EMPOLI. Sala d’attesa di giorno, rifugio per disperati la notte. C’è chi ha steso la coperta o un cartone per terra, chi ha sistemato il sacco a pelo sulle sedie. E chi si è direttamente sdraiato sul pavimento. Sono almeno sette i senzatetto nel “rifugio degli ultimi”, immortalato da Samuela Marconcini, consigliere comunale di Fabrica Comune a Empoli. È l’1.20 di notte. Scende dal treno, passa davanti alla porta della sala d’attesa. E viene proiettata in un altro mondo. Fatto di disperazione e solitudine. Di abbandono. Di storie di vita diverse che si intrecciano. Uno schiaffo per la città, incapace di garantire la dignità a queste persone. Samuela, di fronte a una scena del genere, scatta una foto e la pubblica su Facebook. Di fronte a tanta disperazione, utilizza l’arma dell’ironia: «Ma quale emergenza abitativa, a Empoli? I soliti gufi che mettono i bastoni tra le ruote, al governo del fare. C'è posto per tutti, alla stazione di Empoli».
Ma al di là della polemica politica, quella foto testimonia un’emergenza sociale. Che deve essere affrontata, magari non con soluzioni-tampone, ma con una strategia organica.
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Quelle persone che trascorrono abitualmente la notte in sala d’attesa alla stazione, non sono finite lì dopo aver perso un tetto. Finora dormivano su un treno. Proprio così, avevano trasformato in dormitorio un convoglio che veniva abitualmente “parcheggiato” - per motivi organizzativi - sui binari, tutte le notti.
Una mattina il treno era partito in ritardo, perché gli addetti avevano trovato una pessima situazione dal punto di vista igienico-sanitaria ed era stata necessaria la bonifica. In questo quadro - anche per motivi di sicurezza - si è deciso di non far sostare più il treno alla stazione di Empoli. Un provvedimento giusto ma che, senza altre iniziative a supporto, ha finito semplicemente per spostare (nella sala d’aspetto) il problema. D’altra parte la stazione di notte è terra di nessuno. La sorveglianza degli agenti della polizia ferroviaria è garantita fino alle 19. Ma - alla luce di una situazione decisamente complicata - non si tirano indietro, ed effettuano servizi straordinari almeno un paio di volte alla settimana. Ma gli altri giorni, considerando che personale di Ferrovie non ce n’è, la stazione durante la notte diventa “terra di nessuno”.
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Ora qualcosa sembra muoversi. Da Rete ferroviaria italiana fanno sapere che «è in fase di valutazione l’ipotesi di chiudere la sala d’attesa durante la notte», per ovvie ragione di igiene (per gli utenti che teoricamente durante il giorno dovrebbero trascorrere del tempo all’interno di una stanza sporca e impregnata di cattivi odori) e di sicurezza, visto che senza il minimo controllo - considerati il contesto e la disperazione - potrebbe accadere di tutto.
Nei prossimi giorni saranno decisi modi e tempi del provvedimento. Questo è sicuramente un primo passo, ma non rappresenta una soluzione del problema. Perché il rischio è che accada come è già successo con il treno fatto sparire: questi disperati si sono trasferiti nella sala d’attesa. Chiusa quella, senza provvedimenti, porteranno sacchi a pelo e cartoni da un’altra parte.
Il Comune non sa quanti clochard ci sono in città
Fabrica Comune per la sinistra aveva recentemente presentato un’interrogazione relativa alle problematiche abitative nel comune di Empoli. E l’assessore Arianna Poggi aveva spiegato che «non ci sono dati sul fenomeno dei senzatetto in città». Di fatto dunque, non si conosce la portata dell’emergenza. Si sa che oltre alla stazione ferroviaria (nella foto rifiuti abbandonati a pochi passi dai binari), anche le vecchie mega-fabbriche abbandonate sono state trasformate in rifugio dai disperati. Ma nessuno sa dire quanti sono. Sicuramente si parla di svariate decine. L’amministrazione comunale - rispondendo all’interrogazione del gruppo consiliare di minoranza - ha ribadito l’esistenza sul territorio «della casa albergo gestita dalla Misericordia di Empoli, che la notte può accogliere fino a 24 persone. È aperta dalle 20 alle 8 e possono accedervi direttamente tutti coloro che hanno bisogno di ospitalità notturna». Forse non tutti conoscono la struttura e non è da escludere che almeno alcuni di questi clochard non vogliano aiuti. Ma sicuramente per affrontare il problema si dovrebbe conoscerne prima di tutto la portata.