Attenzione
Prigionieri dell’acqua
Dogana allagata, i residenti: «Colpa della cassa d’espansione e del cantiere per la 429»
CASTELFIORENTINO. Un mare di fango e melma ha invaso le strade e le case. I giardini e gli orti si sono trasformati in gigantesche piscine, sommersi da una vera e propria marea marrone. Ogni volta che piove a Madonna della Tosse, piccolo agglomerato di case nella frazione di Dogana, gli abitanti guardano il cielo e sperano che le gocce smettano di cadere il prima possibile. Già, perché altrimenti qui, a due passi dalla cassa di espansione del fiume Elsa basta un attimo per rimanere prigionieri dell’acqua. Colpa delle precipitazioni abbondanti, in minima parte, ma colpa soprattutto di una campagna che è stata stravolta negli ultimi anni da cantieri e da opere che avrebbero dovuto prevenire gli allagamenti. E che invece, come raccontano i cittadini, li intensificano. Qui si vive sempre in allerta, a guardare le previsioni del tempo nella speranza che ci sia il sole e quando inizia a piovere si getta subito uno sguardo alla finestra pronti a correre per salvare la propria roba o i propri animali.
Qui si vive sempre con gli stivali ai piedi. Le piogge cadute negli ultimi giorni hanno nuovamente riproposto il problema per il piccolo borgo che si snoda lungo la via Sanminiatese e gli abitanti non ne possono davvero più. Anche ieri la stessa storia: è bastato qualche giorno di pioggia e una nottata di forti perturbazioni per trasformare la strada provinciale 108 in un piccolo fiume. La carreggiata completamente allagata ha costretto il Comune a chiudere il tratto per diverse ore in attesa che l’acqua defluisse. In mezzo alla strada è stato ritrovato anche un cinghiale che colpito da un auto è morto poi affogato in un fosso a bordo strada. Anche lui sommerso dalla melma. Ma la viabilità è forse il male minore per la zona. Perché l’acqua almeno tre o quattro volte all’anno in inverno invade i giardini, gli orti i garage e quando va peggio anche i piani bassi delle abitazioni. Come è accaduto ieri quando le case nel giro di poche ore sono state circondate da una vera e propria palude. Le vigne e gli orti ricoperti da litri e litri di fango, garage e capanni per gli attrezzi invasi dalla melma. La rete di una piccola porta da calcio trasformata in una rete da pesca, con i palloni che galleggiano intrappolati al suo interno. «Sono anni che viviamo in questa situazione – racconta Dino Borghini, uno dei residenti ma nessuno fa niente. Abbiamo chiesto nel tempo aiuto al Comune, alla Provincia, a chiunque ma nessuno riesce a trovare la soluzione al nostro problema. Le nostre case si allagano almeno quattro o cinque volte all’anno e la colpa è di questa maledetta cassa di espansione». Già, per i cittadini infatti la colpa è tutta delle nuove opere che hanno interessato la zona negli ultimi dieci anni. La prima è la cassa di espansione del fiume Elsa, il cui argine confina proprio con le case. L’altro è il cantiere della 429 bis che passa proprio in questa zona. La cassa di espansione per i residenti è troppo vicina alle abitazioni, ma soprattutto non funziona a dovere. Ed ecco che appena arrivano due gocce d’acqua tutto si trasforma in un lago. «Quando fu presentato il progetto della cassa d’espansione – racconta ancora Borghini – chiedemmo che l’argine venisse allontanato di 50 metri rispetto a dove previsto, sapevamo che altrimenti ci sarebbero stati dei problemi. E così è stato. Quando piove viviamo con l’angoscia perenne di finire sott’acqua così non si può andare avanti. Qui non era mai successo niente prima che venisse costruito questo argine». In mezzo anche il cantiere della 429 bis che ha contribuito a peggiorare le cose.
Con il sottodimensionamento del rio Broccolino le acque che arrivano dalla collina non trovano sfogo e i rii vanno in crisi. Nel giro di poche ore la zona si allaga e viene piano piano inglobata da acqua e non solo, visto che all’interno della cassa di espansione che tracima confluiscono gli scarichi delle abitazioni.
Anche ieri i residenti hanno chiamato il Comune di Castelfiorentino che è intervenuto con una ruspa per muovere il terreno e far defluire l’acqua. Ma sono piccoli interventi riparatori che non bastano. «Viviamo con gli stivali ai piedi - spiega Fiorenzo Fondelli, un altro dei residenti – ho dovuto portare via da qui molti degli animali che avevo, polli e conigli perché erano sempre a rischio, ogni volta a fare le corse per salvarli. E questo è quando le cose vanno bene, perché l’acqua più di una volta ci è entrata anche in casa. Lo scorso anno dal water ha iniziato a zampillare l’acqua come se si fosse trasformato in una fontana, ditemi se questa è vita». Serve dunque un intervento immediato. «Sono anni – conclude Borghini – che chiediamo la realizzazione di un fosso lungo il tratto della cassa di espansione, un canale che aiuti a defluire l’acqua e a portarla nell’Elsa. C’è anche il progetto, ma ogni volta ci viene detto che bisogna aspettare. Ogni volta si rimanda a domani, ma noi nel frattempo finiamo sottacqua». In attesa che qualcuno intervenga a Dogana si continua a tenere gli stivali a portata di mano e guardare il cielo, nella speranza che non piova.
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