Il Tirreno

Empoli

BancaChianti aiuterà Gulotta

In carcere da innocente: avrà sostegno anche da Caritas e Vecchie glorie Viola

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CERTALDO. ChiantiBanca (con il vice presidente vicario Stefano Mecocci); le Glorie Viola (con il suo punto di riferimento Moreno Roggi); la Caritas della Diocesi di Firenze (con il suo presidente Alessandro Martini):tre realtà che si sono unite per aiutare e sostenere Giuseppe Gulotta, il certaldese con una incredibile storia alle spalle.

In carcere per o ltre 24 anni, da innocente, accusato di duplice omicidio , la sua storia va avanti da 40 anni (dal 1976): scagionato per non aver commesso il fatto è ancora in attesa di un risarcimento da parte dello Stato italiano. «Nei giorni scorsi – racconta Moreno Roggi, vecchia gloria della Fiorentina – ho letto la storia di Giuseppe. L'ho voluto conoscere, avvertendo anche ChiantiBanca e Caritas che mi sarebbe piaciuto fare, insieme, qualcosa per lui. Ci siamo incontrati per essere subito operativi. È incredibile che lo Stato italiano non riesca nel cercare almeno di riparare a un'enorme ingiustizia commessa nei suoi confronti. Il nostro impegno è quindi quello a dare un piccolo aiuto pratico ma anche a non far scendere l'attenzione sulla sua storia».

Una storia iniziata nel 1976 e che lo stesso Giuseppe (affiancato dal suo avvocato, Pardo Cellini) ripercorre: «In quell'anno vengono uccisi due carabinieri nella caserma di Alcamo Marina, in Sicilia. Una persona fa, fra gli altri, anche il mio nome. Vengo costretto, sotto tortura, a firmare una confessione: avevo 18 anni e 6 mesi. Appena posso parlare con un magistrato dico subito che quello che avevo scritto mi era stato estorto, ma nessuno mi crede».

Giuseppe rimane in carcere per 2 anni e 3 mesi. Poi inizia la serie di ricorsi e gradi di giudizio: nel frattempo, scarcerato, si trasferisce a Certaldo: «Qui conosco quella che diventerà mia moglie. Mi metto anche a lavorare in proprio, come pavimentatore e piastrellista».

Nel 1990 la mazzata della Cassazione: ergastolo. Giuseppe va in carcere, a San Gimignano. Ci resterà fino al 2012. Intanto sul web una persona dice di sapere come si sono svolti davvero i fatti: è la chiave di volta. «Difficile ripercorrere tutti i passaggi – dice Giuseppe – ma il finale è quello che conta. Nel febbraio del 2012 vengo assolto per non aver commesso il fatto».

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