MONTESPERTOLI. Applausi, accompagnati da lacrime e sorrisi. Un pubblico speciale, fatto di tanti amici. Parole che vanno dritte al cuore. Le bandiere dell’Empoli e della Fiorentina sulla bara, accanto alle sue foto. Parole d’amore, frasi tutt’altro che banali.
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Stavolta sono gli altri a regalargli uno spettacolo. Sobrio ma pieno di calore. Per un uomo che ha regalato risate, lasciando un grande insegnamento, come racconta dall’altare un amico, che fa parte dei “Figli del deserto”, l’associazione internazionale dei fans di Laurel e Hardy (Stanlio e Ollio): «Chi ha il dono di far ridere gli altri - diceva Giorgio - non muore mai nel cuore di chi l’ha conosciuto». Ma c’è pure la nota stonata. Arriva proprio sul finale, quando il rito religioso si è appena concluso. La figlia Tiziana si avvicina all’altare mentre il parroco, don Roberto Bartolini, se ne va: «Voglio fare una cosa. Avevo chiesto il permesso al parroco, ma mi ha detto di no. Me ne assumo la responsabilità e lo faccio lo stesso». Avvicina il cellulare al microfono e fa ascoltare “La prima cosa bella”, una canzone intrisa di amore e dolcezza firmata da Nicola Di Bari e Mogol, colonna sonora (e pezzo che accompagna una scena toccante) dell’omonimo film di Virzì. Il “popolo di Ariani” sta con Tiziana e “risponde” al parroco intonando la canzone vietata: «Tra gli alberi una stella, la notte si è schiarita, il cuore innamorato sempre più, sempre più. La senti questa voce, chi canta è il mio cuore, amore amore amore è quello che so dire ma tu mi capirai . I prati sono in fiore... La prima cosa bella che ho avuto dalla vita è il tuo sorriso giovane sei tu...».
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Dopo la “ribellione” collettiva, arriva il momento dei ricordi per il babbo della comicità toscana, che ha portato nella chiesa di Sant’Andrea a Montespertoli, molti dei suoi “figli”, capitanati da Leonardo Pieraccioni. Che poco prima avevano ascoltato - e probabilmente anche condiviso - le parole di don Bartolini: «Giorgio - aveva detto nell’omelia - era avvezzo alle platee, agli applausi. Anche se forse ultimamente non aveva altrettante folle intorno. E forse era stato anche un po’ dimenticato», da quel mondo dello spettacolo che lo aveva visto protagonista, di fronte al grande pubblico, come volto di “Pierino la peste” e voce di Ollio (in coppia con Enzo Garinei-Stanlio in una trentina di film).
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C’è malinconia, ma anche tanta gratitudine. Nelle facce degli amici, nei cuori dei familiari. E dei figli Niccolò, Camilla e Tiziana. Che gli scrivono una lettera, affidandola alla voce di quest’ultima: «Abbiamo avuto una vita intensa con te, piena di gioia, bellezza, sofferenza, mescolati bene. Ma ricca di emozioni. E in questi giorni quello che ho sentito forte è l’ondata d’amore che ci ha avvolti tutti. Un amore che ha cancellato il dispiacere e le incomprensioni. Le lacrime si mescolano al sorriso, perché così è la vita, ce l’hai insegnato tu, Giorgio. Più volte in questi giorni ci siamo ritrovati a piangere e poi a ridere forte. Te ci hai dato questo, prima di tutto: la capacità di prendere la vita per quella che è. E fa brutti scherzi. Ma se si ha la capacità e la voglia di ridere, il cuore si riempie di nuovo di gioia». Poi Tiziana lascia il microfono agli amici. E a suo fratello Niccolò: «Forse è stato un po’ dimenticato da alcuni colleghi che non lo chiamavano più. Ma dal popolo no». E giù applausi: «Ora spero che si andato lassù, a far ridere anche i santi».
La nipote Carolina legge una poesia scritta per il nonno: «...Al mio cuore hai dato strazio. Non te ne faccio una colpa, non sei stato te ma il destino che con le sue grinfie ti ha portato via dai tuoi cari. Faccio notare che ho preferito scrivere destino invece di Dio, perché l’avevo pregato di farmelo vedere un’ultima volta».
Mentre l’amico Riccardo Frassi, autore, ricorda con commozione l’ultimo sms di «un artigiano della comicità, un artista di razza che se n’è andato in punta di piedi». E Massimo De Marco (presentatore e organizzatore di spettacoli) compagno di tante “avventure” con Giorgio (che avrebbe compiuto 75 anni il 26 maggio) sui palchi e nei locali di tutta la Toscana, assicura all’amico «schietto e senza fronzoli» che non c’è più che «quel continuo sorriso lo porterò per sempre nel cuore».
Come tutti quelli che lo hanno conosciuto, dai colleghi attori ai paesani di Montespertoli, dove Ariani (nato a Ferrara ma fiorentino d’adozione) viveva dai primi anni Settanta (attualmente abitava nella frazione di Martignana), e dove era spesso salito sul palco in occasione di varie feste. Una comunità, quella montespertolese, che gli ha testimoniato affetto e riconoscenza.
A cominciare dal sindaco Giulio Mangani, presente in chiesa insieme ad altri rappresentanti della giunta. Che hanno applaudito, per l’ultima volta, Giorgio Ariani all’uscita dalla chiesa. La salma del cabarettista sarà cremata sabato a Ponte a Ema.
IL DOLORE DEL MONDO DELLO SPETTACOLO
Sono arrivati in tantissimi a salutare per l’ultima volta il loro “babbo”. Questa volta però niente risate, ma solo un grande freddo in fondo al cuore. Già perché Giorgio Ariani è stato un po’ il papà di un’intera generazione di comici toscani che hanno lavorato al suo fianco e che da lui hanno imparato l’arte del mestiere. Ed ecco che nella piccola chiesa di Sant’Andrea a Montespertoli si sono radunati alla spicciolata i big del cinema, della tv ma anche della musica.
Tutti insieme per rendere omaggio a uno tra i primi artisti che ad esportare la toscanità. Da Leonardo Pieraccioni ad Alessandro Paci e poi Marco Masini, Niki Giustini, Graziano Salvadori, Gianfranco Monti. E molti altri ancora. Come in un grande spettacolo, l’ultimo grande spettacolo di Giorgio Ariani. Qualcuno ha avuto il piacere di lavorare con lui altri lo avevano soltanto incrociato, ma tutti ne conservano un ricordo indimenticabile.
A partire da Leonardo Pieraccioni che spende parole dolci. «Era un uomo di una generosità enorme – racconta il regista toscano – era il nostro “mastro pasticciere”. Di solito i mastri pasticcieri fanno fatica a rivelare gli ingredienti per fare un buon bignè, lui invece ci aveva trasmesso tanto. Andare in giro insieme a lui era una sorta di carnevale, lui andava un po’ a rompere le scatole a tutti e tutti gli volevano bene. Il mondo dello spettacolo lo ha dimenticato? Lo spettacolo è cronaca – ribatte Pieraccioni - quello che conta invece è la vita, quella di tutti i giorni. E lui ha avuto il merito di privilegiare la vita rispetto alla cronaca».
Un pizzico di amarezza invece sulla decisione del sacerdote di abbandonare la chiesa sulle prime note de “La prima cosa bella”: «Ha sbagliato – aggiunge il regista – e questo fa capire perché talvolta i giovani si allontanano dalla Chiesa. Si trattava solo di una canzone dolce e commuovente».
Insieme a lui c’è anche l’amico Marco Masini che racconta il suo rapporto con Ariani, nato illuminato dalle luci del palco. «Giorgio l’ho conosciuto prima di fare il mio mestiere – ricorda il cantautore fiorentino - aveva un grande affetto per me e mio padre già dagli anni Ottanta prima che iniziasse il mio percorso musicale. È stato un affetto sincero che è andato oltre ogni tipo di ogni legame professionale un ricordo dolce e vero. Professionalmente ci incrociavamo nei vari locali quando io suonavo e lui veniva a fare le sue gag. Il prete? Purtroppo in questo paese ci sono ancora atteggiamenti retrogradi. Ma io ho grande fiducia nel futuro».
Qualcuno grazie ad Ariani ha trasformato un divertimento in una professione. Come Massimo Ceccherini e Alessandro Paci. «Della mia carriera devo tanto a Giorgio – racconta Paci – è stato lui il talent scout che ha scoperto me e Massimo. Ci vide a fare uno spettacolo al Poggetto (Firenze) e da quel momento è iniziata la nostra carriera».
Lo spettacolo forse lo aveva un po’ dimenticato ma non la gente, come spiega il conduttore radiofonico Gianfranco Monti. «Abbandonato? Forse alcuni personaggi del mondo spettacolo, non la gente. Era sempre sorridente, buffo, simpatico. Gli voglio bene – aggiunge - e ne parlo al presente perché persone come Giorgio restano vive in tutti noi».
Ma anche le istituzioni lo hanno voluto celebrare in questo caso nella figura di Eugenio Giani, presidente del consiglio regionale. «In lui c’era toscanità, era uno di noi. La sua tenerezza e la sua dolcezza dopo che magari faceva la battuta impenitente, quante volte l’ho potuta commentare con lui. Il mio ricordo è quello di un uomo che ha saputo esprimere con il cuore quella che è l’anima, l’identità, l’espressione di allegria e di ironia che può venire dalla nostra terra».
Con una risata era riuscito a far superare ai tifosi le rivalità. Lui sostenitore della Fiorentina era anche un grande amico dell’Empoli e i primi ad arrivare a Montespertoli sono stati proprio i rappresentanti del tifo azzurro.
Il presidente dell’Unione Club Azzurri di oggi Athos Bagnoli e l’ex presidente Paolo Laschetti. Con Giorgio avevano passato momenti indimenticabili in tv a metà degli anni Ottanta vincendo il campionato dei tifosi. «Era una persona speciale – ricordano – quanto ci ha fatto ridere».