Sicurezza
Irregolari due aziende su tre allarme sulla sicurezza
Ecco i risultati dei controlli eseguiti dalla task force coordinata dalla Regione E il 20% delle aziende trovate fuorilegge non si mette in regola dopo le sanzioni
EMPOLI. I controlli nelle aziende dell’Empolese Valdelsa nell’anno appena trascorso hanno portato in cassa più del doppio rispetto all’anno precedente. Nel 2014 gli incassi da sanzione erano stati 240mila euro, mentre nel 2015 l’introito ha superato i 480mila euro. Il boom dello scorso anno non è paragonabile nemmeno con quanto raggiunto nel 2012 (290mila euro) o nel 2013 (277mila euro). Un andamento, questo, che potrebbe trovare conferma anche per il 2016. Tanto che solo a gennaio scorso sono stati effettuati 91 controlli da parte del personale del dipartimento territoriale del lavoro, dalla polizia municipale, dai carabinieri e dalla guardia di finanza. Il tasso di irregolarità è altissimo: nel circondario siamo al 67,7%. Due imprese su tre, insomma, presentano delle difformità nel momento in cui subiscono delle verifiche. Tra i quattro territori Asl interessati dall’intensificazione dei controlli, che rientra nel Progetto lavoro sicuro della Regione Toscana, quello dell’Asl 11 è il secondo per infrazioni registrate dopo quello dell’Asl 4 di Prato.
In numeri assoluti nell’Empolese Valdelsa finora sono state 333 le attività non in regola, mentre appena 159 quelle su cui gli ispettori non hanno avuto niente da eccepire. Durante i sopralluoghi sono state trovate 275 aziende che avevano cessato la propria attività. Tra l’altro l’area è anche la peggiore per ottemperanza alle prescrizioni. Qui il 23% delle aziende che sono state trovate fuorilegge non si mette in regola dopo il controllo. Mentre nei territori delle altre aziende sanitarie dell’area vasta (Prato, Pistoia e Firenze) le prescrizioni sono seguite con maggiore attenzione. Dal settembre del 2014 alla fine di gennaio scorso sul territorio sono stati effettuati 767 controlli in altrettante imprese. Mentre di qui alla fine del 2016 ne sono previsti al 486. Un’attività intensa, insomma, che finora ha portato alla luce centinaia di situazioni anomale. Le imprese che hanno subito verifiche sono per lo più realtà medio piccole, in fondo il campione più largo almeno per quanto riguarda il circondario.
Nella maggior parte dei casi – quasi la metà delle aziende controllate – si tratta di confezioni e di ditte dell’indotto abbigliamento. Ma non sono mancati i sopralluoghi in pelletterie (uno su cinque di quelli effettuati) e negli esercizi commerciali (il 10%). L’attività di ispezione, inoltre, si è concentrata seppure in misura minore anche su alcune aziende del settore alimentare. Le principali irregolarità che sono state riscontrate riguardano i macchinari, che non rispondono alle disposizioni di legge e quindi possono rappresentare un pericolo per i lavoratori. Stessa cosa vale per gli impianti elettrici, altra fonte di rischio enorme e causa spesso di incidenti anche mortali sul lavoro. Molto comune anche l’infrazione delle norme igieniche, specie nel settore alimentare ma non solo. Il problema dei dormitori all’interno dei capannoni industriali, specie nel comparto dell’abbigliamento, è un’altra importante fonte di irregolarità: nel circondario ne sono stati trovati oltre cinquanta. Gli ispettori, che nel caso di aziende straniere vengono affiancati anche da mediatori linguistici e culturali, hanno disposto finora una quindicina di sequestri e chiusure. Si tratta delle misure più dure, a cui fanno seguito multe salate per le infrazioni più gravi. Mentre in circa 250 casi non si è arrivati al blocco dell’attività, ma sono state avanzate delle prescrizioni ai proprietari. Poco meno di 200, invece, le infrazioni di reato.
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