascoltare “La prima cosa bella”, una canzone intrisa di amore e dolcezza firmata da Nicola Di Bari e Mogol, colonna sonora (e pezzo che accompagna una scena toccante) dell’omonimo film di Virzì. Il “popolo di Ariani” sta con Tiziana e “risponde” al parroco intonando la canzone vietata: «Tra gli alberi una stella, la notte si è schiarita, il cuore innamorato sempre più, sempre più. La senti questa voce, chi canta è il mio cuore, amore amore amore è quello che so dire ma tu mi capirai. I prati sono in fiore... La prima cosa bella che ho avuto dalla vita è il tuo sorriso giovane sei tu...».

Dopo la “ribellione” collettiva, arriva il momento dei ricordi per il babbo della comicità toscana, che ha portato nella chiesa di Sant’Andrea a Montespertoli, molti dei suoi “figli”, capitanati da Leonardo Pieraccioni.

Che poco prima avevano ascoltato - e probabilmente anche condiviso - le parole di don Bartolini: «Giorgio - aveva detto nell’omelia - era avvezzo alle platee, agli applausi. Anche se forse ultimamente non aveva altrettante folle intorno. E forse era stato anche un po’ dimenticato», da quel mondo dello spettacolo che lo aveva visto protagonista, di fronte al grande pubblico, come volto di “Pierino la peste” e voce di Ollio (in coppia con Enzo Garinei-Stanlio in una trentina di film).

C’è malinconia, ma anche tanta gratitudine. Nelle facce degli amici, nei cuori dei familiari. E dei figli Niccolò, Camilla e Tiziana. Che gli scrivono una lettera, affidandola alla voce di quest’ultima: «Abbiamo avuto una vita intensa con te, piena di gioia, bellezza, sofferenza, mescolati bene. Ma ricca di emozioni. E in questi giorni quello che ho sentito forte è l’ondata d’amore che ci ha avvolti tutti. Un amore che ha cancellato il dispiacere e le incomprensioni.

Le lacrime si mescolano al sorriso, perché così è la vita, ce l’hai insegnato tu, Giorgio. Più volte in questi giorni ci siamo ritrovati a piangere e poi a ridere forte. Te ci hai dato questo, prima di tutto: la capacità di prendere la vita per quella che è. E fa brutti scherzi. Ma se si ha la capacità e la voglia di ridere, il cuore si riempie di nuovo di gioia».

Poi Tiziana lascia il microfono agli amici. E a suo fratello Niccolò: «Forse è stato un po’ dimenticato da alcuni colleghi che non lo chiamavano più. Ma dal popolo no». E giù applausi: «Ora spero che si andato lassù, a far ridere anche i santi».

La nipote Carolina legge una poesia scritta per il nonno: «...Al mio cuore hai dato strazio. Non te ne faccio una colpa, non sei stato te ma il destino che con le sue grinfie ti ha portato via dai tuoi cari. Faccio notare che ho preferito scrivere destino invece di Dio, perché l’avevo pregato di farmelo vedere un’ultima volta».

Mentre l’amico Riccardo Frassi, autore, ricorda con commozione l’ultimo sms di «un artigiano della comicità, un artista di razza che se n’è andato in punta di piedi». E Massimo De Marco (presentatore e organizzatore di spettacoli) compagno di tante “avventure” con Giorgio (che avrebbe compiuto 75 anni il 26 maggio) sui palchi e nei locali di tutta la Toscana, assicura all’amico «schietto e senza fronzoli» che non c’è più che «quel continuo sorriso lo porterò per sempre nel cuore».

Come tutti quelli che lo hanno conosciuto, dai colleghi attori ai paesani di Montespertoli, dove Ariani (nato a Ferrara ma fiorentino d’adozione) viveva dai primi anni Settanta (attualmente abitava nella frazione di Martignana), e dove era spesso salito sul palco in occasione di varie feste. Una comunità, quella montespertolese, che gli ha testimoniato affetto e riconoscenza.

A cominciare dal sindaco Giulio Mangani, presente in chiesa insieme ad altri rappresentanti della giunta.

Che hanno applaudito, per l’ultima volta, Giorgio Ariani all’uscita dalla chiesa. La salma del cabarettista sarà cremata sabato a Ponte a Ema.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web