La manifestazione
Per crisi e ritardi resta al palo il laboratorio nell’ex ospedale
L’investimento sulle nanotecnologie da 3 milioni non ha portato i frutti sperati. Dopo due anni e mezzo ha svolto progetti di ricerca solamente per 240 mila euro
EMPOLI. Sono passati quasi due anni e mezzo dalla sua inaugurazione. Ma il laboratorio per le nanotecnologie di Empoli non ha ancora spiccato il volo. Colpa del ritardo nella programmazione della Regione e della crisi che ha ridimensionato la capacità di investimento in ricerca da parte delle aziende. Nei primi suoi due anni di vita il polo, inaugurato nel settembre 2013 dall’allora ministro dell’istruzione Maria Chiara Carrozza e costato poco più di 3 milioni di euro, ha svolto progetti di ricerca per 240mila euro. Il 2016, tuttavia, potrebbe essere l’anno della svolta con cinque progetti già aggiudicati nel mese di gennaio per un importo di 150mila euro e altri che potrebbero portare altri 300mila euro di finanziamenti.
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Il laboratorio per le nanotecnologie che ha sede nell’ex ospedale di via Paladini è gestito dal consorzio Grint , di cui fanno parte enti pubblici e imprese. In particolare, l’Agenzia per lo sviluppo Empolese Valdelsa, Colorobbia Consulting e Ingegnerie Toscane. «Il laboratorio rappresenta un’eccellenza non solo a livello toscano, ma anche nazionale – spiega Tiziano Cini, direttore dell’Asev e presidente del consiglio di amministrazione di Grint – tuttavia in questi primi due anni abbiamo scontato il ritardo nella programmazione regionale dei fondi nel passaggio da una fase all’altra, tra il periodo 2007-2013 e 2014-2020. Inoltre, la crisi economica ha rallentato gli investimenti da parte delle aziende. Non solo di quelle che fanno parte del consorzio, ma dell’intero sistema privato che ha interesse ad investire in ricerca. Ovviamente, non era pensabile di riuscire a pareggiare l’investimento per la costruzione del laboratorio. Un centro di ricerca come questo non dispone di finanziamenti pubblici diretti, ma si basa sulla capacità di attivare progetti di ricerca finanziati dai vari enti». Va da sé che se non c’è una spinta forte da parte delle istituzioni è difficile che il progetto, per quanto ambizioso, riesca a decollare in pochi anni. E il progetto è ambizioso. Il laboratorio, 445 metri quadrati isolati a livello termico e ricavati in un ala dell’ex ospedale vecchio, dispone di una strumentazione all’avanguardia. Il fiore all’occhiello è il microscopio a ioli di elio, un gioiellino costato 1,5 milioni di euro e in grado di osservare campioni ad altissimo ingrandimento anche in campo biologico.
Di esemplari del genere ne esiste un altro solo in Italia (a Brindisi) e altri 22 in tutto il mondo. Il personale è costituito da due ricercatrici. Le potenzialità del laboratorio sono enormi e i campi interessati sono i più vasti: da quello biomedico a quello farmaceutico, dal vetro e la ceramica alle materie plastiche e polimeriche, dalla depurazione e catalisi all’energia, fino al tessile e all’edilizia. I progetti finora ci sono stati, ma non hanno soddisfatto a pieno le aspettative. «Nel 2014 siamo riusciti a realizzare attività per circa 140mila euro – prosegue Cini – partecipando a progetti di ricerca presentati e vinti. Nel 2015 il fatturato è in fase di elaborazione e la previsione è di 100mila euro. Crediamo che quest’anno possa essere quello della svolta. In questo primo mese abbiamo già ricevuto l’approvazione da parte della Regione e dell’Unione Europea di cinque progetti per circa 150mila euro. Tra quelli già approvati, uno riguarda la conservazione e il restauro di alcune delle più importanti cattedrali europee. Un altro la depurazione delle acque lacustri. Quindi, la nanomedicina per il trattamento precoce di malattie tumorali».
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